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Marco Giallini, i figli seguono le sue orme nel cinema: «Non è stato facile essere padre». Ma quanto pesa crescere con un cognome famoso?

Marco Giallini ha due figli, Rocco e Diego, che hanno deciso di lavorare nel cinema. Uno è aiuto regista, l’altro attore. Una scelta che potrebbe sembrare naturale, considerando il mestiere del padre, ma che porta con sé una domanda tutt’altro che banale: quanto è difficile costruirsi un’identità professionale quando il proprio cognome è già conosciuto da tutti?

A raccontare il rapporto con i figli è stato lo stesso Giallini, 63 anni, ospite di Non lo faccio x moda, il programma condotto da Giulia Salemi. L’attore romano, che il pubblico identifica soprattutto con il personaggio di Rocco Schiavone, ha parlato della paternità con la consueta schiettezza, senza cercare frasi a effetto.

Alla domanda se fosse stato facile essere padre, ha risposto semplicemente: «No, certo che no».

Una risposta che acquista un significato particolare conoscendo la sua storia. Nel 2011 Giallini ha perso improvvisamente la moglie Loredana, madre dei suoi ragazzi. Da allora ha dovuto affrontare il dolore della perdita e contemporaneamente occuparsi della loro crescita. Oggi Rocco ha 27 anni e Diego 21.

Due figli nel cinema, ma Marco Giallini non ha scelto al posto loro

In casa Giallini il cinema non è mai stato un argomento estraneo. Ma sarebbe riduttivo immaginare due ragazzi cresciuti con un padre famoso e destinati automaticamente a seguirne la carriera.

Rocco lavora come aiuto regista, mentre Diego ha scelto la recitazione. Due mestieri diversi, entrambi legati a un settore nel quale il cognome può aprire qualche porta, ma non garantisce una carriera.

L’attore ha spiegato che i figli sono arrivati a queste professioni senza che fosse necessario indirizzarli. Sono cresciuti in un ambiente pieno di musica, strumenti e stimoli artistici, assorbendo interessi che nel tempo sono diventati scelte personali.

C’è un dettaglio che racconta molto del suo orgoglio paterno: entrambi hanno frequentato il liceo classico, un percorso che lui stesso avrebbe desiderato intraprendere da ragazzo.

Giallini non nasconde la soddisfazione. Ma, parlando dei figli, preferisce sottolinearne le qualità personali piuttosto che i risultati professionali.

Essere il figlio di un attore famoso può rappresentare un vantaggio iniziale. Il problema è riuscire a non essere considerato soltanto questo.

Figli d’arte: il privilegio di un cognome e la fatica di dimostrare il proprio talento

Nel mondo dello spettacolo italiano i figli d’arte sono numerosi. Alcuni hanno costruito carriere importanti, altri hanno scelto percorsi completamente differenti. E ogni volta si ripresenta la stessa discussione: quanto conta il talento e quanto contano le conoscenze?

Sarebbe ingenuo sostenere che partire da una famiglia conosciuta non offra opportunità. Frequentare ambienti professionali fin dall’infanzia, conoscere il funzionamento di un set e avere accesso a persone che lavorano nel settore rappresenta un vantaggio reale.

Ma c’è anche l’altro lato della questione.

Chi eredita un cognome famoso eredita spesso anche un paragone dal quale è difficile sottrarsi.

Se un figlio d’arte ottiene un ruolo, qualcuno penserà che sia stato favorito. Se lavora bene, gli verrà chiesto se sia bravo quanto il padre. Se sceglie un’altra professione, potrebbe sentirsi domandare perché non abbia seguito la tradizione familiare.

È un meccanismo che riguarda anche famiglie lontane dai riflettori. Il figlio di un medico che decide di studiare medicina, quello di un avvocato che entra nello stesso studio, quello di un imprenditore che prende in mano l’azienda di famiglia.

La differenza è che, nello spettacolo, il giudizio diventa pubblico.

Per Rocco e Diego Giallini la sfida sarà costruire una reputazione professionale autonoma, senza dover rinnegare il rapporto con il padre.

La morte della moglie Loredana e una paternità vissuta senza poter delegare

Per comprendere il rapporto tra Marco Giallini e i suoi figli bisogna tornare al 27 giugno 2011.

Quel giorno Loredana, sua moglie dal 1993, morì improvvisamente a causa di un’emorragia cerebrale. Una perdita devastante, arrivata mentre la famiglia si preparava a partire per le vacanze.

I ragazzi erano ancora bambini e adolescenti. Giallini si ritrovò a dover affrontare contemporaneamente il lutto e le responsabilità quotidiane di un padre rimasto solo.

L’attore ha raccontato che per anni aveva cercato di reagire facendo affidamento sulla propria forza. Poi il dolore, che aveva tentato di tenere sotto controllo, è tornato a farsi sentire.

Ha ammesso di essersi stancato, a un certo punto, di dover essere sempre forte. Oggi racconta di aver ritrovato un equilibrio.

È una confessione importante, soprattutto da parte di un uomo che al cinema interpreta spesso personaggi duri, ironici, poco inclini a mostrare le proprie debolezze.

Nella vita privata, però, il dolore non segue una sceneggiatura. E la paternità, quando viene attraversata da una perdita così grande, richiede di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo.

«Quando escono sto con il cuore in gola»: la paura di un padre non finisce quando i figli crescono

Oggi Rocco e Diego sono adulti, lavorano e hanno una vita autonoma. Eppure Marco Giallini continua a preoccuparsi quando escono la sera.

Durante l’intervista con Giulia Salemi ha raccontato, divertito ma neppure troppo, le piccole bugie con cui i ragazzi cercano di rassicurarlo sulla propria posizione.

Dicono di essere vicino casa e magari sono molto più lontani. Lui lo sa, ma continua a preoccuparsi.

È un’immagine familiare a moltissimi genitori: il telefono che non squilla, un messaggio che tarda ad arrivare, la tentazione di chiedere continuamente dove siano i figli.

Nel caso di Giallini questa apprensione assume un significato ulteriore. Chi ha conosciuto una perdita improvvisa sa quanto possa essere difficile accettare che non tutto è sotto controllo.

L’attore ha persino deciso di mettere da parte una delle sue grandi passioni, la motocicletta, anche per rispettare una promessa fatta ai figli, preoccupati per la sua sicurezza.

Una specie di patto reciproco: lui teme per loro, loro temono per lui.

Marco Giallini e il rapporto con i figli: l’eredità più importante non è il successo

C’è un passaggio dell’intervista che racconta forse meglio di tutti il legame familiare. Giallini dice che i figli vanno ancora in vacanza con lui.

Non è un dettaglio scontato, considerando che hanno 27 e 21 anni e conducono ormai esistenze indipendenti.

Naturalmente i ritmi sono diversi. I ragazzi fanno tardi, mentre il padre preferisce andare a dormire molto prima. Ma continuano a cercarsi e a condividere tempo insieme.

L’attore descrive il loro rapporto come splendido. E quando parla delle qualità dei figli, più che della loro carriera, insiste su un aspetto: sono persone che stima.

Una parola interessante, stima, perché suggerisce qualcosa di diverso dal semplice orgoglio paterno.

Si può essere orgogliosi dei propri figli perché hanno ottenuto un lavoro importante, un riconoscimento o un risultato scolastico. Stimare qualcuno, invece, significa riconoscergli un valore personale, indipendentemente dai successi.

Quanto conta davvero lasciare un’eredità ai propri figli?

Rocco e Diego Giallini hanno scelto un mondo professionale che il padre conosce molto bene. Probabilmente ne hanno assorbito la passione osservandolo lavorare, ascoltandolo parlare, vivendo in una casa nella quale l’arte era parte della quotidianità.

Ma questo non significa che debbano diventare una copia di Marco Giallini.

Un genitore può trasmettere interessi, passioni, abitudini e perfino un mestiere. Non può decidere quale persona diventerà suo figlio.

E il risultato più importante della storia raccontata dall’attore romano non riguarda affatto il cinema.

Dopo una perdita familiare che avrebbe potuto compromettere ogni equilibrio, Giallini ha costruito con i suoi ragazzi un rapporto che oggi descrive con affetto e soddisfazione.

Il successo professionale dei figli sarà una storia ancora tutta da scrivere. Il loro cognome li accompagnerà, nel bene e nel male, e il pubblico finirà inevitabilmente per confrontarli con il padre.

Ma crescere con un cognome famoso non significa necessariamente vivere all’ombra di qualcuno. Può significare anche partire da una storia importante e trovare, con il tempo, il coraggio di scriverne una propria.

Marco Giallini, almeno a giudicare dalle sue parole, sembra aver capito una cosa fondamentale: il compito di un padre non è scegliere la strada dei figli, ma riuscire a restare una presenza importante mentre imparano a percorrerla da soli.