Recensione: I Thirty Seconds to Mars ritornano con “America” in nome del rock contemporaneo

Thirty Seconds to Mars: a cinque anni da “Love, Lust, Faith and Dreams”, lo scorso 6 aprile è uscito “America”, quinto album in studio del gruppo, che accanto a Jared Leto(chitarra e voce), vede suo fratello Shannon (batteria) e Tomo Milicevic (chitarra).
Un mix di stili forse eccessivo, che nonostante la pretesa di abbracciare un rock contemporaneo, spesso cade nell’ostentazione di una banale modernità, sull’impronta dell’elettronica e soprattutto dell’autotune, ormai padrone della maggior parte della musica degli ultimi anni, dall’hip-hop a quello che dovrebbe, o vorrebbe, appunto, essere un rock “anticonformista”.
Ciò che ne deriva è un disco vario, anche troppo, senza un reale filo conduttore almeno per quanto riguarda la linea melodica: dalle sonorità aspre dell’alternative rock, al synth, fino alle musicalità più morbide del pop. In alcune tracce è evidente persino la contaminazione delle ultime tendenze trap, con i tipici suoni martellanti di batteria presi delle drum machines – come in One Track Mind – che dall’essere un sottogenere dell’hip-hop è passato ad insinuarsi, più o meno pesantemente, in quasi tutte le nuove uscite discografiche.
Non c’è quasi più segno, dunque, dei vecchi Mars: il gruppo emo-punk di The Kill e This is War ha segnato il suo primo punto di svolta nel 2013, quando con il quarto album ha mischiato rock, elettronica e musica orchestrale; con “America”, un ulteriore cambio di rotta: addio orchestra, anzi… addio strumenti! Tante, troppe, le tracce realizzate o modificate in studio, ad iniziare dai due duetti: quello con Halsey per Love is Madness e quello con A$AP Rocky per One Track Mind.
Da apprezzare, invece, la performance di Shannon, che nell’album ha una canzone tutta sua, Remedy: un brano semplice, genuino, chitarra e voce, un buon esempio di cara vecchia musica acustica pop, qui accompagnata da influenze country e con un testo comunque all’altezza, che ben riesce a compensare ed allo stesso tempo ad allinearsi all’essenzialità del suono.
I testi, che forse da sempre sono tra gli elementi più caratteristici dei 30STM – per le parole spesso contemplative e quasi mistiche – anche in “America” si fanno notare: a parte ritornelli stuzzicanti come quello di Dangerous Night e Love is Madness, i temi portanti sono libertà, cambiamento, addio e sogno.
Walk on Water, primo singolo estratto, è una vera e propria “chiamata alle armi”, come l’ha definita lo stesso Jared, un invito a combattere per ciò in cui si crede.
America” vuole dunque essere un disco politicamente impegnato, colonna sonora del documentario sugli USA girato da Jared il 4 luglio 2017, per la Festa dell’Indipendenza Americana, e che sarà prossimamente pubblicato con il titolo “A Day in the Life of America”.
Nonostante l’innegabile metamorfosi della band, o forse proprio per quello, il Monolith Tour dello scorso marzo – un tour di greatest hits, più che una vera presentazione dell’album – è stato un successo sold out in tutta Europa, anche dopo l’abbandono di Tomo, uscito dalla band subito prima delle date italiane del 16 e 17 marzo.
Siamo in attesa a questo punto della nuova tournée, che vedrà Jared e Co. in giro per il mondo a promuovere “America”, a partire da giugno e che li riporterà in Italia, a Milano, il prossimo 8 settembre.
“And the story goes on”

Martina Guerriero

RASSEGNA PANORAMICA
Recensione: Thirty Seconds "America"
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Classe 1993, studentessa universitaria, collezionista di diari segreti sin dalla tenera età. Cresce a contatto con il mondo del giornalismo ed impara ad apprezzarne la bellezza, ma decide solo tardi di volerne fare uno stile di vita ed una professione. Ama l’arte, la moda, il design, la musica, il viaggio, la scrittura creativa e tutto ciò che trasmetta emozioni. Inguaribile romantica, cerca l’amore in ogni cosa.