La vita di San Carlo Acutis arriva questa sera in prima serata su Canale 5. Domenica 27 settembre, alle 21.20, la rete Mediaset trasmette in prima visione Il mio nome è Carlo, il film tv diretto da Giacomo Campiotti che ripercorre la storia umana e spirituale del ragazzo milanese diventato uno dei simboli più forti della fede nell’era digitale.
A vent’anni dalla sua scomparsa e a poco più di un anno dalla canonizzazione, avvenuta il 7 settembre 2025, Carlo Acutis torna così al centro del racconto televisivo nazionale. Non soltanto attraverso la figura del santo, ma soprattutto attraverso quella di un adolescente capace di vivere la fede dentro la quotidianità, tra scuola, amicizie, tecnologia e una particolare attenzione verso chi aveva bisogno di aiuto.
“Il mio nome è Carlo”, il film su Canale 5
Nel film Samuele Carrino interpreta Carlo Acutis a quindici anni, mentre Lucia Mascino e Flavio Parenti vestono i panni dei genitori, Antonia Salzano e Andrea Acutis. La narrazione attraversa diversi momenti fondamentali della sua crescita, dall’infanzia fino all’adolescenza.
Il racconto prova a restituire l’immagine di un ragazzo profondamente inserito nel proprio tempo, lontano dall’idea di una santità distante dalla vita reale. Computer, internet e nuove tecnologie diventano parte integrante della sua esperienza, strumenti che Carlo impara presto a utilizzare anche per comunicare la fede e raggiungere persone geograficamente lontane.
Proprio questo rapporto tra spiritualità e modernità è uno degli elementi che più hanno reso la sua figura riconoscibile tra le nuove generazioni. Carlo comprende con largo anticipo le possibilità offerte dalla rete e trasforma il digitale in uno spazio di incontro e divulgazione.
La madre di Carlo Acutis nel Salotto di Domanipress
Dietro l’immagine pubblica di San Carlo Acutis rimane però la storia intima di un figlio. A raccontarla con particolare intensità è stata sua madre, Antonia Salzano, protagonista di una lunga ed emozionante video intervista esclusiva nel Salotto di Domanipress.
Un incontro nel quale la madre ha ricostruito alcuni degli aspetti più profondi della personalità di Carlo: la disponibilità verso gli altri, l’attenzione per le persone più fragili, il rapporto con internet e quella capacità di trasformare la propria fede in qualcosa di concreto.
Guarda l’intervista integrale:
Antonia Salzano, la mamma di San Carlo Acutis: «Vi racconto di mio figlio, del suo amore incondizionato e della santità che parla ai giovani»
«Carlo non distingueva tra l’amore per Dio e l’amore per il prossimo»
Carlo ha saputo portare la fede dentro la società. Quanto era importante per lui il servizio agli altri?
«Era centrale. La fede per lui non era un’esperienza astratta o confinata alla preghiera personale. Si traduceva in impegno concreto. Carlo non distingueva tra l’amore per Dio e l’amore per il prossimo: erano la stessa cosa. E questo si vedeva nel suo desiderio di esserci per gli ultimi, per chi era in difficoltà.»
Parole che restituiscono un’immagine molto precisa del ragazzo: la spiritualità non come dimensione separata dalla vita, ma come comportamento quotidiano. La disponibilità verso gli altri diventa così una delle chiavi attraverso cui comprendere la sua storia.
Carlo Acutis e internet: «Con un click sono in Alaska, a New York, in Australia»
Altrettanto significativo è il rapporto con la tecnologia. Ben prima che social network e comunicazione digitale diventassero centrali nella vita quotidiana, Carlo aveva intuito quanto internet potesse ridurre le distanze e trasformarsi in un mezzo capace di mettere in comunicazione il mondo.
Uno degli aspetti più sorprendenti è il suo rapporto con la tecnologia. In che modo Carlo è diventato un “pioniere del digitale”?
«Carlo ha capito che internet aveva un potenziale enorme. Diceva: “Con un click sono in Alaska, a New York, in Australia”. Il mondo diventava piccolissimo. Ha usato la rete per evangelizzare, realizzando siti e soprattutto la mostra sui miracoli eucaristici, che ha fatto il giro del mondo. Negli Stati Uniti ci sono 18.000 parrocchie: la sua mostra è arrivata in oltre 10.000 di esse, ma anche in Cina, Giappone, Africa, Australia, Europa. Ha raggiunto persone lontanissime. È per questo che il PC è diventato il simbolo della sua santità.»
Un’intuizione che oggi appare ancora più significativa. Per Carlo il computer non rappresentava una fuga dalla realtà, ma uno strumento da mettere al servizio di qualcosa. La tecnologia, nella sua visione, non sostituiva le relazioni umane ma poteva amplificarne la portata.
VIDEO – L’intervista ad Antonia Salzano
L’intervista integrale alla madre di San Carlo Acutis è disponibile anche su YouTube.
Guarda qui la video intervista completa
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Una storia che torna a parlare ai giovani
La scelta di Canale 5 di dedicare la prima serata a Il mio nome è Carlo riporta davanti al grande pubblico una figura che continua a suscitare interesse ben oltre l’ambito strettamente religioso. Carlo Acutis è stato un adolescente degli anni Duemila, cresciuto con un computer davanti, appassionato di tecnologia e immerso negli stessi linguaggi della propria generazione.
È proprio questo incontro tra modernità e spiritualità a rendere ancora oggi la sua vicenda così riconoscibile. Il film di Giacomo Campiotti prova a raccontarlo partendo dalla persona prima ancora che dal santo: la famiglia, gli amici, le passioni, il rapporto con gli altri e quella fede che, secondo il racconto della madre, non rimaneva mai soltanto teorica.
Questa sera il pubblico televisivo potrà conoscere quella storia attraverso la fiction. Nel Salotto di Domanipress, invece, rimane la voce diretta di Antonia Salzano: quella di una madre che, prima delle immagini, delle celebrazioni e della canonizzazione, continua a raccontare semplicemente chi era suo figlio Carlo.




