Jovanotti compie 60 anni e non vuole fare bilanci: «Faccio festa per lavoro». Il ragazzo fortunato continua a scappare dalla nostalgia

Sessant’anni sono l’età perfetta per voltarsi indietro. Lorenzo Cherubini, invece, sembra avere ancora il collo girato dalla parte opposta.

Il 27 settembre Jovanotti compirà 60 anni e, mentre per qualsiasi artista con quasi quarant’anni di carriera sarebbe arrivato il momento della celebrazione, delle fotografie in bianco e nero e dei grandi bilanci, lui continua a parlare soprattutto di ciò che non sa ancora. «I 60 anni? Non ci penso proprio», ha raccontato. Del resto, festeggiare il compleanno per uno che fa le feste di mestiere da quando aveva 16 anni ha sempre avuto qualcosa di superfluo.

È probabilmente una delle chiavi per capire perché Jovanotti sia riuscito a invecchiare senza trasformarsi completamente in un monumento a Jovanotti. Sarebbe stato facilissimo. Le canzoni per costruire una liturgia della nostalgia non gli mancano: Ragazzo fortunato, Serenata Rap, L’ombelico del mondo, Bella, A te, Mi fido di te. Generazioni diverse potrebbero riempire un concerto semplicemente aspettando il momento in cui parte la canzone che ricorda loro chi erano venti o trent’anni fa.

Lui, invece, continua a complicarsi la vita. Nel 2026 ha attraversato chilometri in bicicletta, inventato ancora una volta un formato diverso per portare la musica dal vivo in giro per l’Italia e chiuso il Jova Summer Party al Circo Massimo di Roma, la città nella quale è cresciuto. Prima delle date romane aveva percorso circa duemila chilometri in bici. Persino alla vigilia dei sessant’anni, insomma, l’immagine continua a essere quella di qualcuno che deve muoversi.

Il segreto di Jovanotti è continuare a muoversi

E forse la parola importante è proprio questa: muoversi. Jovanotti appartiene a una generazione di artisti italiani che ha dovuto attraversare quasi tutte le rivoluzioni possibili dell’industria musicale. Quando ha iniziato esistevano i vinili, le radio private erano ancora un luogo nel quale costruire linguaggi nuovi e MTV non aveva ancora trasformato completamente il rapporto tra musica e immagine. Poi sono arrivati CD, videoclip, internet, download, social network, streaming, TikTok e algoritmi.

Nel frattempo Lorenzo è rimasto Lorenzo, ma non esattamente lo stesso Lorenzo. All’inizio c’era il ragazzo con il cappellino che rappava quando in Italia il rap sembrava quasi un oggetto importato da decifrare. Poi sono arrivati il pop, la world music, l’elettronica, le ballate, i grandi concerti, le contaminazioni e quella progressiva trasformazione dello spettacolo dal vivo in qualcosa che non voleva più essere soltanto un concerto.

Jovanotti ha costruito buona parte della propria carriera sulla paura di annoiarsi.

E proprio mentre si avvicina ai sessant’anni ammette una cosa interessante: non sempre comprende immediatamente la musica dei ventenni. Ha raccontato di percepire l’età soprattutto quando incontra un linguaggio musicale nato in un mondo diverso da quello della sua giovinezza. Ha anche osservato come una parte dell’hip hop contemporaneo sia molto più concentrata sull’ostentazione della ricchezza rispetto alle rivendicazioni che lui associava a quella cultura.

È una confessione molto più interessante del solito tentativo dell’artista adulto di dimostrare di essere ancora giovane. Jovanotti non ha vent’anni. E sembra non avere particolare interesse a fingere di averli. Il punto è continuare ad avere curiosità.

Perché per Jovanotti un concerto è ancora una festa

Anche il modo in cui parla dei concerti racconta una contraddizione interessante. In un momento nel quale lo stadio sembra essere diventato la certificazione definitiva del successo di un artista italiano, Jovanotti ha ricordato che dal punto di vista strettamente musicale uno stadio è tutt’altro che il luogo ideale per ascoltare un concerto. Il suo valore è altrove: nella possibilità di vivere una grande esperienza collettiva, una sorta di rito di massa in un’epoca nella quale sempre più esperienze vengono consumate individualmente attraverso uno schermo.

È probabilmente per questo che da anni insiste sulla parola festa. Non concerto. Festa.

Il Jova Beach Party aveva già portato questa idea fuori dagli stadi e dai palazzetti. Nel 2026 l’Arca di Loré e il Jova Summer Party l’hanno nuovamente trasformata, mescolando musica, bicicletta, viaggio, ospiti e incontri. La forma cambia continuamente, ma il principio rimane quasi identico a quello del ragazzo che a sedici anni metteva i dischi: creare uno spazio nel quale delle persone possano stare insieme.

Il 27 settembre compie 60 anni

Poi, naturalmente, arriva il tempo. E questa volta il tempo ha un numero preciso: 60.

Jovanotti non nasconde di sentirli. Ma invece di trasformarli in una celebrazione della propria carriera, sembra considerarli soprattutto un nuovo punto di osservazione. Il 27 settembre non è prevista una gigantesca festa pubblica. Ha raccontato che probabilmente starà con la moglie Francesca Valiani e la figlia Teresa e che potrebbe bastare una pizza. Una scelta quasi comicamente normale per qualcuno abituato a far ballare decine di migliaia di persone.

C’è anche una ragione familiare dietro questa scarsa passione per il proprio compleanno. Il padre Mario Cherubini era nato il giorno successivo, il 28 settembre, e in famiglia i due compleanni venivano festeggiati insieme. Jovanotti ricorda quelle occasioni come uno dei rari momenti nei quali da bambino si andava tutti al ristorante.

Un documentario riporta Lorenzo alla sua infanzia

Proprio il padre torna indirettamente anche nel progetto forse più personale di questa fase della sua vita. A novembre arriverà al cinema Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti, documentario diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti.

I registi lo hanno seguito per sette anni e, per una volta, Lorenzo ha scelto deliberatamente di non controllare il racconto. Ha consegnato loro il materiale lasciando che fossero loro a costruire il film. Durante la lavorazione è stato inoltre ritrovato uno scatolone contenente vecchi Super 8 girati dal padre, pieni di immagini della sua infanzia. Quel materiale ha finito per modificare profondamente il progetto.

Il documentario è diventato così anche il racconto di quel bambino che Jovanotti sostiene di portarsi ancora dentro. Ed è curioso che proprio mentre il calendario gli consegna un numero inevitabilmente adulto, la sua storia cinematografica torni all’infanzia.

Il ragazzo fortunato non vuole diventare un monumento

Forse il segreto della sua longevità artistica sta proprio in questa contraddizione. Non nel tentativo impossibile di rimanere giovani, ma nel conservare qualcosa che normalmente associamo alla giovinezza: la disponibilità a non sapere già cosa succederà dopo.

Alla fine del tour, infatti, Jovanotti ha risposto alla domanda più prevedibile — quali sono i prossimi progetti? — in un modo sorprendente per un artista abituato a progettare spettacoli giganteschi: nessuno. Ha spiegato di non avere idee né scadenze e di apprezzare quella sensazione, precisando immediatamente che non significa affatto ritirarsi.

Dopo quasi quarant’anni trascorsi a correre, pedalare, cantare e inventare feste, forse il vero lusso è proprio questo: non sapere ancora cosa fare domani.

Il 27 settembre Lorenzo Cherubini compirà sessant’anni. Potrebbe utilizzare quel numero per guardare tutto ciò che ha costruito. Jovanotti sembra preferire un’altra possibilità.

Guardare davanti e chiedersi, ancora una volta, dove si va adesso.

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