«La Storia non è un mero elenco di date e battaglie, né una disciplina da relegare a qualche polveroso ambiente accademico; studiare il passato e le lingue antiche come il greco dal punto di vista del presente ci aiuta ad interpretare l’evoluzione delle società costruendo un senso di identità personale e nazionale e talvolta in periodi di crisi, come quello che stiamo attraversan+do ci aiuta a capire come affrontare le difficoltà della vita» Quando parla della narrazione storica il dilvugatore culturale più amato della TV, Roberto Giacobbo, non ha dubbi ed attribuisce con certezza tangibile che l’analisi del passato può farci scoprire lati inediti di noi stessi ispirandoci ad essere migliori. Recentemente Giacobbo è tornato sul piccolo schermo, su Italia1 con la nuova stagione di “Freedom, oltre il confine” proponendoci, fedele alla sua costante ricerca di verità nascoste, un viaggio emozionante volto a scoprire l’ignoto per farsi stupire dalle meraviglie della natura e della storia. Tra i nuovi ingredienti del programma, si strizza l’occhio al mondo digitale con il gemello digitale di Giacobbo (in grado di raggiungere luoghi virtuali e reali dove le telecamere tradizionali non possono arrivare), e si approfondiscono personaggi, testimoni dei fatti, domande cui dare una risposta, immagini spettacolari tra Stati Uniti ed Egitto, Irlanda e Francia, con un occhio di riguardo verso l’Italia, raccontata con punti di vista inediti e di grande impatto visivo. Ma non è tutto Giacobbo è attualmente in libreria con “Storia alternativa del mondo. Un viaggio pieno di sorprese nel cammino dell’uomo. Dalle piramidi ai giorni nostri” un testo edito da Mondadori che ci allena a saper guardare anche oltre le certezze storiche a cui siamo abituati. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro salotto virtuale Roberto Giacobbo per parlare con lui dell’importanza dell’analisi del passato di corsi e ricorsi storici e di misteri da risolvere con i piedi piantati nel presente e lo sguardo puntato verso il futuro oltre le difficoltà, in questa intervista esclusiva tutta da leggere ed ascoltare.

Nella nuova stagione di “Freedom Oltre confine” sei ripartito alla scoperta dei segreti dei luoghi più suggestivi del pianeta…Da dove parte la ricerca delle location e delle storie da raccontare?

«Ogni volta che scegliamo una storia, con il mio team, cerchiamo di raccontare qualcosa che possa interessarci e che speriamo possa essere stimolante per il pubblico che ci segue da casa. Ciò che più mi affascina di questo lavoro è la possibilità di rileggere la storia, l’archeologia e le bellezze di questo territorio facendo emergere qualche dettaglio inedito, che non è stato ancora raccontato, e che potrebbe essere utile affrontare per un’approfondimento. Mi piace scovare argomenti noti e ritrovare sempre qualcosa di nuovo da dire».

Quando ci porti per mano nei luoghi di tutto il mondo ci conduci sul confine…L’emergenza sanitaria Covid19 ha chiuso le frontiere del mondo rendendo i confini dei muri invalicabili. Tu per primo hai recentemente raccontato di aver combattuto duramente la tua battaglia contro il virus

«Nel corso della mia carriera ho sempre ho voluto mantenere una parola nei titoli dei miei programmi: “confine”. Come potrai immaginare ho vissuto un periodo di estrema difficoltà…per settimane mi sono affidato alle cure dei medici e per fortuna mi è andata bene; alcuni dei servizi di Freedom li abbiamo realizzati prima del lockdown, altri invece sono stati registrati in una sorta di bolla sanitaria creando una struttura in grado di essere completamente autonoma e di lavorare, in accordo anche con le autorità locali delle varie regioni visitate, in sicurezza. Quando ci muoviamo abbiamo dai sette ai nove track per essere distanziati tra di noi e autonomi a livello logistico limitando la frequentazione di alberghi e ristoranti. Bisogna lottare contro il virus attraverso la prevenzione e l’utilizzo dei dispositivi di protezione personale, questa, ad oggi, finchè non ci sarà una cura o un vaccino, è la nostra unica arma a disposizione ed è fondamentale non dimenticarlo e sopratutto non sottovalutare i pericoli».

Ci hai abituato all’indagine storica letta sotto punti di vista differenti, ma quest’anno oltre a scavare nel passato con “Freedom” nella puntata dedicata alle torri gemelle ti sei dedicato ad un accadimento estremamente doloroso…Qual è stato il tuo approccio verso questo tema?

«Ti ringrazio per questa domanda, la puntata dedicata all’undici settembre l’abbiamo voluta affrontare con una prospettiva diversa rispetto alla solita narrazione televisiva al quale siamo abituati che si basa spesso sulla parte politica, complottista oppure economica . Il focus è partito dal punto di vista dei vigili del fuoco, raramente si è raccontato degli uomini che quella mattina hanno vissuto quella giornata infernale. Ancora oggi, anche se non se ne parla, ci sono diverse vittime per l’attentato delle torri gemelle, sia a causa delle malattie contratte a seguito dell’inquinamento atmosferico prodotto dal crollo che da gravi infortuni che hanno irrimediabilmente cambiato la vita di centinaia di superstiti. Ci sono mamme vedove con bambini che erano talmente piccoli da non aver avuto modo di ricordare i propri padri scomparsi…Abbiamo indagato a fondo il dolore che quel episodio racconta e l’aver intervistato il responsabile dei vigili del fuoco di New York ed aver avuto da lui il permesso di assistere alla cerimonia di commemorazione delle vittime, ti fa percepire quanto rispetto abbiamo avuto nel parlare di questo tema che ancora oggi porta delle ferite profonde. Abbiamo parlato dell’undici settembre attraverso gli uomini, spesso altri aspetti hanno prevalso nel ricordo di quel gravissimo avvenimento, a noi interessava guardare l’aspetto umano».

Oltre al lato umano ed emozionale anche le immagini del programma hanno una cura particolare nel racconto delle storie.Le nuove tecnologie come hanno cambiato il modo di realizzare il documentario? Quest’anno c’è anche un tuo avatar dotato di intelligenza artificiale…

«La tecnologia è oggi imprescindibile per chi vuole realizzare un buon documentario; tutta la squadra che lavora al progetto “Freedom” è composta da professionisti ma anche appassionati di tecnologia. Abbiamo un nostro arsenale di telecamere 4.0 e di mixer per il montaggio, poi ci appassiona avere un nostro stile anche nel realizzare colorare ed insonorizzare tutte le riprese che vedi riprodotte nel programma. L’utilizzo di questa digital expertiese non è però fine a se stessa ma è sempre volta ad esaltare la bellezza dei passaggi che raccontiamo portandoli nel salotto di casa nella loro magnificenza».

Quali sono i ferri del mestiere di cui non riusciresti a fare a meno?

«Come in una squadra di calcio è impossibile fare a meno di un giocatore, mi è difficile individuare qualcosa che non sia strettamente utile alla realizzazione delle riprese. C’è bisogno di tante innovazioni che coesistono insieme per un risultato finale soddisfacente. La nuova tecnologia 4K Ultra HD che noi utilizziamo richiedono un’ elaborazione dell’immagine molto attenta che passa dalla scelta dei contrasti e della luce…Noi abbiamo voluto trasportare la qualità cinematografica in un programma che racconta l’avventura e la realtà proponendo temi culturali importanti. Un tempo per avere le immagini di oggi bisognava mettersi su un cavalletto e misurare in centimetri l’inquadratura giusta, oggi pur avendo delle ottiche cinematografiche riusciamo a registrare l’ambiente “a spalla” portando allo spettatore una qualità visiva nitida e coinvolgente perché ripresa direttamente in action».

Quest’anno superi il traguardo di ventun’anni alla conduzione di programmi di divulgazione culturale e ci hai accompagnato nei luoghi più impervi del pianeta…Qual è il luogo che ti fa sentire veramente “Freedom”?

«Ne ho visitato molti ma ricordo sempre con particolare affetto l’Egitto, penso a Ghiza e alle meravigliose piramidi. Ti confesso che dopo le riprese spesso richiedevo dei permessi speciali per rimanere da solo in quei luoghi così mistici e pieni di mistero…Uno dei miei primi libri fu proprio dedicato al “Segreto di Cheope” scritto insieme al mio amico Riccardo Luna. Poi mi affascina anche molto l’Isola di Pasqua ci sono stato solo due volte agli inizi degli anni duemila e spero di poter chiudere la mia carriera televisiva con uno speciale dedicato a questo luogo…».

La cultura in tv spesso è relegata a fasce pomeridiane oppure è riproposta in prima serata con i grandi nomi, e mi riferisco a te per Mediaset e agli Angela per la Rai, portando degli ottimi risultati in termini di share. Tu quest’anno sei stato promosso da Rete4 ad Italia1 la rete giovane per eccellenza, eppure fare cultura in tv è ancora molto difficile…

«Il passaggio è avvenuto perché si è voluto alzare l’asticella, ci rivolgiamo ad un pubblico molto giovane che ama riscoprire la storia sotto un punto di vista differente. La prima puntata nella fascia di pubblico tra i venti e i trentacinque anni ha toccato punte del dodici percento, un dato importante che ti fa capire l’interesse del pubblico verso programmi di questo tipo. Spesso la cultura sembra essere appannaggio dei soli adulti, invece con “Freedom” invertiamo la tendenza, siamo un caso piacevolmente anomalo. Io ho tre figlie ventenni e condividendo con loro la mia vita mi risulta facile parlare a generazioni diverse. Mi fa un immenso piacere essere fermato per strada dai bimbi delle elementari che mi riconoscono e che chiedono un mio autografo…».

Qual è il segreto per riuscire a comunicare in maniera interessante la cultura alle generazioni Z?

«Mantenere sempre vivo il bambino che è dentro di te. Quando giro le scene di “Freedom” mi immergo totalmente nella ricerca storica con lo stupore di un ragazzino; sapere che ci sono molti giovani che nonostante le distrazioni moderne si interessano di divulgazione scientifica e culturale mi riempie di speranza verso il futuro…Il fatto che siamo solamente in tre in prima serata ti può far capire quanto sia difficile riuscire a coinvolgere il pubblico con dei contenuti. Posso dirti che è un lavoro duro, complesso che richiede dei tempi molto più lunghi rispetto ad altri format e sopratutto spirito di sacrificio. Le persone che hai citato, e ti ringrazio di avermi annoverato in questo elenco, come me si dedicano anima e corpo a questo tipo di impegno. In questi ventun’anni di carriera ho superato diverse prime serate. La prima serata di un divulgatore scientifico però è diversa rispetto a quella di un presentatore di varietà, perché ti prende per mano e ti conduce per due ore e mezza in un viaggio diventando quasi un amico con cui si condividono emozioni e scoperte. Sono immensamente grato al mio pubblico per avermi scelto ogni sera».

Recentemente sei tornato anche in libreria con «Storia alternativa del mondo. Un viaggio pieno di sorprese nel cammino dell’uomo». Quanto c’è di inesatto nelle verità storiche che conosciamo?

«La storia viene scritta dai vincitori, ma se si rileggono alcuni avvenimenti è facile trovare alcuni bug…Penso al cranio che testimoniava l’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia che altro non era che una montatura creata ad arte prontamente smentita dal test del DNA…La scienza aiuta a scoprire meglio la storia ed oggi possiamo farlo con più facilità. Nel libro oltre a delle ipotesi diverse ho inserito anche dei “sogni” che ci permetterebbero di guardare la storia con occhi diversi. L’ho scritto come un viaggio che mira a rafforzare la voglia di conoscere…Come quando al liceo si studia il greco antico e ci si chiede il perchè focalizzarsi su questa materia. La traduzione delle lingue antiche servono per “imparare ad imparare”. Poi quell’attività celebrale allenata sui testi antichi può esserti utile nella vita e nel lavoro per risolvere i problemi della quotidianità con una tecnica d’apprendimento allenata».

Il libro è stato scritto con la tecnica dell’easy reading per favorire la lettura anche per chi è dislessico. anche questa è una nuova frontiera editorale…

Si ho utilizzato l’ EasyReading un font ibrido utile a prevenire lo scambio percettivo tra lettere simili per forma. Ricerche scientifiche indipendenti certificano che EasyReading è un valido strumento compensativo per i lettori con dislessia e nel contempo un font facilitante per tutte le tipologie di lettori. Il libro vuole essere un testo che viene incontro e che non si vuole far rincorrere. Sopra a ogni pagina c’è anche una linea del tempo per rendere chiara la collocazione storica degli avvenimenti in modo da essere una bussola utile per collocarsi nello spazio e nel tempo… C’è anche un’attenzione particolare all’ambiente perchè non abbiamo stampato immagini ma abbiamo inserito dei link per gli approfondimenti leggibili dallo smartphone».

Confucio diceva “Studia il passato se vuoi prevedere il futuro” dalla lezione degli antichi quali possono essere gli insegnamenti che possiamo ritrovare per superare questi momenti di crisi?

«Mi fa piacere ricevere questa domanda, hai anticipato un lavoro che sto ultimando. Nella storia i corsi e i ricorsi storici sono ciclici e si ripetono…Sto valutando una serie di avvenimenti che ci possono far guardare con positività al futuro. Dopo un periodo di down come quello che stiamo vivendo non è da escludere una grande ripresa. Speriamo che sia così anche questa volta…».

Speriamo abbia ragione l’antico storico Tucidide con la sua concezione ciclica della storia umana e che quei principi universali siano validi per ogni epoca.

«Io ci credo, se penso all’ Italia abbiamo un capacita di ripresa e di affrontare gli imprevisti come poche nazioni al mondo…la storia ci da ragione anche su questo quindi perchè non essere fiduciosi? Spero che in tv l’interesse verso questi temi sia sempre presente nonostante il confronto con fiction e reality show…».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Roberto Giacobbo, quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Il Domani deve essere sempre guardato con occhi vivi e positivi. Solo chi costruisce e non si ferma potrà essere protagonista del futuro».

Intervista Esclusiva a cura di Simone Intermite

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