Scrittrice di narrativa e saggistica, divulgatore scientifico, consulente di sceneggiatura per Ferzan Özpetek, medico e sopratutto donna, MariaGiovanna Luini per sedici anni è stata l’assistente medico di Umberto Veronesi: nello studio che hanno condiviso in Direzione Scientifica all’Istituto Europeo di Oncologia hanno studiato, scritto libri, curato pazienti: una cura non solo fisica ma soprattutto emotiva dove l’anima è un tutt’uno con il corpo che può guarire attraverso la potenza dell’amore. Recentemente MariaGiovanna Luini ha pubblicato per Mondadori un libro intitolato “Il grande Lucernaio” che prende il titolo da un lapsus di una donna che definì così Veronesi a una cena e che lo stesso medico simpaticamente rese proprio. ll libro parla del cammino dalla medicina ultrascientifica alla medicina olistica: è un percorso di conoscenza, studio, apertura ed emozioni, una trasformazione che ha portato l’Autrice a smettere con le barriere, i limiti e le esclusioni “a priori”. Noi di Domanipress abbiamo ospitato nel nostro salotto MariaGiovanna Luini ed abbiamo parlato con lei di medicina senza bisturi esaminando le grandi trasformazioni del rapporto di fiducia tra medico e paziente ai tempi di internet tra Fake News ed autodiagnosi.

Nella sua carriera di assistente medico ha avuto l’onore di lavorare con il grande Umberto Veronesi che più che un luminare amava definirsi citando il titolo del suo libro un “Lucernario”. Qual è stato l’insegnamento più importante che ha ricevuto da lui?

E’ difficile per me identificare un insegnamento unico: sedici anni con una frequentazione quotidiana sono difficili da rendere in poche parole. Però un insegnamento fondamentale è la coerenza tenace: ho scelto un percorso di vita e vado avanti, cammino. Affronto con consapevolezza e coraggio ciò che arriva. Ho avuto un esempio grandissimo da lui: l’ho visto affrontare gloria e tradimenti, trionfi e grandi difficoltà, problemi enormi e leggerezza, e non ha mai perso la tenacia. Ha tenuto alto lo sguardo, sempre. Per una misteriosa alchimia, quando è morto ho sentito in me la medesima determinazione. E cresce ogni giorno.

A dieci anni era già molto determinata e sapeva cosa voleva fare nella vita…è vero che indirizzava in tenera età delle lettere al Dott. Veronesi? Si ricorda cosa scrisse?

Volevo essere come lui. In realtà volevo proprio essere lui. Ogni tanto rido con Lucia Racca, la responsabile della sua segreteria, perché mi auguro che quelle lettere non siano state archiviate da qualche parte. Ero una bambina molto enfatica quando scrivevo lettere: preferisco non ricordare i dettagli visto che un pietoso velo di oblio è calato su quelle missive.

Nel libro si legge di un approccio nuovo alla medicina dove al centro di tutto c’è “L’Uomo” a trecentosessanta gradi e corpo e psiche sono strettamente collegati. In italia a differenza di altri paesi europei vi è ancora una visione della medicina molto settoriale. Come mai si avverte ancora questa chiusura? Qual è secondo lei il paese che più di ogni altro può essere preso a modello per un approccio olistico alla medicina?

Ne esistono tanti. Il Giappone e la Germania, ma anche la Tailandia e l’India: non rendo giustizia a tanti altri Paesi e mi dispiace, sono davvero tanti ormai. Negli USA le tecniche di medicina non convenzionale sono molto studiate e inserite nei programmi dei centri di eccellenza di medicina convenzionale. In Italia stanno nascendo unità integrate di medicina olistica, anche se si sta facendo un po’ fatica: è normale, tutte le rivoluzioni richiedono adattamenti. Esistono molti preconcetti nei confronti dell’apertura olistica, ma posso comprendere i motivi: la cautela è necessaria per inserire in una pratica rigorosamente medica, infermieristica, fisiatrica e psicoterapeutica approcci che senza dubbio aiutano ma vanno gestiti nell’ambito globale delle cure. E’ necessario lavorare insieme: non si può procedere per settori separati e soprattutto non si può ragionare in termini di “medicina alternativa”. Niente alternative: integrazione, apertura, cooperazione, armonia.

A proposito di rapporto medico – paziente recentemente al centro di tanti dibattiti vi è quello relativo alle “vaccinazioni” che nutre inevitabilmente una sfiducia verso le capacità diagnostiche e terapeutiche anche del sistema sanitario…alcuni hanno additato internet e le fake news come responsabile di questo fenomeno. Lei cosa ne pensa? Internet ha modificato questo tipo di rapporto? L’affidarsi a Google per ricerche autonome in materia di medicina può inficiare la fiducia di un percorso terapeutico?

Il problema non è il mezzo comunicativo, ma il suo uso. Internet ha siti interessantissimi e completi, sempre aggiornati, credibili, ma ha anche spazi di ciarlataneria. Un’educazione alla qualità della ricerca internet sarebbe necessaria, anzi urgente, per le generazioni giovani. Internet ha dato un impulso alla responsabilizzazione del paziente, e ciò è totalmente positivo: i pazienti devono avere informazioni e devono porsi e porre domande, dubbi, questioni. Sono i responsabili della propria salute! Però il mare di internet può risultare fuorviante, e allora diventa prezioso un insegnamento: internet suggerisce, ma il rapporto diretto e personale tra pazienti e medici indica la via.

Un capitolo del suo libro è intitolato “La mente crea, la mente distrugge” esiste un esercizio mentale per la ricerca e lo sviluppo del benessere?

Un esercizio che mi piace molto è fermarmi un attimo e, in qualsiasi situazione anche difficile, trovare un dettaglio bello, armonioso, divertente, felice: c’è sempre, esiste anche nelle situazioni più tragiche. Bisogna obbligare se stessi a vederlo: non ricomincio a vivere la giornata se non lo trovo. Sapere vedere il dettaglio felice, obbligare se stessi a notarlo, modifica la reazione emotiva e una catena di ormoni e neurotrasmettitori legati al benessere. Iniziare a sorridere è scatenare reazioni: il sorriso non è solo un movimento dei muscoli, è un sistema di azione e reazione interiore.

Nella sua biografia si legge che lei è scrittrice di narrativa e saggistica, divulgatore scientifico, consulente di sceneggiatura e assistente medico. Come si conciliano questi lavori apparentemente così diversi tra di loro?

Semplice: non sono così diversi. La parola è una cura, qualunque sia il contenuto. L’energia di cura passa attraverso le parole dei libri, dei film, delle presentazioni pubbliche, delle presenze televisive e radiofoniche. Si può curare sapendo come stare su Facebook, per esempio. La Cura è vibrazione della voce e della scrittura. Con le parole possiamo distruggere o costruire, ferire o guarire: personalmente preferisco costruire.

La sua scrittura è spontanea e ricca di suggestioni anche visive. Quali sono le sue ispirazioni letterarie?

Sono una fortissima lettrice. I romanzi-romanzi di Simenon (non i Maigret, per intenderci) per me sono l’esempio di come lo sguardo dello scrittore possa rappresentare abissi e universi con una scelta perfetta di poche, impeccabili parole. Quando leggo e rileggo Simenon lo immagino seduto a osservare i personaggi che vivono: ha uno sguardo implacabile. Come Moravia. Nella scrittura divulgativa mi ispiro a Wayne Dyer e Brian Weiss.

Oltre a Umberto Veronesi ha collaborato anche con personaggi come Ferzan Özpetek con cui ha collaborato per la realizzazione del film “Allacciate le cinture” cosa ricorda di questa esperienza? Con quale altro personaggio le piacerebbe collaborare in futuro?

Ferzan è un’Anima meravigliosa. Una persona stupenda, un ladro di storie (come si definisce lui) che sa leggerti dentro al primo sguardo. Lavorare ad Allacciate le cinture mi ha insegnato che i guizzi geniali devono camminare di pari passo con il metodo, la fatica, l’energia ostinata per fare quadrare ogni dettaglio di una storia. Mi piacerebbe scrivere un film con Carlo Verdone: è un maestro nel rappresentare la vita e un eccellente medico.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” MariaGiovanna Luini quali sono le tue speranze e le tue paure?

Le mia speranza è realizzare in pieno in percorso che ho scelto prima di incarnarmi.
La paura è badare alla paura. Che è solo un trucco della mente.

Simone Intermite