Il talentuoso designer creativo Stefano Seletti è stato ospite de Il Salotto di Domanipress in occasione della Milano Design Week , raccontando la storia di un marchio che ha trasformato il quotidiano in immaginario, l’oggetto domestico inprovocazione, la funzione in racconto.
Nel cuore della Design Week, Seletti ha presentato Building Design LTD, il progetto che ha trasformato il flagship store di Corso Garibaldi 117 in una vera installazione immersiva. Dal 21 al 26 aprile, lo spazio milanese del brand è diventato una sorta di ferramenta visionaria, tra estetica vintage-industriale, insegne tipografiche, superfici materiche e un’atmosfera da bottega londinese di metà Novecento.
Non una semplice esposizione, ma un cortocircuito creativo: entrare da Seletti, durante questa Design Week, significa scoprire come anche una scopa, una carriola, una cazzuola o uno sturalavandini possano diventare oggetti da guardare con occhi nuovi.
Al centro del progetto c’è Tools, la nuova collezione realizzata in collaborazione con Eternoo, che reinterpreta strumenti tradizionalmente legati al lavoro manuale trasformandoli in oggetti domestici dalla forte identità pop. Manici colorati, finiture metalliche, ironia visiva e memoria industriale costruiscono una collezione che parla il linguaggio più riconoscibile di Seletti: quello della sorpresa.
Nel dialogo con Domanipress, Stefano Seletti è tornato anche alle origini dell’azienda fondata dal padre, Romano Seletti, figura pionieristica capace di intuire prima di molti altri le potenzialità produttive e artigianali della Cina.
«Mio padre è stato decisamente un precursore dei tempi», racconta Seletti. «Ha valicato il confine cinese pochi anni dopo la caduta dell’impero di Tse-tung, in piena rivoluzione culturale, quando ottenere il permesso di entrare in quel territorio era complicato. Bisognava atterrare a Hong Kong e poi prendere un treno, percorrendo un antico ponte di legno a piedi. Era tutto molto incerto, eppure lui è riuscito a trovare in quei luoghi l’unicità di una produzione artigianale basata sull’arts and crafts e sugli oggetti di uso quotidiano».
Da quei viaggi nascono i primi prodotti importati dall’azienda: cestini portapane in bambù, sottopentola di paglia, strofinacci a nido d’ape, palline da ping pong. Oggetti semplici, familiari, quasi invisibili, che Seletti ha imparato a guardare come possibili contenitori di cultura, estetica e racconto.
Quel mondo Stefano lo scopre da giovanissimo. «Ho iniziato a seguire mio padre all’età di diciassette anni», spiega. «Quando ho lasciato il mio piccolo paese in provincia di Mantova per esplorare la Cina, mi si è aperto uno scenario culturale completamente diverso dal nostro. Era il mio ultimo anno di scuola superiore, mancavano pochi giorni alla maturità in ragioneria, ma decisi di partire per quaranta giorni. Fu una rivelazione».
Da quella rivelazione nasce una visione imprenditoriale che negli anni avrebbe ridefinito il rapporto tra design, ironia e accessibilità. Seletti non ha mai cercato di rendere l’oggetto semplicemente bello: ha cercato di renderlo memorabile, riconoscibile, democratico. Un oggetto capace di entrare nelle case senza perdere la sua forza narrativa.
La Milano Design Week 2026 diventa così il palcoscenico perfetto per raccontare questa evoluzione. Building Design LTD non celebra solo una nuova collezione, ma un modo di intendere il progetto: trasformare il quotidiano in esperienza, rompere le regole del buon gusto prevedibile, portare il design fuori dalla vetrina e dentro la vita reale.
In un’edizione della Design Week sempre più attraversata da installazioni spettacolari e linguaggi ibridi, Seletti sceglie ancora una volta la via più riconoscibile: quella della provocazione gentile, dell’oggetto comune che cambia statuto, della casa che diventa teatro.
Guarda l’intervista completa a Stefano Seletti su Domanipress:
Stefano Seletti: «Io imprenditore creativo, ho infranto le regole per creare una nuova evoluzione democratica del design»




