Cesare Cremonini riparte da zero proprio quando potrebbe permettersi di non farlo. A mezzanotte tra il 17 e il 18 settembre arriva “Paparazzi”, primo singolo di Amateur, il decimo album di inediti del cantautore bolognese, atteso per il 23 ottobre 2026.
La direzione sembra chiara: meno monumentalità, più istinto. Dopo gli stadi, i grandi numeri e una carriera costruita attraverso alcune delle ballad più riconoscibili del pop italiano, Cremonini sceglie chitarre ruvide, groove nervoso e un’attitudine che guarda alle band alternative britanniche.
Non è soltanto una trasformazione musicale. È quasi il tentativo di dimenticare, almeno per qualche minuto, di essere Cesare Cremonini.
Tornare esordienti quando non lo si è più
Cremonini ha scelto Paparazzi proprio per il suo suono ruvido e adrenalinico, immaginandolo come il singolo d’esordio di una band proveniente dalla periferia londinese. L’obiettivo è recuperare quella libertà che spesso appartiene soprattutto agli inizi, quando una carriera non esiste ancora e quindi non esiste neppure qualcosa da difendere.
Il concetto è racchiuso anche nel titolo dell’album, “Amateur”.
Non significa tornare dilettanti nel senso tecnico del termine. Al contrario: significa provare a recuperare lo stupore di chi crea senza essere schiacciato dalla propria storia.
Dopo tanti anni, Cremonini sembra voler fare qualcosa di apparentemente paradossale: liberarsi almeno per un momento del peso di essere un artista affermato.
“Paparazzi” parla anche del rumore intorno a noi
Il cambiamento non riguarda soltanto il suono. Paparazzi gioca con verità, bugie, gossip e rappresentazione, fino a confondere ciò che realmente accade con ciò che viene raccontato.
Cremonini utilizza l’ironia anziché costruire una denuncia solenne. Nel brano entra persino Diletta Leotta, trasformata in un riferimento pop dentro un racconto nel quale media, immagini e percezione finiscono per sovrapporsi.
Ed è difficile non vedere quanto il tema appartenga al presente.
Viviamo in un momento nel quale una fotografia, un’indiscrezione o pochi secondi di video possono costruire una versione della realtà destinata a circolare molto più velocemente dei fatti.
Il paparazzo, nel 2026, non ha più necessariamente bisogno di una macchina fotografica professionale. Potenzialmente siamo tutti paparazzi.
Una nuova band e un suono internazionale
Per costruire questa nuova identità Cremonini ha cambiato anche parte della squadra musicale.
Accanto al nucleo storico formato da Alessandro Magnanini e Alessandro De Crescenzo, in Paparazzi compaiono Malcolm Catto alla batteria, Donny McCaslin al sassofono e Paul Stacey alle chitarre.
La scelta produce un Cremonini più fisico e meno levigato, nel quale la musica suonata torna al centro.
È un passaggio significativo soprattutto dopo una fase della carriera dominata dalla dimensione spettacolare degli stadi. Cremonini aveva già anticipato l’intenzione di allontanarsi temporaneamente dalla rincorsa a numeri e record. Paparazzi sembra trasformare quella dichiarazione in suono.
C’è anche un misterioso teschio dorato
Ad accompagnare Amateur compare inoltre SIG, un personaggio con un teschio dorato che entra nell’immaginario visivo del nuovo progetto.
Il riferimento guarda al celebre teschio di Damien Hirst: lusso e morte, desiderio e apparenza vengono messi insieme in un’immagine volutamente straniante. SIG diventa così una sorta di alter ego simbolico, mentre Cremonini prova a riportare l’attenzione sull’elemento più essenziale: la musica.
Anche il video di Paparazzi, diretto da Pepsy Romanoff, arriva venerdì 18 settembre.
Dopo il successo, la libertà di non assomigliare a se stessi
È probabilmente questo l’aspetto più interessante dell’inizio dell’era Amateur.
Quando un artista raggiunge una dimensione come quella di Cremonini, il rischio non è più soltanto sbagliare una canzone. È diventare prigioniero di ciò che il pubblico si aspetta da lui.
Ripetere la formula che funziona sarebbe probabilmente la scelta più semplice. Cremonini sembra voler percorrere la strada opposta.
Non rinnega ciò che è stato, ma prova a togliere qualcosa: la perfezione, le aspettative, forse persino quella “maschera dell’artista e della carriera” che inevitabilmente si costruisce dopo tanti anni di successo.
A quasi trent’anni dagli esordi con i Lùnapop, la vera provocazione di Cesare Cremonini potrebbe quindi non essere cambiare genere.
È provare a sentire di nuovo l’eccitazione di chi sta pubblicando la sua prima canzone, quando nessuno sa ancora cosa aspettarsi da lui.




