Per Laura Pausini, abituata a trasformare ogni palco in un abbraccio collettivo, c’è qualcosa che continua a ferirla: le bugie ripetute all’infinito, quelle che si insinuano tra un tweet, un rumor di corridoio, un titolo sparato troppo in fretta. E così, alla vigilia di un nuovo giro di indiscrezioni sul suo coinvolgimento a Sanremo 2026, la cantante ha scelto di dire basta. Con la franchezza di chi ha costruito trent’anni di carriera su autenticità e lavoro.
Un post sui social, poche righe, nessuna teatralità. Solo una domanda che contiene tutto: “Perché così tante falsità su di me?”
Una domanda che non è solo difesa: è una stanchezza che diventa dignità.
Sanremo 2026, il chiarimento definitivo
Il rapporto tra Laura Pausini e il Festival è una storia che attraversa generazioni. Tutto comincia nel 1993, quando una ragazza di Solarolo conquista l’Ariston e un Paese intero con La solitudine. Da allora, per lei, Sanremo è stato un porto sicuro e un ritorno costante: dalle gare del ’94, ai ruoli da super ospite nel 2001, 2006, 2016, 2018, 2021 e 2022.
E proprio per questo, ogni volta che il Festival si avvicina, il suo nome circola più forte del vento ligure.
Quest’anno, però, l’ondata si è trasformata in tsunami: insistenze, supposizioni, articoli che parlavano addirittura di una conduzione del Festival, di una direzione artistica, di un sì già in tasca.
In realtà, Laura lo aveva già detto in passato: la Rai aveva provato ad affidarle il Festival — anche insieme a Paola Cortellesi — ma lei aveva declinato con l’onestà che la contraddistingue.
«Non me la sento di reggerlo», aveva ammesso senza filtri. E, con ironia, aveva aggiunto: «Come direttrice artistica? Metterei solo i miei amici».
Questa volta, però, il volume delle voci ha superato il limite. Così, rispondendo a un fan su X, la cantante ha deciso di spegnere l’incendio:
«Nel giorno in cui esco con un duetto con una donna poi perché si inventano queste cattiverie?»
Un messaggio semplice. Un confine chiaro. Un invito a ricordare che dietro una voce celebre c’è sempre una persona.
Il duetto con Yami Safdie e un nuovo capitolo musicale
Lo sfogo di Laura arriva in un momento in cui l’attenzione dovrebbe essere altrove: sulla musica.
La cantante, infatti, ha appena pubblicato un nuovo singolo, “Eso y más”, in collaborazione con Yami Safdie, brillante cantautrice argentina esplosa sui social grazie alle sue reinterpretazioni.
Una scelta non casuale: è proprio sulle cover che le due artiste hanno trovato un punto di contatto emotivo.
«Io ho iniziato facendo piano bar e, come lei, cantavo le canzoni che amavo di più», ha raccontato Pausini.
Un percorso che oggi rivive nella nuova fase del progetto Io canto, dedicato ai brani che hanno segnato la sua formazione.
Un ritorno alle radici che profuma di sincerità, rispetto, memoria.
La stessa sincerità che ha portato Laura a rispondere alle voci su Sanremo senza giri di parole.
Il prezzo della visibilità
Quando un’artista come Laura Pausini parla di “cattiverie”, non è vittimismo: è lucida consapevolezza.
In un Paese come l’Italia, dove il talento spesso convive con l’invidia nazionale, l’esposizione mediatica può diventare campo minato. E anche una carriera pulita, trasparente e costellata di riconoscimenti non basta a proteggere dalle narrazioni esterne.
Il suo sfogo non è solo personale: è il riflesso di un meccanismo più grande.
Quello in cui le donne di successo — soprattutto se forti, popolari, internazionali — vengono messe ogni volta alla prova della resistenza emotiva.
Tra musica, verità e aspettative
Con la sua smentita, Laura Pausini non ha chiuso la porta a Sanremo per sempre. Ha chiuso la porta alle manipolazioni, alla pressione, al “si dice” che stanca prima ancora di iniziare.
E l’ha fatto nel modo più elegante: ricordando che la musica — la sua musica — continua a parlare più forte.
In fondo, è questo il cuore della vicenda:
un’artista che, dopo trent’anni di carriera, pretende ancora che il racconto su di lei sia corretto, onesto, umano.
Un diritto.
E un esempio.




