Vent’anni dopo la sua morte, Oriana Fallaci continua a essere difficile da sistemare dentro una definizione. Giornalista, scrittrice, inviata di guerra, intervistatrice capace di confrontarsi con alcuni degli uomini più potenti del Novecento, ma anche figura profondamente divisiva, soprattutto nell’ultima parte della sua vita.
Il 15 settembre 2026 saranno esattamente vent’anni dalla sua scomparsa, avvenuta a Firenze nel 2006. E non è casuale che per ricordarla sia stata scelta una parola precisa: “L’eretica”. È il titolo del convegno organizzato a Firenze nel ventennale, accompagnato da una mostra e da iniziative dedicate alla sua figura.
Prima di avere un’opinione, andava a vedere
Forse è questo uno degli aspetti di Fallaci che appare più distante dal nostro presente.
Ha attraversato guerre, rivoluzioni e grandi trasformazioni sociali. Ha intervistato capi di Stato e personaggi che hanno segnato la storia contemporanea. Non cercava necessariamente di risultare neutrale o accomodante e proprio questo rendeva immediatamente riconoscibile la sua scrittura.
Oggi siamo immersi in un sistema quasi opposto. Un’opinione può nascere in pochi secondi, diventare un post e raggiungere migliaia di persone prima ancora che chi la esprime abbia realmente approfondito ciò di cui sta parlando.
Fallaci apparteneva a un giornalismo nel quale il tempo trascorso sul campo era parte della costruzione dell’autorevolezza.
Le lettere mostrano una Fallaci diversa
A rendere particolarmente interessante questo ventennale è anche la pubblicazione di “La forza della passione. Lettere a Monsignor Fisichella”, che raccoglie lo scambio epistolare con Rino Fisichella, figura vicina alla scrittrice nell’ultimo periodo della sua vita.
Ne emerge una Fallaci differente dal personaggio pubblico apparentemente indistruttibile: gravemente malata, consapevole dell’avvicinarsi della morte e impegnata a interrogarsi anche sulla fede.
È forse proprio questo contrasto a renderla ancora interessante.
Dietro la combattente esisteva una donna vulnerabile, capace di convivere con dubbi che difficilmente trovavano spazio nell’immagine pubblica costruita intorno a lei.
Il problema di chi divide
Ricordare Fallaci non significa necessariamente condividerne le idee. Alcune delle sue posizioni, soprattutto quelle espresse dopo l’11 settembre, hanno prodotto polemiche enormi e continuano ancora oggi a essere discusse.
Ma vent’anni dopo emerge una domanda più ampia: quanto spazio concediamo ancora alle personalità che non cercano di piacere a tutti?
Viviamo nell’epoca della reputazione misurabile. Like, follower, commenti e condivisioni trasformano continuamente il consenso in un numero. Anche chi racconta la realtà rischia di imparare rapidamente quali parole premiano l’algoritmo e quali provocano una reazione negativa.
Fallaci apparteneva a un altro sistema. Poteva essere amata, contestata, perfino detestata. L’indifferenza era molto più difficile.
Firenze torna a ricordarla
Nel ventennale Firenze le dedica diverse iniziative. È prevista una commemorazione sulla sua tomba al Cimitero degli Allori, mentre l’area davanti alla Fortezza da Basso sarà intitolata Giardino Oriana Fallaci.
A Palazzo del Pegaso si terrà inoltre il convegno “Oriana Fallaci. L’eretica”, mentre la mostra “Oriana. Donna, giornalista, scrittrice” contribuirà a raccontarne il percorso professionale e personale.
Il titolo scelto per le celebrazioni racconta probabilmente meglio di qualsiasi commemorazione ciò che rimane di lei.
Un’eretica non è necessariamente qualcuno che ha ragione. È qualcuno che rifiuta di considerare intoccabile ciò che gli altri hanno già deciso di accettare.
A vent’anni dalla morte di Oriana Fallaci, forse è proprio questa la parte della sua eredità che merita ancora di essere discussa: non l’obbligo di essere d’accordo con lei, ma la libertà di essere abbastanza scomodi da costringere gli altri a pensare.




