Perché dimentichiamo i sogni appena svegli? Il mistero che riguarda tutti ogni mattina

Ci sono esperienze che sembrano reali quanto la vita stessa. Accadono di notte, mentre dormiamo, e per qualche istante al risveglio restano lì, nitide, quasi tangibili. Poi succede qualcosa. Una manciata di minuti, una distrazione, il suono di una notifica o semplicemente l’inizio della giornata, e quel sogno che sembrava inciso nella memoria inizia a sgretolarsi. Non è una questione di attenzione o di scarsa memoria: il cervello è programmato per lasciare andare gran parte di ciò che sogniamo. E così quello che pochi secondi prima appariva come una storia completa si trasforma in una sensazione vaga, in un volto senza nome o in un dettaglio impossibile da collocare.

Il cervello cambia ritmo quando apriamo gli occhi

Durante il sonno la mente non si spegne affatto. Al contrario, costruisce scenari, intreccia ricordi, crea immagini e situazioni che possono sembrare assurde oppure incredibilmente realistiche. Ogni notte viviamo una quantità sorprendente di esperienze oniriche, spesso senza rendercene conto. Il problema nasce nel momento in cui passiamo dalla dimensione del sonno a quella della veglia. In quell’istante il cervello modifica rapidamente il proprio modo di funzionare e smette di considerare prioritarie le informazioni contenute nei sogni. Gli studi mostrano che già dopo pochi minuti dal risveglio una parte consistente del contenuto onirico viene persa, mentre nel giro di una decina di minuti può svanire quasi tutto. È per questo che tante volte ci ritroviamo a ripetere la stessa frase: «Me lo ricordo perfettamente». E subito dopo a non ricordare più nulla.

Passiamo ore a sognare, ma quasi nessuno se ne accorge

La parte più sorprendente di questa storia è che sogniamo molto più di quanto immaginiamo. Nel corso di una notte possiamo vivere da quattro a sette sogni diversi e trascorrere complessivamente fino a due ore immersi in mondi costruiti dalla nostra mente. Due ore di immagini, emozioni, incontri e avventure che spesso scompaiono prima ancora di diventare un ricordo stabile. Forse è proprio questa natura sfuggente a rendere i sogni così affascinanti. Non sono rari, né eccezionali. Sono semplicemente fragili. Esistono in uno spazio sospeso tra la notte e il giorno e, quando la realtà torna a occupare la scena, si ritirano in silenzio. Per questo il sogno non finisce davvero quando apriamo gli occhi: spesso è già in fuga, e noi ci accorgiamo della sua assenza soltanto quando è troppo tardi.

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