“L’ultimo sorriso” è il romanzo d’esordio di Alfonso Pistilli fuori da ogni regola della normalità

Dopo aver frequentato i corsi di scrittura creativa di Tommy Di Bari, scrittore e autore televisivo, e aver completato la sua formazione grazie all’editor Ruggero Ruggero, Alfonso Pistilli presenta il suo romanzo d’esordio, intitolato “L’ultimo sorriso”. Questo libro di narrativa contemporanea, un giallo sui generis, è stato presentato dalla giovane casa editrice PubMe nella collana Policromia, curata dalla editor e scrittrice Emanuela Navone. Si tratta di una collana che raccoglie opere eterogenee senza focalizzarsi esclusivamente su un unico genere: mira piuttosto a presentare l’intera umanità, in tutta la sua meraviglia e, nel contempo, nella sua complessità e misteriosità, e a proporre ai lettori libri riguardanti vite ordinarie, ma che, nella loro quotidianità, escono dalle regole e dalla normalità.

L’opera di Pistilli si colloca bene negli scaffali di questa serie: racconta di un venditore di viaggi porta a porta, Alessandro Cocco, che, dopo aver superato un primo momento di apatia e smarrimento, inizia a indagare sulla morte sospetta della sua migliore amica, Halina, una escort lituana che pare essere l’unica persona in grado di comprenderlo, non arrendendosi all’ipotesi che potesse trattarsi di un suicidio. Scopre così che in realtà la sua amica era solo una tessera del domino che, dopo essere caduta, ha iniziato a far traballare fino a far crollare a terra tutte le altre tessere, poste una in fila all’altra. Alessandro, grazie all’aiuto di Anna, un’agente di polizia, porta alla luce una fitta rete di inganni e sotterfugi che caratterizzano sospetti traffici di droga e il calcioscommesse. Questo percorso, affiancato da sentieri paralleli quali la vita in famiglia di Alessandro, la relazione complessa con la fidanzata Alessandra, il fastidioso ritornello che continua a tornargli in mente (“Quando crescerai? Quando comincerai a prenderti le tue responsabilità? Quando ti troverai un lavoro degno di questo nome?”), e le giornate passate con gli amici allo stadio, lo porterà a trovare una sicurezza di sé che prima non aveva: fino a quel momento, infatti, aveva osservato la sua vita come uno spettatore seduto su una poltrona sgualcita e scomoda davanti al grande schermo del cinema, infastidito da quella seduta poco accogliente, ma allo stesso tempo inerme di fronte a quanto veniva proiettato sullo schermo; si accontentava di un lavoro porta a porta che gli dà poche, se non nulle, soddisfazioni. E forse è proprio questo che ha portato il protagonista e l’amica deceduta a essere così uniti: entrambi avevano dovuto trovare un lavoro che fosse quasi un palliativo in mancanza di altro. Lui venditore porta a porta, lei escort a disposizione di persone ricche e famose; lavori che non danno loro alcuna soddisfazione personale, che si ostinano a fare quasi spinti da un’inerzia incomprensibile; lavori che possono condurre in situazioni pericolose; lavori che, alla fine, fanno comodo a chi, come il protagonista e la sua amica, forse non ha la voglia o non trova la forza di riscattarsi e di farsi valere per le proprie capacità e doti. Un riscatto, però, Alessandro ce l’ha avuto: l’indissolubile, seppure, agli occhi degli esterni, strana amicizia che lo legava ad Halina, gli ha dato il coraggio e la grinta di battersi per ottenere la verità su quanto era accaduto a quella donna che ammirava tanto, e che lo capiva così bene. Un coraggio che lo porta, in questo percorso così ostile e complicato, a fare talvolta mosse azzardate e sconsiderate, senza pensarci troppo, ma solo con la volontà di poter ridare una dignità alla povera ragazza morta. Si evince, quindi, la funzione fondamentale che questa giovane escort aveva, e continua ad avere anche dopo il suo decesso, sulla vita e sulle scelte del protagonista. Halina non è l’unica donna intorno alla quale ruota la vita di Alessandro, quasi a sottolineare l’importanza della figura femminile per riportare un ordine nelle cose, anche quotidiane, dell’esistenza di quest’uomo. Prima tra tutte Anna. Inizialmente sotto copertura, presentandosi come un’amica di Halina dal nome Sula, si rivela poi per quella che realmente è: un’agente di polizia che indaga su una storia di calcioscommesse; grazie alle sue indagini e conoscenze, indirizza Alessandro nelle sua ricerca della verità, e, allo stesso tempo, lo accompagna e si fa accompagnare lungo un erto e intricato percorso che la porterà a scoprire ciò che sta sotto ad alcune attività sospette che inquinano il mondo del calcio. E insieme a questa donna, dal carattere fiero, autoritario e deciso, Alessandro riesce a scoprire la verità che sta dietro al presunto suicidio dell’amica. E poi c’è Alessandra, la fidanzata storica. Dopo un iniziale trambusto e un allontanamento da parte sua, causato soprattutto dall’ostilità della ragazza nei confronti del lavoro troppo precario del protagonista, ritorna a far parte della vita di Alessandro, che non ha mai smesso di amarla, ma che ha fatto l’incauta scelta di non renderla partecipe prima di tutto della sua amicizia con Halina, e in secondo luogo delle indagini che stava compiendo; il ritorno nella vita del protagonista dà a quest’ultimo nuova carica per proseguire con ancora più ostinazione le sue ricerche. E infine, la mamma. Sempre amorevole e attenta ai bisogni di un figlio che, purtroppo, ancora non è riuscito a sistemarsi; una madre affettuosa e premurosa, che nella semplicità quotidiana gli dona i suoi gesti teneri, talvolta non ricambiati perché lui è troppo impegnato, eccessivamente preso da una vita che non lo soddisfa, e perso nell’intricato labirinto dei suoi pensieri. Il lettore, in tutto ciò, si ritrova ad accompagnare il protagonista nella sua vita ordinaria, nella quale può riconoscersi, e ad assistere allo stravolgimento improvviso di quest’esistenza che, altrimenti, avrebbe continuato nella sua placidità consueta interrotta solo da futili drammi quotidiani. Si ritrova quindi ad affrontare, a fianco ad Alessandro Cocco, un evento straordinario e fuori dagli schemi, un dramma che, all’inizio, potrebbe sembrare insormontabile, ma che porta a un lieto, seppur amaro, fine.

È un giallo dalla narrazione fluida e lineare, che alterna momenti di suspense ad attimi di calma; una scrittura che, talvolta, dà per scontati alcuni dettagli che, magari, per il lettore non lo sono, e che portano quest’ultimo a trovarsi leggermente spiazzato davanti a colpi di scena inaspettati, a cui non riesce nell’immediato a dare una spiegazione. È comunque una lettura gradevole, che fa desiderare a chi legge di proseguire con la storia pagina dopo pagina, per capire situazioni e risvolti che porteranno alla soluzione di questa tragica vicenda.

Stefania De Marco