Andare a dormire con un problema in testa e svegliarsi con la soluzione potrebbe non essere soltanto un modo di dire. Un recente studio ha indagato cosa accade quando un enigma irrisolto riesce a entrare nei nostri sogni durante la fase REM, quella in cui l’attività onirica è generalmente più intensa. I primi risultati suggeriscono un possibile legame tra il contenuto dei sogni e la capacità di trovare nuove soluzioni al risveglio.
L’idea di “dormirci sopra” accompagna da sempre il racconto della creatività. Scrittori, musicisti e scienziati hanno spesso attribuito a sogni e intuizioni notturne alcune delle loro idee migliori. Ma è possibile osservare questo fenomeno sperimentalmente?
Un gruppo di ricercatori ha provato a farlo coinvolgendo 20 partecipanti, molti dei quali abituati ai sogni lucidi. Prima di addormentarsi, ciascuno doveva cimentarsi con alcuni enigmi costruiti per richiedere intuizione e soprattutto un cambio di prospettiva. L’esperimento proseguiva finché ogni persona non rimaneva con quattro problemi ancora irrisolti.
A ciascun enigma veniva inoltre associata una breve sequenza sonora. Ed è proprio qui che iniziava la parte più interessante dell’esperimento.
I problemi “entrano” nei sogni
Durante la fase REM, i ricercatori riproducevano i segnali sonori precedentemente associati a due dei quattro enigmi. L’obiettivo era riattivarne il ricordo durante il sonno e, possibilmente, favorire la comparsa del problema all’interno del sogno.
Gli altri due enigmi rimanevano invece senza stimolazione, funzionando da termine di confronto.
Dopo i periodi di sonno REM, i partecipanti venivano svegliati e invitati a raccontare ciò che avevano appena sognato: dovevano indicare se avessero percepito il suono, se nel sogno fosse comparso uno degli enigmi e persino se avessero immaginato una possibile soluzione.
La mattina seguente arrivava la prova decisiva: tentare nuovamente di risolvere gli stessi problemi.
Il dato che incuriosisce: 42% contro 17%
Nel corso dell’esperimento sono stati raccolti 71 racconti di sogni. Quindici partecipanti su venti hanno riferito di aver sognato almeno uno degli enigmi rimasti irrisolti.
I problemi richiamati attraverso i segnali sonori, inoltre, tendevano a comparire nei sogni più frequentemente degli altri.
Ma il risultato più suggestivo riguarda ciò che accadeva dopo il risveglio: gli enigmi comparsi nei sogni sono stati successivamente risolti nel 42% dei casi, mentre per quelli che non erano entrati nell’attività onirica la percentuale si fermava al 17%.
Una differenza notevole, che non permette però di concludere che sia sufficiente far ascoltare determinati suoni a una persona addormentata per renderla improvvisamente più brillante.
Non è ancora una “tecnica per diventare più creativi”
Lo studio richiede infatti cautela. Il campione è molto piccolo e, considerando complessivamente i partecipanti, la semplice presentazione dei segnali durante il sonno non avrebbe prodotto da sola un aumento affidabile della capacità di risolvere gli enigmi.
Il punto interessante sembra essere un altro: quando il problema riesce effettivamente a diventare parte del sogno, le probabilità di trovare successivamente una soluzione sembrano aumentare.
Non sappiamo ancora esattamente perché. Durante il sonno il cervello rielabora ricordi, informazioni ed esperienze, creando associazioni che possono essere molto diverse da quelle prodotte dal pensiero cosciente. Un problema affrontato per ore seguendo sempre la stessa strada potrebbe quindi essere riorganizzato secondo connessioni meno ovvie.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della ricerca: il sogno potrebbe non essere soltanto il racconto confuso che ricordiamo al mattino, ma uno spazio nel quale il cervello continua, a modo suo, a lavorare sulle questioni lasciate aperte durante la giornata.
La prossima volta che una soluzione sembra impossibile, dunque, “dormirci sopra” resta un consiglio tutt’altro che assurdo. Non c’è alcuna garanzia di svegliarsi con la risposta. Ma il cervello, mentre noi dormiamo, potrebbe non aver smesso del tutto di cercarla.




