Per anni Nanni Moretti aveva scherzato sull’idea di voler fare sempre lo stesso film, possibilmente ogni volta più bello. A Venezia, 37 anni dopo Palombella Rossa, ha deciso di correggere se stesso. Non vuole più ripetersi. E per farlo ha scelto forse il territorio meno scontato per il regista che ha trasformato nevrosi, politica, famiglie e ossessioni personali in un linguaggio cinematografico: una grande storia d’amore.
Moretti è tornato oggi, 5 settembre, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con Succederà questa notte, liberamente ispirato ai racconti di Eshkol Nevo raccolti in Legami.
Un ritorno che ha qualcosa di simbolico. L’ultima presenza veneziana risaliva infatti al 1989, quando Palombella Rossa passò al Lido fuori dal concorso principale. Da allora il rapporto privilegiato del regista con i grandi festival aveva avuto soprattutto un altro indirizzo: Cannes.
Adesso Venezia lo riaccoglie e Moretti arriva con una dichiarazione che sembra quasi un piccolo manifesto.
«Con il passare del tempo mi sono detto che non voglio fare sempre lo stesso film», ha spiegato ricordando una sua vecchia battuta. Stavolta voleva «una storia d’amore potente».
Un Moretti senza bisogno di essere “morettiano”
È probabilmente questa la parte più interessante.
Perché esiste un aggettivo che pochissimi registi italiani hanno avuto il privilegio — e forse la condanna — di generare: morettiano.
Morettiani possono essere un dialogo, una nevrosi, un silenzio, una partita di pallanuoto, una passeggiata in motorino, perfino un modo di indignarsi. Il cinema di Moretti è diventato negli anni talmente riconoscibile da trasformarsi in un piccolo vocabolario culturale italiano.
Ma cosa succede quando l’autore stesso comincia a sentire il peso di quel vocabolario?
A 73 anni Moretti sembra interessato meno a confermare ciò che sappiamo di lui e più a vedere cosa succede uscendo dalla propria zona di sicurezza.
Succederà questa notte racconta infatti sentimenti, incontri, abbandoni e occasioni mancate, costruendo una storia nella quale un uomo e una donna continuano a incontrarsi nel momento sbagliato.
Al centro c’è soprattutto un’idea semplicissima e universale: la possibilità che la vita conceda un’altra occasione.
Jasmine Trinca, 25 anni dopo
Nel cast ci sono Louis Garrel e Jasmine Trinca, insieme a Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Melina Åkerman, Elena Lietti, Andrea Lattanzi e Antonio De Matteo.
E anche qui il tempo ritorna.
Trinca aveva appena 19 anni quando Moretti la scelse per La stanza del figlio. Era il 2001 e quel film avrebbe conquistato la Palma d’Oro a Cannes.
Venticinque anni dopo i due si ritrovano.
Moretti ha ricordato a Venezia di aver capito immediatamente, già allora, che Trinca fosse un’attrice speciale. Oggi quella ragazza al suo esordio è diventata una delle interpreti più riconoscibili del cinema italiano.
Anche questo incontro finisce quindi per dialogare involontariamente con il tema del film: il tempo passa, le persone cambiano, ma alcuni legami ritornano.
«Non inseguo i gusti del pubblico»
C’è però un’altra dichiarazione di Moretti che aiuta a capire questa fase.
Il regista ha spiegato di non voler inseguire i gusti del pubblico.
Potrebbe sembrare una frase prevedibile pronunciata da uno degli autori italiani più identificabili, ma contiene un paradosso interessante: cambiare non significa necessariamente cercare di piacere a qualcuno di nuovo.
Significa poter sorprendere prima di tutto se stessi.
Ed è forse questo il lusso più grande che possa concedersi un regista dopo mezzo secolo di cinema.
Non dover dimostrare di essere ancora Nanni Moretti.
Il ritorno dopo 37 anni
Il ritorno veneziano chiude anche un cerchio rimasto aperto dal 1989.
Quell’anno Palombella Rossa non entrò nel concorso principale della Mostra. Una scelta diventata parte della mitologia del rapporto tra Moretti e Venezia. Oggi persino il direttore Alberto Barbera ha ricordato quell’episodio parlando dell’«errore» commesso 37 anni fa.
Ma Succederà questa notte non sembra costruito per regolare vecchi conti.
Anzi.
È un film che guarda alle seconde possibilità, proprio mentre il suo regista torna in un luogo dal quale era rimasto lontano per quasi quattro decenni.
Difficile non vedere la coincidenza.
Forse cambiare significa proprio questo
Moretti non ha rinnegato il proprio cinema. Sarebbe impossibile e probabilmente inutile.
Ha semplicemente smesso di considerare la ripetizione una virtù.
Ed è curioso che per farlo abbia scelto l’amore, probabilmente il tema più antico e abusato della storia del cinema.
Perché la vera novità, a volte, non consiste nel trovare qualcosa che nessuno abbia mai raccontato.
Consiste nel trovare qualcosa che noi non avevamo mai raccontato in quel modo.
Dopo quasi cinquant’anni passati a costruire uno dei mondi cinematografici più riconoscibili d’Italia, Nanni Moretti sembra voler provare proprio questo.
Smettere, almeno per un film, di comportarsi come ci aspettiamo che si comporti Nanni Moretti.




