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Giorgia incanta l’Arena Santa Giulia di Milano: «Questo è un incontro di cuori. Sennò, che cos’altro è?»

Sabato 3 ottobre 2026, più che l’ultima data di un tour, una lunga dichiarazione d’amore. Giorgia chiude a Milano due anni di concerti da record, oltre 40 date e 290.000 biglietti venduti, trasformando l’Unipol Dome di Santa Giulia in una festa collettiva tra grandi successi, ospiti, duetti e una “Purple Rain” capace di sospendere per qualche minuto il tempo.

«Questo è un incontro di cuori. Sennò, che cos’altro è?». Alla fine, per raccontare quello che succede oggi, sabato 3 ottobre 2026, all’Unipol Dome di Milano Santa Giulia, basta Giorgia. Una frase pronunciata quasi come un pensiero arrivato sul momento, ma che contiene il senso di un concerto costruito attorno a una parola che ritorna continuamente: insieme.

Dopo aver attraversato tutta l’Italia con oltre 40 date e 290.000 biglietti venduti, Giorgia arriva a Milano per chiudere due anni di tour da record. Oltre due ore di musica, una scaletta che tiene insieme le canzoni più recenti e i brani che hanno attraversato oltre trent’anni di carriera, ma soprattutto la sensazione che questa “Last Call” abbia ben poco dell’ultima chiamata.

Sul palco Giorgia fa di tutto per sottrarre la serata alla retorica dell’addio. Non è il funerale di un tour, ma il momento in cui fermarsi, voltarsi e accorgersi di quanta strada sia stata fatta insieme, lei e il suo pubblico.

Giorgia e Milano, una storia che torna

L’arena è piena e Giorgia se ne accorge guardando le gradinate. È la sua prima volta nel nuovo Dome milanese e lo dice quasi con lo stupore di chi, nonostante una carriera lunga più di trent’anni, riesce ancora a sorprendersi: «Io non avevo mai suonato in questo Dome, è stupendo. Voi lo avete riempito per me, vi ringrazio. Da qui la vista è meravigliosa».

Milano, però, non è soltanto la città scelta per mettere il punto alla tournée. «Sono felice di chiudere a Milano, perché Milano è una città che mi ha sempre dato tanto. Da qui sono partite tante cose e tante altre sono tornate». Poi arriva la precisazione che cambia completamente il significato della serata: «Questo non lo voglio chiamare un finale, ma un ritorno, in cui ci ritroviamo. C’è chi già c’era, chi c’è stasera per la prima volta, chi c’è da poco. Però, in ogni caso, siamo insieme e credo che questa sia la cosa più importante».

È forse qui che Giorgia racconta meglio il senso di questi ultimi due anni. Non soltanto una sequenza di concerti, dischi e classifiche, ma un avanzare comune, una relazione che si è modificata concerto dopo concerto. Giorgia oggi non deve più dimostrare di saper cantare. Quello è un dato acquisito. Può permettersi qualcosa di più difficile: mettere in scena il tempo trascorso, facendo convivere la ragazza di “E poi” con la donna di “La cura per me”.

Annalisa, Emma e Irama: gli incontri della notte milanese

In una serata costruita sull’idea dello stare insieme, gli ospiti diventano parte naturale del racconto. Sul palco arrivano Annalisa, Emma e Irama, tre artisti che negli ultimi due anni hanno incrociato il proprio percorso con quello di Giorgia.

Con Irama arriva “Buio”, incontro tra due vocalità diversissime che proprio nella loro distanza trovano il punto di contatto. Annalisa riporta invece sul palco quell’intesa vocale già esplosa davanti al grande pubblico con “Skyfall”, mentre la presenza di Emma aggiunge un altro tassello a una serata costruita più sulla condivisione che sulla celebrazione.

Gli ospiti passano, Giorgia rimane al centro senza mai trasformare il concerto in una passerella. Perché il vero ospite, in fondo, sembra essere ogni volta la canzone.

“Purple Rain” e quella voce che non ha bisogno di dimostrare nulla

Tra i momenti che fermano l’arena arriva “Purple Rain” di Prince. Una cover che, nelle mani di Giorgia, non suona come esercizio vocale né come omaggio obbligato. La prende, la porta nel proprio territorio e la lascia crescere fino a riempire il Dome.

È uno dei momenti nei quali la tecnica quasi scompare dietro l’interpretazione. Si sa quanto sia difficile quello che sta facendo, ma non serve più pensarci. È esattamente lì che una grande voce smette di essere soltanto una grande voce e diventa racconto.

La musica, del resto, per Giorgia sembra avere proprio questa funzione: trasformare tante unicità in un plurale che si unisce.

«Riprendiamo fiducia in noi e nell’essere insieme»

C’è un passaggio, durante il concerto, che sembra andare oltre la musica. Giorgia parla della necessità di recuperare fiducia non soltanto in noi stessi, ma nella possibilità di tornare a sentirsi parte di qualcosa.

«Con questa canzone riprendiamo anche un po’ di fiducia in noi e nell’essere insieme. Questo abbiamo fatto nell’ultimo anno, forse anche due».

Ed è proprio il palco, in fondo, ad aver alimentato una parte importante di ciò che Giorgia sta costruendo anche discograficamente. Il lungo viaggio live ha infatti ispirato alcuni dei brani contenuti in “G+1”, nuova versione dell’album “G”, in uscita il 16 ottobre, con nuovi inediti e versioni live.

Tra questi c’è anche “Parafulmini”, pubblicato il 2 ottobre e già in rotazione radiofonica. Un brano nato da un approccio più sperimentale, nel quale Giorgia ha scelto di rompere alcuni schemi consolidati, lavorando con nuovi autori e produttori e partecipando in maniera sempre più diretta alla scrittura.

Dentro “G+1” troveranno spazio anche tutti i brani di “G”, album certificato Oro. Un progetto che contiene “La cura per me”, certificata doppio platino e capace di superare i 180 milioni di stream globali, oltre a “Golpe”, arrivata al primo posto nelle classifiche Airplay Radio Generale, Italiana e Airplay TV.

Numeri che raccontano il successo, ma che dal vivo diventano quasi secondari. Perché a Milano emerge soprattutto un’altra dimensione: quella di un percorso condiviso.

Una band che accompagna il viaggio

Ad accompagnare Giorgia sul palco una formazione ampia e compatta: Sonny T. al basso e chitarra, Mike Scott alla chitarra, Mylious Johnson alla batteria, Gian Luca Ballarin al piano e alle tastiere, Fabio Visocchi alle tastiere, Diana Winter e Andrea Faustini ai cori.

A completare il suono anche la sezione archi con Valentina Sgarbossa al violoncello, Adriana Marino e Alessio Cavalazzi al violino e Matteo Lipari alla viola.

Una struttura musicale importante, ma sempre al servizio di una voce che riesce a passare dall’intimità alla potenza senza perdere il centro emotivo della serata.

La scaletta di Giorgia a Milano del 3 ottobre 2026

Un viaggio di oltre trent’anni attraversato senza ordine nostalgico, lasciando che presente e passato continuino a parlarsi. Dai primi successi ai brani più recenti, passando per Prince, Chaka Khan e Michael Jackson, la scaletta diventa quasi un’autobiografia musicale:

  1. L’unica
  2. Senza confine
  3. Un amore da favola
  4. E c’è ancora mare
  5. Dimmi dove sei
  6. Gocce di memoria
  7. Vivi davvero
  8. Niente di male
  9. Buio – con Irama
  10. Oronero
  11. Corpi celesti / Purple Rain – cover di Prince
  12. Come saprei
  13. E poi
  14. Sabbie mobili
  15. Per fare a meno di te
  16. Infinite volte
  17. Strano il mio destino
  18. Spirito libero / I Feel for You – cover di Chaka Khan
  19. Paradossale
  20. Vento di passione
  21. Diamanti
  22. Non mi ami
  23. La gatta (sul tetto)
  24. Marzo
  25. Io fra tanti
  26. Di sole e d’azzurro
  27. Come neve
  28. Tra le lune e le dune
  29. Parafulmini
  30. Il mio giorno migliore / Don’t Stop ’Til You Get Enough – cover di Michael Jackson
  31. Skyfall – con Annalisa
  32. La cura per me
  33. Credo
  34. Golpe

Quando arriva il momento di salutarsi, nella notte milanese del 3 ottobre 2026, la sensazione non è quella di aver assistito alla conclusione di qualcosa. Giorgia lo aveva praticamente annunciato durante tutta la sera: non chiamatelo finale.

Un finale chiude. Un ritorno promette che ci si rivedrà.

Dopo più di 40 concerti, 290.000 biglietti e due anni trascorsi sulla strada, la fotografia che rimane non è quindi quella dei numeri, ma di un’arena intera capace per qualche ora di muoversi nella stessa direzione.

Migliaia di individualità diventano una voce sola. È questa, forse, la magia più semplice e insieme più difficile della musica: trasformare l’unicità in un plurale che si unisce.

Un incontro di cuori. Sennò, che cos’altro è?