Le immagini delle Twin Towers, la lunga diretta del TG1 e poi la partenza immediata verso il Pakistan. Tiziana Ferrario ricorda nel Salotto di Domanipress le ore che cambiarono per sempre la storia contemporanea.
L’11 settembre 2001 il mondo si fermò davanti alle immagini provenienti da New York. Venticinque anni dopo, quelle sequenze continuano a rappresentare uno spartiacque nella memoria collettiva: gli aerei contro le Torri Gemelle, il fumo sopra Manhattan, le persone in fuga e una redazione giornalistica chiamata a raccontare in diretta qualcosa che, almeno nei primi minuti, sembrava impossibile perfino da comprendere.
A ricordare quelle ore nel Salotto di Domanipress è Tiziana Ferrario, storico volto del TG1 e giornalista che ha raccontato per anni guerre, crisi internazionali e soprattutto l’Afghanistan, seguendo da vicino la condizione delle donne sotto il regime dei talebani.
«Ero in onda al TG1: all’inizio pensammo a un incidente»
Alla domanda su cosa ricordi dell’11 settembre 2001, Ferrario riporta la memoria direttamente dentro lo studio del telegiornale.
«Ero in onda, in prima fila per l’edizione straordinaria del TG1 dal pomeriggio fino alla sera. Sono stata tra le prime giornaliste Rai a documentare quello che stava accadendo. Erano momenti di grandissima difficoltà».
Le informazioni arrivavano frammentarie, mentre davanti agli occhi dei giornalisti scorrevano immagini destinate a entrare nella storia.
«Ricordo che inizialmente pensammo che il secondo attacco fosse una ripresa dello stesso schianto realizzata da un’angolazione diversa. È stata una diretta drammatica: vedevamo le vittime e la popolazione fuggire. Bisognava raccontare quello che accadeva mentre contemporaneamente cercavamo di capire che cosa stesse realmente succedendo».
Proprio questa è forse una delle immagini più potenti del racconto di Ferrario: il giornalismo costretto a interpretare la storia mentre la storia sta ancora accadendo. Nei primi minuti si ipotizzò un incidente. Poi arrivò il secondo aereo e divenne evidente che gli Stati Uniti erano sotto attacco.
Dalle Twin Towers al Pentagono: le ore che cambiarono il mondo
Nel giro di pochissimo tempo la dimensione dell’attacco diventò evidente. Dopo New York, un altro aereo colpì il Pentagono, mentre il volo United 93 precipitò in Pennsylvania dopo la reazione dei passeggeri. Gli Stati Uniti bloccarono il traffico aereo e il mondo cominciò a interrogarsi su chi avesse organizzato una simile offensiva.
Ferrario ricorda la difficoltà di quelle ore, quando ogni informazione doveva essere verificata mentre lo scenario continuava a mutare.
«Quando si capì che c’era un secondo aereo, poi quello diretto verso il Pentagono e un altro volo che rappresentava una nuova minaccia, il traffico aereo venne interrotto. Poco alla volta si comprese che dietro l’attacco c’era la rete di Osama Bin Laden, ospitato in Afghanistan dai talebani».
Il giorno dopo la partenza verso il Pakistan
Per Tiziana Ferrario il racconto non si fermò nello studio del TG1. Il giorno successivo partì verso il Pakistan, ai confini con l’Afghanistan, per cercare di comprendere da vicino che cosa stesse accadendo in un’area del mondo che conosceva già bene.
«Il giorno dopo sono subito partita per il Pakistan, verso il confine. Le frontiere erano chiuse, ma essendo stata in Afghanistan anche negli anni precedenti avevo un’idea di come ci si potesse muovere rapidamente e organizzare il lavoro».
Un’area che, fino a quel momento, secondo Ferrario era progressivamente uscita dal radar dell’informazione occidentale.
«Pochi giornalisti monitoravano quella zona perché, dopo la partenza dei sovietici nel 1989, tutta quella parte del mondo non era più considerata di grande interesse».
L’Afghanistan che l’Occidente aveva smesso di guardare
L’11 settembre riaccese improvvisamente i riflettori sull’Afghanistan e sul regime talebano. Una realtà che Ferrario aveva già documentato, soffermandosi in particolare sulle condizioni delle donne e sulla progressiva cancellazione dei loro diritti.
Durante l’intervista nel Salotto di Domanipress, la giornalista riflette anche su quanto gli attentati abbiano modificato l’attenzione della comunità internazionale verso quel Paese.
«Se non ci fossero stati gli attentati alle Torri Gemelle, la comunità internazionale probabilmente non si sarebbe attivata in quel momento contro il regime talebano. È stato l’attacco a New York ad aprire la guerra al terrorismo e l’intervento contro i talebani, portando alla caduta del regime».
Parole che, a distanza di venticinque anni, assumono un peso particolare. Perché l’11 settembre non è soltanto il ricordo di un attentato: è il momento in cui cambiarono la politica internazionale, le guerre del nuovo millennio, il concetto stesso di sicurezza e il rapporto dell’Occidente con Afghanistan e Medio Oriente.
Ed è anche la storia di una giornata raccontata in televisione praticamente senza filtri, quando i giornalisti si trovarono davanti al compito più difficile: dare un nome e un significato a qualcosa che nessuno aveva ancora avuto il tempo di comprendere.
Guarda e leggi l’intervista completa a Tiziana Ferrario nel Salotto di Domanipress:
Tiziana Ferrario: «Vi racconto dell’Afghanistan che non leggete sui giornali e delle giovani ribelli in lotta per un sogno di libertà»




