Lorenzo Pazzaglia reinventa il Gin Lemon: Gin Fusion è il cocktail che si indossa

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Prima dei flaconi c’erano i fornelli. Prima delle essenze, gli ingredienti. Lorenzo Pazzaglia arriva alla profumeria artistica passando da un luogo apparentemente lontanissimo, la cucina, ma forse proprio per questo il suo modo di costruire una fragranza conserva ancora oggi qualcosa di gastronomico: il gusto per gli accostamenti, il piacere del contrasto, l’idea che una materia da sola dica poco e che sia l’incontro con le altre a trasformarla in qualcosa da ricordare.

Marchigiano, cresciuto tra l’entroterra di Cagli e il mondo della ristorazione familiare, Pazzaglia è stato prima chef e poi profumiere. Un passaggio che, osservato più da vicino, appare meno sorprendente di quanto sembri. In cucina si impara a riconoscere un ingrediente prima ancora di assaggiarlo, a capire quando una spezia rischia di coprire tutto il resto, a dosare, togliere, aspettare. In profumeria cambiano gli strumenti, ma non necessariamente l’istinto.

Pazzaglia ha cominciato a sperimentare con le fragranze dopo essere stato a lungo collezionista, trasformando gradualmente una passione personale in un vero linguaggio creativo. Il suo approccio rimane volutamente sensoriale: i profumi non nascono soltanto per essere piacevoli, ma per riportare alla superficie immagini, luoghi, sapori e ricordi. Ed è forse qui che il suo passato da chef continua a farsi sentire più chiaramente.

Le sue composizioni hanno spesso qualcosa di fisico, quasi tattile. Ci sono materie che sembrano uscire dalla cucina, altre che richiamano un viaggio o una scena precisa. Anche quando l’ispirazione è molto concreta, Pazzaglia tende però a evitare la riproduzione letterale: ciò che gli interessa è quello che un odore riesce a provocare nella memoria.

È successo anche con Carbonara, uno dei nomi che meglio raccontano questa contaminazione tra gastronomia e profumeria. Non tanto la volontà di trasformare un piatto in un profumo, quanto quella di recuperare attraverso pepe, sfumature affumicate e accordi più caldi una sensazione familiare, quasi domestica. Il profumo diventa così un modo per raccontare qualcosa che esisteva già prima della formula.

 

Nel 2021 questo percorso prende una forma più definita con PAX by Lorenzo Pazzaglia, progetto con cui il suo nome entra sempre più chiaramente nel panorama della profumeria artistica italiana. Le fragranze diventano il punto d’incontro tra esperienza personale, ricerca e una certa propensione all’eccesso controllato: concentrazioni importanti, accordi riconoscibili, costruzioni che difficilmente vogliono passare inosservate.

Ed è proprio dentro questo universo che arriva Gin Fusion.

Questa volta Pazzaglia parte da qualcosa di immediatamente riconoscibile: il Gin Lemon. Un bicchiere freddo, il profumo del limone appena tagliato, il ginepro, il ghiaccio, quella sensazione quasi tagliente che arriva prima ancora del primo sorso. Ma il cocktail rappresenta soltanto il punto di partenza.

Gin Fusion si apre con una costruzione agrumata ampia e luminosa: limone, arancio dolce, mandarino, bergamotto, lime, yuzu, neroli, cedro e pomelo, attraversati dalla freschezza della menta piperita. L’impatto è netto, quasi freddo, e il riferimento al drink arriva senza bisogno di troppe spiegazioni.

Poi la fragranza cambia. Il ginepro e l’accordo gin diventano più presenti, mentre tè verde e mate introducono una parte più vegetale e asciutta. Dragoncello, melissa, menta verde, citronella, zenzero e verbena complicano ulteriormente la composizione, facendola progressivamente allontanare dall’idea di un semplice agrumato.

È qui che Gin Fusion trova la sua parte più interessante. Il Gin Lemon rimane riconoscibile, ma non viene trattato come una trovata divertente da profumeria. Diventa piuttosto un pretesto narrativo. Il gin è struttura, gli agrumi sono luce, il verde è movimento. Quello che all’inizio sembra un cocktail comincia poco alla volta a raccontare altro.

Nel fondo arrivano cedro, vetiver, sandalo, cardamomo, ginepro selvatico, muschio di quercia e ambra. La freschezza iniziale si fa più morbida, la composizione acquista peso e il carattere agrumato lascia spazio a qualcosa di più profondo. È come se il profumo seguisse il ritmo di una serata: prima l’impatto, poi la conversazione, infine quello che rimane.

Ed è difficile non leggere Gin Fusion alla luce della storia di chi l’ha creato. Perché dietro il gioco del cocktail ritorna ancora una volta il Pazzaglia chef: quello che parte da ingredienti facilmente riconoscibili, li scompone e li rimette insieme cercando una sensazione nuova.

In fondo, l’aperitivo è soltanto la superficie. Sotto ci sono la convivialità, l’attesa, una conversazione che si allunga, il rumore del ghiaccio nel bicchiere e quel momento in cui nessuno ha ancora voglia di guardare l’orologio.

Gin Fusion prova a imbottigliare proprio questo. Non tanto il Gin Lemon in sé, quanto tutto ciò che succede intorno. E forse è il modo più efficace per capire Lorenzo Pazzaglia: uno chef diventato profumiere che continua a utilizzare gli ingredienti per raccontare storie, soltanto che adesso non finiscono più nel piatto. Restano sulla pelle.

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