Alberto Matano è uno dei volti più noti del giornalismo italiano targato Rai: conduttore del TG1 delle 20, della trasmissione di Rai3Sono Innocente”, giunta al termine della sua seconda stagione, e recentemente scrittore. In questi anni l’impegno del giornalista si è rivolto su un tema importante quanto difficile da trattare: quello dell’ingiustizia raccontando e documentando le storie di presunti colpevoli, vittime innocenti di clamorosi errori giudiziari del nostro Paese. L’ex cronista parlamentare ha affrontato il racconto televisivo di questi eventi con un’empatia inedita tale da far scoprire al grande pubblico un lato diverso da quello del mezzobusto che siamo abituati a riconoscere. Alcuni di questi racconti sono stati raccolti, insieme ad altri inediti, all’interno del libro edito da Rai EriInnocenti. vite segnate dall’ingiustizia” dove si costruisce un racconto intenso e crudo, in cui ogni singola vicenda è un capitolo avvincente di una storia più grande, quella dell’ordinaria ingiustizia che accade accanto a ognuno di noi, invitando a esercitare l’attenzione e la nostra umanità, ogni giorno. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro salotto virtuale Alberto Matano e di parlare con lui di giustizia, giornalismo e di politica tra traguardi raggiunti e prospettive future.

Dopo il successo dello scorso anno sei tornato su Rai3 con una nuova stagione di “Sono innocente” giunto al termine della seconda stagione: il ruolo di conduttore televisivo come si coniuga con quello di giornalista del tg1?

Per me il telegiornale è casa…mi sento a mio agio dietro la scrivania del TG ed è un lavoro che mi gratifica molto, quando mi hanno proposto di condurre “Sono innocente” non avrei mai pensato che sarei riuscito ad entrare in contatto con il dramma in maniera così diretta, per questo non ho esitato a sviluppare anche una seconda stagione del programma ed a raccontare alcune storie anche in forma scritta attraverso il libro. Alla fine di questa serie posso affermare che l’esperienza di conduttore tv per me è stata un viaggio davvero incredibile, attraverso il racconto giornalistico ho cercato di restituire a chi ha subito un ingiustizia un po’ di dignità perduta, un tema davvero molto importante.

Recentemente hai pubblicato anche un libro edito per Rai Eri intitolato “Innocenti – Vite segnate dall’ingiustizia” come hai avvertito l’urgenza di raccontare anche con la scrittura alcune storie di ingiustizia: con quale criterio è avvenuta la scelta delle storie raccontate?

Le dodici storie che ho raccontato nel libro le ho scelte in base alla loro diversità perchè tutte insieme delineano realtà differenti che appartengono alla  quotidianità. Ingiustizie di questo tipo possono accadere a ciascuno di noi, in qualsiasi posto di Italia. Ogni singolo racconto si sviluppa in un contesto che afferisce ad un periodo ben definito di storia recente del nostro paese dagli anni del terrorismo, all’eccidio di via Arca fino alla vita comune di una ragazza di Palermo o la storia di un imprenditore del nord accusato ingiustamente di traffico di droga passando per la microcriminalità del sud italia.

Il libro è diviso in 3 sezioni: l’arresto, il processo ed il carcere. Quale di questo momento è quello più intenso?

Sicuramente sia il carcere che l’arresto sono due momenti strettamente collegati e molto difficili da raccontare e da vivere. L’arresto rappresenta lo shock, il momento in cui la vita quotidiana prende un corso inaspettato fino al carcere che è l’inizio dell’incubo.

Nella prefazione del libro a cura di Daria Bignardi si legge “La giustizia, parola meravigliosa, a volte sembra un’utopia” Dopo aver ascoltato il vissuto di tanti errori giudiziari quale idea ti sei fatto? La tua fiducia nella giustizia e nelle istituzioni ha iniziato a vacillare?

L’ ingiustizia nelle storie che racconto si trasforma poi in giustizia nel momento in cui viene riconosciuto di aver commesso un errore, in realtà non ho smesso di aver fiducia nella giustizia anche se da cittadino avverto oggi l’esigenza di un sistema più efficiente e veloce mentre, da giornalista, ho l’esigenza di alimentare il dubbio che deve albergare in ognuno di noi prima di accusare qualcuno senza avere reale contezza della verità.

Nell’ultima sezione “Il carcere” si raccontano le dinamiche di un macro mondo con le sue regole scritte e quelle poi della vita tra le mura…quale idea ti sei fatto di questo universo?

Dobbiamo innanzitutto renderci conto che il carcere è qualcosa che fa parte della nostra vita civile. Non possiamo non occuparci del carcere, anche se spesso si è portati a pensare che non faccia parte della nostra vita comunitaria. Diventa necessario illuminare la realtà del carcere e renderla più umana. Chi ha sbagliato paga la sua pena con la privazione della libertà e deve poterlo fare nelle condizioni degne di una società civile. Il carcere è un luogo buio, di privazione anche molto oscuro con delle regole precise non scritte che seguono le dinamiche del più forte ma al tempo stesso è anche un luogo di solidarietà dove ci si rispetta e ci si aiuta attraverso un sostegno concreto. Anche se spesso non accade, in alcuni casi la permanenza carceraria è un’ opportunità di rinascita ed educazione per ricominciare una nuova vita.

A proposito di lavoro giornalistico la tua carriera è partita come giornalista parlamentare a Montecitorio; oggi che siamo ad un cambiamento politico radicale come vedi la nuova “narrazione politica”?

Questo cambiamento è in realtà lo specchio della realtà che viviamo. Quando ho iniziato la mia carriera di giornalista per il racconto della cronaca politica c’erano delle regole e dei luoghi “sacri”, i palazzi della politica erano quasi inviolabili, oggi tutto è cambiato e si sono aperte le porte ai cittadini e non solo fisicamente.

Oggi i social network sono entrati di prepotenza anche in politica…

Si è verissimo attraverso i social il mondo della politica ha imparato ad instaurare un dialogo con gli elettori con le stories ed anche gli stessi leader sono ormai iperconnessi utilizzano facebook, twitter od instagram per comunicare. Qualche anno fa una foto rubata di un leader politico era qualcosa che si trovava unicamente su un settimanale di gossip oggi è semplicemente una storia di instagram magari postata proprio dallo stesso politico. Noi giornalisti dobbiamo raccontare e documentare questo cambiamento che viviamo e spetta a noi il compito di leggerlo con gli occhi della contemporaneità, è importante essere interpreti del presente e non ancorarsi ai modelli del passato.

Oltre ad aver condotto il Tg1 ed aver scritto un libro hai anche partecipato come giudice allo show del sabato sera “Ballando con le stelle” sembri essere molto legato all’azienda Rai…C’è un altro obiettivo che vorresti raggiungere?

Semplicemente vorrei continuare a raccontare la realtà ed esserne un narratore od un artigiano del racconto, come ho avuto la fortuna di fare fino a questo momento, e mi piacerebbe che il pubblico potesse conoscere di più tutte le mie sfaccettature e non necessariamente il lato impegnato del conduttore giornalistico del TG1 o di “Sono innocente”. Spero in futuro di fare un percorso rotondo che faccia conoscere a chi mi segue anche il lato più lieve e leggero che fa parte di me.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Alberto Matano quali sono le tue speranze e le tue paure?

Mi piace pensare ad un Domani più luminoso, la mia speranza è quella di vivere in un mondo dove ci sia più condivisione ed equità sociale. La mia più grande paura è che il futuro possa farci perdere il senso di comunità… quindi teniamoci stretti ed andiamo avanti insieme.

Simone Intermite