Si è spenta questa mattina nella sua casa di Milano Ornella Vanoni, una delle interpreti più raffinate e longeve della musica italiana. Aveva 91 anni. Un malore l’ha colta nella sua abitazione, quella stessa in cui – tra piante, ricordi e silenzi scelti – aveva custodito la parte più intima della sua vita artistica.
Vanoni lascia un’eredità colossale: quasi settant’anni di carriera, oltre cento progetti discografici, più di 55 milioni di copie vendute, collaborazioni internazionali, incursioni nel teatro e nella televisione, premi, standing ovation, ritorni inaspettati, rivoluzioni personali e artistiche.
Per molti era la signora della canzone italiana. Per tutti, semplicemente, una voce che non assomigliava a nessun’altra.
Una carriera lunga una vita
Dalle prime “Canzoni della mala” al fianco di Strehler, passando per l’indimenticabile stagione con Gino Paoli, fino all’amore profondo per la musica brasiliana, Vanoni ha attraversato epoche e generazioni con una naturalezza rara.
Ha collaborato con Toquinho, George Benson, Herbie Hancock, Dalla, Conte, De André, Zero, Fossati, Cocciante, fino a Pacifico e Gabbani. Ha calcato otto volte il palco di Sanremo. È l’unica artista italiana ad aver vinto due Premi Tenco in qualità di cantautrice.
“Non ho paura della morte”, aveva confidato in un’intervista. “Capirò quando sarà il momento di andarmene”. Un pensiero lucido, pronunciatissimo, con quella sua ironia graffiante che rendeva tutto più leggero.
Amori, palcoscenici, rivoluzioni
La sua storia con Gino Paoli è una delle più celebri e tormentate del panorama musicale italiano, un intreccio di arte e passione da cui nacque Senza fine, il brano che l’ha resa eterna.
Ma nella sua vita ci sono stati anche Lucio Ardenzi, da cui ebbe il figlio Cristiano, e l’amore tempestoso con Giorgio Strehler, il maestro che la portò a Broadway nel ’64 con Rugantino.
Negli anni ’70 fondò la sua etichetta Vanilla, anticipando di decenni la tendenza degli artisti a diventare indipendenti. Il disco con Toquinho e Vinícius de Moraes, La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria (1976), è ancora oggi considerato uno dei capolavori assoluti della musica italiana.
Il ritorno, la rinascita, l’ultimo abbraccio
Nel 2008 incantò Piazza Duomo davanti a 35mila persone.
Nel 2018 tornò a Sanremo con Imparare ad amarsi, ottenendo la standing ovation che nessuno dimenticherà.
Negli ultimi anni aveva trovato nel salotto di Che tempo che fa un luogo familiare, diventandone una presenza fissa, brillante, ironica, lucidissima.
Sempre attenta al nuovo, nel 2024 aveva partecipato a una sorprendente rivisitazione di Ti voglio insieme a Elodie e Ditonellapiaga, un ponte perfetto tra generazioni.
Oggi l’Italia perde una delle sue voci più preziose, una donna che ha fatto della fragilità un’arte e della sincerità un marchio inconfondibile.
Resta il timbro caldo, inimitabile.
Resta Senza fine.
Resta Ornella.
La musica italiana, da oggi, è un po’ più sola.




