Nove nomination e una sola statuetta. Per Sentimental Value, il film del regista norvegese Joachim Trier, la notte degli Oscar 2026 si è chiusa con un retrogusto dolceamaro. Il premio come miglior film internazionale è arrivato — e non è poco, perché rappresenta il primo Oscar della storia per la Norvegia — ma tutte le altre categorie in cui il film era candidato sono sfumate una dopo l’altra.
E a guardare la lista delle nomination, la domanda viene quasi spontanea: l’Academy ha premiato davvero il film nel modo giusto oppure lo ha confinato nella categoria più prevedibile per il cinema europeo?
Nove nomination ma un solo premio
Quando Sentimental Value è arrivato alla cerimonia degli Oscar lo ha fatto con nove candidature, un numero che lo collocava tra i titoli più forti della serata insieme a Una battaglia dopo l’altra e Sinners.
Le nomination includevano miglior film, miglior regia per Joachim Trier, miglior sceneggiatura originale, miglior montaggio e quattro candidature attoriali.
Renate Reinsve come miglior attrice protagonista, Stellan Skarsgård come miglior attore non protagonista e altre due candidature nel cast.
Un risultato che raccontava un consenso diffuso dell’industria cinematografica.
Poi però, durante la notte degli Oscar, i premi sono andati altrove. Miglior regia a Paul Thomas Anderson, sceneggiatura originale a Ryan Coogler, miglior attrice a Jessie Buckley e attore non protagonista a Sean Penn.
Alla fine Trier è salito sul palco solo una volta, per ritirare la statuetta nella categoria internazionale. Un premio importante ma che molti film europei di prestigio finiscono per ottenere quasi come riconoscimento più prevedibile.
Il film che ha conquistato Cannes e la critica
La sensazione che Sentimental Value potesse fare di più nasce anche dal percorso che il film ha avuto fuori dagli Oscar.
Nel 2025 ha vinto il Grand Prix al Festival di Cannes, il secondo premio più importante della manifestazione.
La critica lo ha accolto con entusiasmo. 97% su Rotten Tomatoes e 86 su 100 su Metacritic. Molti commentatori hanno accostato la sensibilità di Trier a quella di Ingmar Bergman, soprattutto per la profondità con cui indaga i legami familiari, la memoria e il senso di colpa.
La storia tra arte e rapporti familiari
Il film racconta la storia di un regista anziano, interpretato da un intenso Stellan Skarsgård, che tenta di ricostruire il rapporto con le figlie dopo anni in cui ha privilegiato la carriera.
Il mezzo che sceglie è paradossale. Un nuovo film, in cui vorrebbe far recitare la figlia.
Lei rifiuta senza nemmeno leggere il copione. Al suo posto arriva una star americana interpretata da Elle Fanning, entusiasta di partecipare al progetto.
Ne nasce una riflessione delicata su arte, memoria e responsabilità emotiva, su quei dolori familiari che spesso si tramandano senza volerlo.
Il discorso di Joachim Trier agli Oscar
Sul palco degli Oscar Joachim Trier ha mantenuto il tono che caratterizza anche il suo cinema. Sobrio, diretto, umano.
«Sono solo un appassionato di cinema venuto dalla Norvegia», ha detto ringraziando le 1.072 persone citate nei titoli di coda del film.
Ha poi citato James Baldwin, ricordando che tutti gli adulti sono responsabili di tutti i bambini, invitando a non votare politici che ignorano questa responsabilità.
Dietro le quinte ha spiegato di pensare ai bambini palestinesi, ucraini e sudanesi che stanno vivendo la guerra, ricordando anche la storia della sua famiglia. Suo nonno fu partigiano e venne imprigionato durante la Seconda guerra mondiale.
Uno dei discorsi più sobri ma anche più intensi della serata.
Meritava davvero di più
Molti osservatori pensano di sì.
Stellan Skarsgård offre una delle interpretazioni più profonde dell’anno, costruendo un personaggio segnato dal tempo senza mai cadere nell’enfasi.
Renate Reinsve, già premiata a Cannes con La persona peggiore del mondo, conferma una presenza scenica rara.
E la regia di Joachim Trier, capace di alternare ironia sottile e dolore familiare, resta uno dei marchi più riconoscibili del cinema europeo contemporaneo.
Ma gli Oscar sono anche una questione di equilibri e competizione. Con Una battaglia dopo l’altra e Sinners a spartirsi gran parte dei premi principali, lo spazio per un film intimista e profondamente europeo si è inevitabilmente ridotto.
Resta comunque un risultato storico. Il primo Oscar della Norvegia.
Solo che, guardando Sentimental Value, viene spontaneo pensare che avrebbe potuto portarsi a casa molto di più.




