Chiara Galiazzo torna sulle canzoni che hanno segnato la sua carriera e le porta nel presente. In Nuova luce, EP digitale pubblicato il 18 settembre 2026 da Altafonte Italia, sei brani del suo repertorio cambiano veste attraverso nuovi arrangiamenti di archi ed elettronica, restituendo il ritratto di un’artista più matura, libera e consapevole.
“Cuore nero”, “L’ultima canzone del mondo”, “Straordinario”, “Bambola Daruma”, “Due respiri” e “Nessun posto è casa mia” diventano così il punto di partenza per raccontare la Chiara Galiazzo di oggi. Alla produzione, agli arrangiamenti e alla direzione musicale c’è Alessandro Galdieri.
Più che un semplice disco di riletture, Nuova luce mette al centro l’evoluzione dell’interprete. Le canzoni restano riconoscibili, ma acquistano nuove sfumature grazie a una voce che oggi le attraversa con un’esperienza e una sensibilità diverse.
Una voce che oggi racconta ancora di più
La voce di Chiara Galiazzo è sempre stata uno dei suoi tratti distintivi: riconoscibile, potente, tecnicamente precisa e capace di muoversi con naturalezza tra registri molto diversi.
In Nuova luce questa qualità acquista però una profondità nuova.
La tecnica rimane impressionante, ma viene messa completamente al servizio dell’interpretazione. Chiara trattiene, accompagna, lascia respirare le parole e costruisce ogni brano con una misura che restituisce nuove sfumature anche alle canzoni più conosciute.
È forse questo il significato più autentico del titolo.
La nuova luce arriva da un’interprete che oggi osserva il proprio repertorio con maturità, libertà e una consapevolezza diversa rispetto agli esordi.
“Due respiri” incontra la Chiara di oggi
Uno dei momenti più significativi dell’EP riguarda inevitabilmente “Due respiri”.
È praticamente impossibile ascoltarla senza tornare al 2012, a X Factor, alla vittoria e all’arrivo improvviso di Chiara davanti a milioni di spettatori con una delle voci più riconoscibili emerse dal talent.
Quattordici anni dopo, quella canzone assume inevitabilmente un significato differente.
La nuova versione conserva l’identità melodica dell’originale ma la attraversa con una sensibilità più adulta. È quasi come se la Chiara di oggi incontrasse quella degli esordi e le restituisse la stessa canzone con tutto ciò che nel frattempo è accaduto.
Ed è qui che il progetto trova una delle sue ragioni più forti: il passato non viene semplicemente riproposto, ma riletto attraverso il presente.
“Straordinario” con Ermal Meta acquista una nuova intimità
La nuova versione di “Straordinario” arriva undici anni dopo Sanremo e accoglie Ermal Meta, coautore del brano.
La presenza di Meta modifica naturalmente gli equilibri della canzone e la trasforma in un dialogo.
Il brano assume così una dimensione più intima, nella quale le due voci si incontrano senza perdere la forza melodica che aveva reso Straordinario uno dei momenti più importanti del repertorio di Galiazzo.
Il risultato è una versione capace di conservare l’emozione dell’originale e, allo stesso tempo, di mostrarne un volto differente.
Archi ed elettronica costruiscono un suono elegante e contemporaneo
La formula scelta da Alessandro Galdieri funziona particolarmente bene: archi ed elettronica permettono alle canzoni di allontanarsi dagli arrangiamenti originali mantenendone intatta l’identità.
Ne nasce un suono elegante, atmosferico e spesso cinematografico, costruito con grande attenzione agli spazi e alle dinamiche.
Nessun posto è casa mia beneficia particolarmente di questa dimensione, mentre “Cuore nero” mostra quanto il repertorio di Chiara possa prestarsi a linguaggi sonori differenti.
Il progetto mantiene una forte coerenza dall’inizio alla fine e costruisce attorno alla voce un ambiente musicale raffinato, nel quale ogni elemento sembra trovare la propria posizione senza sovraccaricare le canzoni.
Un progetto che guarda al futuro partendo dalla propria storia
Uno degli aspetti più interessanti di Nuova luce è proprio questo: pur tornando indietro, il disco sembra parlare soprattutto di ciò che potrebbe arrivare dopo.
Chiara Galiazzo appare oggi artisticamente più libera e consapevole, capace di guardare alla propria carriera senza dover rinnegare nulla di ciò che l’ha preceduta.
Negli ultimi mesi ha raccontato più volte quanto sia facile confondere l’assenza dai grandi riflettori con l’assenza di una carriera. Nuova luce sembra rispondere proprio a questa idea attraverso la musica: un percorso artistico non esiste soltanto quando viene illuminato dal centro della scena.
A volte il passaggio più importante consiste semplicemente nel trovare una propria direzione.
Ed è quello che questo progetto sembra raccontare.
Chiara Galiazzo riprende possesso delle proprie canzoni
Il titolo Nuova luce diventa così quasi una dichiarazione d’intenti.
Chiara Galiazzo non cancella il proprio passato e non tenta di riscriverlo. Fa qualcosa di più interessante: riprende possesso del proprio repertorio e lo interpreta attraverso la donna e l’artista che è oggi.
Le canzoni che un tempo servivano a presentarla al grande pubblico diventano così strumenti per raccontarne l’evoluzione.
Ed è significativo che tutto questo accada mentre prepara il passaggio nei teatri, dove il progetto verrà ampliato dal vivo a partire da novembre. Una dimensione che sembra particolarmente adatta a questa nuova fase artistica, più concentrata sull’interpretazione, sulla parola e sul rapporto diretto con la musica.
Nuova luce diventa allora qualcosa di più di una raccolta di nuove versioni.
È il racconto di un’artista che torna sulle proprie canzoni senza restare imprigionata nel passato, riuscendo invece a usarlo come punto di partenza.
Se queste sei riletture rappresentano l’inizio di una nuova fase, la sensazione è che Chiara Galiazzo abbia già trovato la direzione.
E questa nuova luce, più che un ritorno, sembra davvero l’inizio di qualcosa.






