Miley Cyrus cancella il cognome a 33 anni: nel nuovo album rimette insieme tutte le donne che è stata

Prima era Hannah Montana, poi la ragazza che voleva distruggere Hannah Montana. È stata provocatoria, country, rock, psichedelica, disco, sofisticata, e ogni volta sembrava necessario dichiarare morta la Miley precedente per permettere alla successiva di esistere. Adesso, a 33 anni e al decimo album, Miley Cyrus compie forse la trasformazione più curiosa della sua carriera: smette di scappare dalle proprie versioni passate e prova a metterle tutte nella stessa stanza. E per farlo comincia persino dal nome. Via “Cyrus”. Da oggi, almeno artisticamente, chiamatela semplicemente Miley.

Il nuovo album si intitola “Bass Persuades” ed è arrivato il 18 settembre, poco più di un anno dopo Something Beautiful. Dieci tracce nella versione principale, collaborazioni con Model/Actriz e Andrew Wyatt dei Miike Snow, la produzione che coinvolge ancora Kid Harpoon e il compagno Maxx Morando e soprattutto un’idea molto precisa: tornare a percepire la musica prima ancora di ragionarci sopra. Il basso deve persuadere il corpo, convincerlo a muoversi, riportarlo in una dimensione nella quale ascoltare una canzone significa anche lasciarsi andare.

Non è casuale che una delle ossessioni di questa nuova Miley sia proprio il ballo. In Bass Persuades guarda a un presente nel quale una parte delle nuove generazioni sembra vivere la musica soprattutto attraverso uno schermo e prova a recuperare qualcosa di molto più analogico: persone nella stessa stanza, corpi che si muovono, una notte che non deve necessariamente diventare un contenuto da pubblicare il mattino successivo.

È quasi paradossale che a dirlo sia una donna cresciuta sotto gli occhi di tutti.

Miley Cyrus aveva appena 13 anni quando Hannah Montana trasformò il suo volto in un prodotto globale. Da quel momento la sua carriera può essere letta come una lunga serie di tentativi di rispondere alla stessa domanda: chi sei quando milioni di persone hanno deciso chi dovresti essere prima ancora che tu abbia avuto il tempo di scoprirlo?

Per anni la risposta è stata la rottura. Se il pubblico voleva Hannah Montana, Miley gli avrebbe mostrato tutto ciò che Hannah Montana non avrebbe mai potuto essere. Bangerz nel 2013 fu la detonazione più evidente: capelli, corpo, provocazione, hip hop, scandali e una quantità quasi scientificamente calcolata di immagini destinate a cancellare la bambina Disney dall’immaginario collettivo. Poi arrivarono altre deviazioni, altre rinascite. La psichedelia di Miley Cyrus & Her Dead Petz, il country-pop di Younger Now, le chitarre di Plastic Hearts, la consacrazione planetaria di Flowers e quindi l’ambizione cinematografica e sperimentale di Something Beautiful.

Ogni disco sembrava presentare una Miley diversa.

“Bass Persuades” fa qualcosa di più maturo: smette di fingere che quelle donne non abbiano niente a che fare l’una con l’altra.

Dentro il nuovo lavoro convivono dance-pop, elettronica, suggestioni rock, new wave, ballate romantiche e quella voce ruvida che negli anni è diventata probabilmente l’elemento più riconoscibile della sua musica. Non sembra esserci più l’urgenza di dimostrare che “la vecchia Miley è morta”. Al contrario, la vecchia Miley è dappertutto.

Persino Hannah Montana, in fondo, non deve più essere cancellata.

Vent’anni dopo l’inizio di quell’avventura, Miley ha ormai una distanza sufficiente per guardare alla ragazzina Disney senza considerarla necessariamente una gabbia. È stata una parte della sua storia, così come lo sono state le provocazioni di Bangerz o la svolta rock. La maturità, qualche volta, consiste anche nello smettere di vergognarsi delle persone che siamo stati.

E poi c’è l’amore.

Perché dietro la pista da ballo di Bass Persuades si nasconde in realtà un disco sorprendentemente sentimentale. Miley ha raccontato questa fase come una storia d’amore che riguarda tanto il rapporto con un’altra persona quanto quello costruito con se stessa. Il fidanzato Maxx Morando compare più volte nei crediti del progetto e la loro relazione attraversa inevitabilmente il disco.

In “Let’s Get Married” quella dimensione diventa esplicita. Il brano parla della possibilità di sposarsi e il relativo video, girato in bianco e nero da Mert Alas al Chateau Marmont di Los Angeles, mette Miley e Morando direttamente al centro del racconto. Non personaggi. Loro due. È una Miley innamorata che sembra avere molto meno bisogno di trasformare il caos in spettacolo rispetto alla ragazza che avevamo conosciuto dieci anni fa.

Forse è proprio questo il cambiamento più importante.

Per molto tempo la metamorfosi è stata il modo attraverso il quale Miley Cyrus controllava la propria immagine. Cambiare prima che gli altri potessero definirla. Distruggere una versione di sé prima che diventasse una prigione. Sorprendere prima di essere considerata prevedibile.

Oggi sembra esserci meno bisogno di combattere.

Non significa che sia diventata improvvisamente convenzionale. Bass Persuades continua a giocare con l’eccesso, il sesso, la notte, l’elettronica e un immaginario molto fisico. Ma sotto quella superficie sembra esserci una donna molto più interessata alla stabilità di quanto la sua iconografia lasci immaginare.

Lo racconta persino il modo in cui parla della propria vita. Miley ha spiegato che la felicità attuale non dipende soltanto dal sentirsi bene, ma anche dai confini che ha imparato a stabilire. Non è un dettaglio irrilevante per qualcuno che praticamente non ha mai conosciuto una vita adulta lontana dalla fama.

E questa nuova consapevolezza emerge anche nel rapporto con il palco. Dopo anni nei quali un grande tour sembrava la naturale conseguenza di qualsiasi album pop, Miley sta immaginando qualcosa di diverso. Ha programmato due concerti all’Hollywood Bowl di Los Angeles, il 16 e 18 ottobre, e ha parlato di quelle date come di una sorta di prova generale per una possibile residency. L’idea è quasi provocatoria nella sua semplicità: invece di attraversare il mondo continuamente, lasciare che sia il pubblico a raggiungere lei.

La risposta, almeno inizialmente, sembra esserci: quasi un milione e mezzo di persone si sono messe in coda nella prevendita per quelle date.

È un’altra forma di controllo. Non più soltanto dell’immagine, ma del proprio tempo.

Forse per questo la scelta di cancellare “Cyrus” assume un significato più interessante del semplice rebranding. A prima vista potrebbe sembrare l’ennesima trasformazione: nuova era, nuovo disco, nuovo nome. In realtà potrebbe essere esattamente il contrario.

Miley non sta aggiungendo un personaggio. Sta togliendo qualcosa.

Hannah Montana aveva bisogno di due identità. Miley Cyrus ha trascorso vent’anni a moltiplicarle. Adesso sembra voler arrivare alla forma più semplice possibile.

Miley.

Dentro quel nome, però, continuano a vivere tutte le altre: la bambina Disney, la ventenne che scandalizzava gli MTV Awards, la rocker di Plastic Hearts, la donna di Flowers, l’artista sperimentale di Something Beautiful e quella che oggi vuole semplicemente tornare a ballare senza pensare che ogni movimento debba necessariamente diventare un’immagine.

Forse “Bass Persuades” non è l’ennesima reinvenzione di Miley Cyrus.

È il momento in cui ha finalmente capito che, per andare avanti, non deve più cancellare nessuna delle donne che è stata.

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