Recensione: L’irresistibile leggerezza di essere “Komi can’t communicate”, il nuovo anime sbarcato su Netflix

Per un anime (cartoni animati giapponesi) è difficile spiccare. La produzione nipponica ha la caratteristica di essere estremamente prolifica, ci sono talmente tanti titoli che, a guardarli uno dopo l’altro finiscono per mischiarsi insieme, diventando una di ratatouille indistinta di personaggi tutti uguali. Certo, detta così non solo è semplificato, ma nega ingiustamente il successo dei grandi classici sia sul grande che sul piccolo schermo.

L’animazione giapponese ha lasciato un indelebile marchio nell’immaginario collettivo sia in passato che nel presente. Ma se pensando all’animazione della terra del Sol Levante vi viene in mente titoli come Gundam, Ken il Guerriero, Dragon Ball oppure roba più recente come My Hero Academia o Demon Slayer, potreste rimanere perplessi davanti a “Komi can’t communicate”, che ha debuttato su Netflix il 6 settembre 2021 (che è tratta dal Manga dallo stesso titolo) sotto l’etichetta “School-Drama – Sentimentale”. Lo ero anche io, dato che il mio livello di gradimento per gli anime si può misurare dalla quantità di esplosioni e robot giganti presenti in essi.

Partiamo dalla premessa: da un lato abbiamo Tadano, un ragazzo al suo primo anno di liceo che non ha niente di speciale. Non è particolarmente bravo a scuola, non è particolarmente sveglio e non è considerato particolarmente simpatico da nessuno. Insomma: è un foruncolo sulle chiappe dell’ambiente scolastico (la prima informazione che la voce narrante ci da di lui è secca e impietosa: “Tadano è un codardo”). Dall’altro lato abbiamo Komi: bellissima, bravissima a scuola e negli sport, ammirata da tutti, l’atteggiamento pacato (spiccica si e no una parola al giorno se và bene) e altezzoso la rendono ancora più affascinante ed è circondata da un aura divina che nessuno osa a violare (nella classe è conosciuta e trattata come una Dea. Letteralmente).

A un certo punto, però, accade l’impossibile: Tadano incontra per caso Komi, da sola, in classe, dopo lezione e questa gli rivolge la parola. O meglio: ci prova e fallisce. Viene fuori che Komi è affetta da ansia sociale e riesce a comunicare con Tadano solo scrivendo alla lavagna. Lo status divino di Komi è una maledizione: da un lato tutti sono intimoriti e nessuno ha il coraggio di interagire con lei normalmente e dall’altro lei è troppo terrorizzata dalle interazioni sociali per riuscire a farsi avanti e forgiare rapporti di amicizia normali. Tadano quindi stringe un patto con lei: entro la fine dell’anno scolastico la aiuterà a trovare cento amici.

Ora fermiamoci un attimo ad analizzare il nostro duo protagonista: da un lato abbiamo Tadano, imbranato di professione e dall’altro abbiamo Komi, Venere irraggiungibile, la cui sola presenza mozza il fiato alla platea ma totalmente incapace di uscire da sola dalla sua condizione isolata. La chimica tra questi due personaggi a livello sia comico che narrativo è semplice e immediata. Nel corso della serie Tadano e Komi, episodio dopo episodio attueranno svariate tattiche atte a reclutare, partendo dalla loro classe di liceo, cento amici per Komi. Questo servirà anche a introdurci (un episodio alla volta) a tutti gli altri personaggi, ognuno con le sue fissazioni e le sue stramberie. E per la trama è tutto quello che c’è da sapere. Non c’è neanche un vero antagonista. La cosa più vicina a un antagonista sono le difficoltà nelle interazioni sociali nella vita di ogni giorno. In ogni episodio Tadano, Komi e gli altri personaggi si confrontano con una situazione o un evento sociale assolutamente normale che diventa una sfida semplicemente per via dell’ansia sociale di Komi, rimbalzando costantemente tra soluzioni comiche derivate dall’inettitudine di Tadano alle difficoltà di Komi e sprazzi di trionfale tenerezza quando Komi, con uno sforzo titanico, e Tadano, grazie alla sua perseveranza, riescono, alla fine di ogni episodio, a conquistare un nuovo amico o, semplicemente, a vivere un esperienza sociale soddisfacente (da una serata al karaoke a un pomeriggio di studio).

Detto questo, però, nonostante la simpatia dei personaggi e, nel complesso, la narrazione di buona qualità, ciò che rende questa serie particolare e interessante è la scelta degli autori nello strutturare il personaggio di Komi e come ci viene comunicato il suo stato psicologico.

Prendiamo come esempio la mia scena preferita.

A un certo punto Komi và a prendere un gelato con suo padre Masayoshi (personaggio che non abbiamo mai visto), ora, sarebbe una scelta comune rendere il rapporto padre-figlia conflittuale. E andrebbe pure benissimo: crescere una figlia con delle difficoltà simili non è un affare facile, sarebbe credibile. Inoltre in Giappone (più o meno come in Europa, detta a grandi linee) esiste ancora il pensiero conservatore che vede la figura del Padre come capofamiglia, autorità severa e assoluta (il conflitto con le tradizioni di famiglia e la rigidità che ne deriva è un tema spesso presente in molti cartoni giapponesi).

Inizialmente Masayoshi sembra essere esattamente tale personaggio: alto, impettito, dal fare autoritario e con tanto di effetto “a specchio” sulle lenti degli occhiali da vista, spesso usato per dare a un personaggio un fare più freddo e serioso.

Ma presto scopriamo che non è così: tale padre, tale figlia. Come Komi, Masayoshi è una persona estremamente taciturna, ma capace di comunicare con sua figlia a piccoli gesti, monosillabi e scrivendo. Inoltre, proprio come la Komi, la sua sola presenza emana un aura di carisma fuori dal comune: vedendoli insieme tutti si chiedono chi siano queste due persone così affascinanti e dai modi così educati. Il rapporto tra i due è intimo e sincero. Masayoshi capisce la condizione della figlia più di chiunque altro, fa quello che può per sostenerla e si preoccupa per lei, ma sa anche che certe sfide possono essere superate solo da Komi e da lei soltanto. Non è iperprotettivo e non le ha impedito di frequentare una scuola come una ragazza normale.

Perché questo è importante? E qual’è il messaggio finale? Komi è una senza difficoltà in famiglia e nella sua classe sono, tutto sommato, tutte persone gentili (con molti difetti, ma cosa volete farci). Questo dovrebbe bastare a farle superare la sua ansia sociale e vivere una vita felice, giusto? Sbagliato. Quale che sia la condizione e l’ambiente, chi soffre di questi disturbi deve comunque applicarsi per superarli, e la strada è comunque in salita. La vita per Komi resta una bella gatta da pelare. E questo non ci viene detto con tragici flashback o altri espedienti narrativi che renderebbero la narrazione inutilmente pesante, ma è lei stessa a dirlo (o meglio, scriverlo) raccontando brevemente come era la sua vita prima di incontrare Tadano e gli altri.

Komi can’t communicate è una storia genuina, focalizzata e asciugata e spogliata da ogni elemento tragico che non vuole farci sentire in colpa, né mira a smuovere la nostra coscienza da una parte o dall’altra. Questa serie si limita a raccontarci la condizione di Komi e ci permette di trarre da soli le nostre conclusioni. La seconda stagione è già in produzione e io non vedo l’ora di poter passare altro trempo con Tadano, Komi e tutti i loro amici.

Francesco Viglione

RASSEGNA PANORAMICA
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Appassionato di cinema, teatro, serie televisive e videogiochi fin da quando ha memoria diplomato alla Scuola Holden di Torino, il suo percorso di studi spazia dalla drammaturgia teatrale alla sceneggiatura, passando per la narrativa tradizionale.
Una serie che racconta di Komi, una ragazza impegnata nell'impresa più difficile per una persona affetta da Ansia Sociale acuta: farsi degli amici, il tutto aiutata dall'imbranto Tadano e un cast di personaggi variegato, simpatico e divertente. Non troverete grossi conflitti o sconvolgenti Plot Twist, ma semplicemente la vita quotidiana dei protagonisti raccontata nella maniera più genuina possibile, condita da momenti di comicità ben scanditi e una narrativa scorrevole e facilmente digeribilerecensione-lirresistibile-leggerezza-di-essere-komi-cant-communicate-il-nuovo-anime-sbarcato-su-netflix