INTERVISTA : Giordano Sangiorgi organizzatore del MEI – Aperto un dialogo con il Presidente della SIAE

Giordano Sangiorgi  è uno dei nomi più noti agli addetti ai lavori di musica. Tra i suoi grandi successi professionali c’è la creazione del MEI la più importante manifestazione dedicata alla nuova scena musicale indipendente italiana che sostiene e promuove la crescita di una cultura musicale indipendente da vent’anni all’insegna della musica da ascoltare e approfondire.

Oggi a seguito della nomina di Filippo Sugar come presidente della SIAE si sono aperte nuove prospettive per le realtà indipendenti, emergenti e giovani del mercato e tra queste c’è un nuovo “tavolo di lavoro” che si aprirà i prossimi giorni con il patron del MEI. Noi di Domani Press sempre proiettati per missione editoriale verso i talenti italiani del domani emergenti e non abbiamo parlato con lui di questa nuova possibilità e del futuro del MEI.

 

A seguito della nomina di Filippo Sugar come presidente della SIAE sembra configurarsi un nuovo scenario che mira a far crescer più autori, più opere, più proposte. Tu che sei un faro per l’industria discografica indipendente come credi che cambierà l’industria musicale in Italia?

La designazione del nuovo Presidente della Siae ha segnato uno spartiacque senz’altro , intanto dal punto di vista comunicativo. Per la prima volta un Presidente della Siae si è rivolto alla sua prima dichiarazione al mondo del MEI, degli indipendenti e degli emergenti per aprire un tavolo di lavoro comune. Una cosa mai verificatasi prima che fan ben sperare in un lavoro comune a favore di tutto il Made in Italy musicale. Oggi la nuova industria musicale deve lavorare dal punto di vista economico su una sempre maggiore e piu’ equa ripartizione dei diritti, su un sempre maggiore e piu’ equo salario per tutta la filiera creativa musicale da parte delle piattaforme on line e della telefonia di distribuzione e di diffusione, su una sempre maggiore facilitazione per il live per i giovani emergenti e per una sempre maggiore diffusione di musica italiana nelle nostre tv e radio, oltre ad un profondo rinnovamento di tutto il settore. Mi pare che Sugar sia interessato a lavorare su questo e altri temi insieme a noi per soluzioni utili a favore delle giovani generazioni, dell’innovazione e della creativita’ per un’industria al passo coi tempi. Lo incontreremo presto con le nostre proposte e vedremo concretamente cosa riusciremo positivamente a fare in un clima unitario e favorevole a tutti.

In un mondo sempre più digitalizzato le piattaforme musicali come Spotify sembrano essere sempre più utilizzate. Questo nuovo modo di  fruizione della musica che ha cambiato il mercato come viene vissuta dai produttori di musica indipendente?

E’ un modello che come i precedenti sta nuovamente rivoluzionando la diffusione di musica. Come è stato per gli Mp3, per MySpace, per Vitaminic, per iTunes, per YouTube, con una rivoluzione radicale nel mondo della musica ogni due o tre anni. La musica infatti è una delle grandi piattaforme di cambiamento per l’innovazione tecnologica. Si va verso il non possesso della musica e ad un modello di ascolti fatto di uno o due brani per ogni artista, sia in streaming che in video, come nel boom dei 45 giri dell’era beat. Un modello che ha accompagnato la musica indie in una rivoluzione rap notevolissima oggi. Serve che queste piattaforme paghino di più’ e piu’ e equamente, dopo i diritti dell’equo compenso, grazie alla firma di un decreto portato avanti dal Ministro Franceschini che ha permesso di portare al nostro settore molte più risorse, togliendole dal business per portarle alla cultura musicale e anche direttamente a tutta la filiera creativa musicale. Pharrell Williams ha denunciato Pandora perche con 43 milioni di streaming del suo brano ha ricevuto solo 2700 dollari. Non è possibile: così si inaridisce la vena della filiera creativa e tra un po’ le piattaforme rischiano di non avere più contenuti e di non dare un futuro alle giovani generazioni musicali se continuano a pagare un click in millesimi di euro. Serve un tavolo europeo con un nuovo e più alto salario per queste piattaforme monopoliste. Inoltre serve più concorrenza in chiave europea e una forte legge antitrust.

 

Cosa puoi dirci sul prossimo MEI, ci sono dei progetti particolari che ti piacerebbe realizzare nella prossima edizione?

Stiamo andando verso il #nuovomei2015. Siamo pieni di proposte e di idee che vogliamo vengano realizzate dalle giovani generazioni che essendo nativi digitali hanno oggi ancora più necessità di un punto di riferimento comune per confrontarsi, aggiornarsi e scambiarsi esperienze e sentire “che aria tira” grazie al Mei.  Più social e più sociale : ecco il nuovo Mei.  Finiti i 20 anni è finito un ciclo, vorremmo aprire con le giovani generazioni un vero e proprio ciclone.

 

C’è un genere musicale che ha una maggiore seguito  di pubblico in Italia e quale invece è più difficile da sperimentare?

Il rap, in tutte le sue diverse forme, da quello piu’ impegnato socialmente e politicamente a quello più leggero fino a quello piu’ politicamente scorretto, sta letteralmente spopolando, mentre con fatica purtroppo trovano uno spazio significativo di mercato da noi le orchestre di world music spesso più apprezzate all’estero che in Italia. Ma tanti altri da noi trovano terreno difficile essendo la nostra ancora la cosiddetta “patria del bel canto” alla Claudio Villa.  C’è un’arretratezza culturale non indifferente e purtroppo sotto questo aspetto l’ultimo Festival di Sanremo che ha fatto il boom di ascolti di un pubblico over ha segnato un passo di 20 anni indietro.

 

Qual’è secondo te l’artista che pur sotto il grande nome di una major discografica incarna lo spirito dell’artista indipendente?

Caparezza sicuramente, Verdena anche Dente tra i cantautori. Così da citare tre generi diversi nati nell’indie ma che hanno mantenuto un’attitudine indie straordinaria senza perdere nella loro progettualitaà.

 

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Giordano Sangiorgi, quali sono le tue speranze e le tue paure? 

Sono più le speranze delle paure. In un’epoca di grandi cambiamenti si aprono sempre grandi opportunità per tutti e in campo musicale penso che pur in questa difficoltà di risorse se gli indipendenti sapranno unirsi e lavorare insieme potranno creare migliaia di artisti di successo di nicchia capaci di cambiare il mercato musicale. La paura e’ che si abbia paura di affrontare il cambiamento e ci si radichi in vecchie certezze granitiche che se restano immobili vengono spazzate via dai monopoli della globalizzazione. Nella musica, ma anche in tutti gli altri settori.

Simone Intermite

 

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