Gianrico Carofiglio è uno degli scrittori più apprezzati della letteratura italiana contemporanea e sicuramente un uomo per cui la parola non è mai qualcosa di marginale. La sua attività letteraria si è sviluppata relativamente tardi tredici anni fa con le avventure del avvocato Guerrieri, ed è proseguita con una serie di romanzi, saggi ed anche una Grafic Novel con i disegni del fratello Francesco che lo hanno portato a deporre la sua brillante carriera di magistrato prima ed il suo impegno civile da senatore dopo in favore di una vita dedicata alla scrittura a tempo pieno. Quella di Gianrico è una scrittura particolare, che conduce il lettore nella storia rispettandolo, senza imporre il proprio punto di vista incidendo profondamente l’animo di chi si accosta alle pagine del libro con empatia. Il suo ultimo romanzo “Le tre del mattino” edito da Einaudi non fa eccezione e racconta la storia di un serrato confronto fra un padre ed un figlio, dal quale ambedue riemergeranno profondamente diversi. Un romanzo di formazione, un racconto di due notti nella colorata città di Marsiglia che come ci racconta l’autore in una nota introduttiva segue la traccia di una storia vera” impregnata sul talento, l’amore e lo scorrere inesorabile del tempo. Noi di Domanipress abbiamo parlato con l’autore Gianrico Carofiglio di quest’ultimo romanzo e del valore delle parole.

 


 

Il suo nuovo romanzo “Le tre del mattino” parte da uno spunto di una storia realmente esistita…è più difficile scrivere una storia con un canovaccio già sviluppato?

In realtà questo libro prende spunto da un fatto realmente accaduto ma la storia narrata è del tutto romanzesca. Dal punto di vista della tecnica di scrittura, dunque, non ci sono state troppe differenze dal solito.  I motivi per cui mi accingo a scrivere non li conosco prima di aver terminato un romanzo…accade sempre così. Per “Le tre del mattino” avevo in mente di raccontare le avventure di un diciottenne attraverso due notti a Marsiglia ma c’è anche la storia del padre di Antonio che non esisteva nello schema originario della storia e che l’ha cambiata in modi che non sarei stato capace di immaginare all’inizio della scrittura.

Una delle tematiche su cui si sviluppa il romanzo è il rapporto padre-figlio…Quanto la tua esperienza di padre ha inciso nella caratterizzazione di questo aspetto?

Parecchio, immagino. Ma non sono mai capace di decifrare quanto il peso delle mie esperienze personali incidano davvero sulle storie che racconto. Si tratta di meccanismi che funzionano al di sotto della soglia della consapevolezza. Non ne sono mai pienamente cosciente.

Il titolo del romanzo prende spunto da una frase di Francis Scott Fitzgeral «nella vera notte buia dell’anima sono sempre le tre del mattino» modificandone il senso e vedendo nel buio della notte una speranza positiva…Nei suoi romanzi spesso emerge dal buio la “pars construens” ha un animo ottimista?

Si, nonostante tutto mi piace pensare che sempre, anche nelle situazioni più difficili, sia possibile cercare una via d’uscita e un significato e questo spesso lo trasmetto nei miei romanzi.

La citta di Marsiglia ha un ruolo centrale nel suo ultimo romanzo ma una delle città che però le appartiene maggiormente è Bari dove è nato e che ha spesso raccontato nei suoi romanzi…Oltre Bari quale città la ispira maggiormente ?

In generale mi piace l’idea di cambiare le ambientazioni delle città. Tra tutte ti dico che  una delle mie preferite è Roma ed in effetti ho già scritto un romanzo ambientato in quella città: “Il silenzio dell’onda” dove la storia non si sviluppa nelle consuete vie baresi ma si snoda nel paesaggio romano citandone anche monumenti e storicità. Amo Roma.

Lei ha iniziato la carriera di scrittore relativamente tardi affiancandola a quella di magistrato e in seguito a quella di senatore…oggi che è uno scrittore a tempo pieno le manca di più la vita da magistrato o quella da senatore?

Posso dirti che sicuramente non mi manca la vita da parlamentare. Il lavoro da pubblico ministero, soprattutto la parte investigativa, invece si mi manca parecchio.

Sua madre era una scrittrice con una forte passione letteraria ed una scrittura acuta e pungente che non temeva di mettere in luce l’ipocrisia del vivere quotidiano. Qual è stato l’insegnamento più importante che ha ricevuto da sua madre?

Mia madre, fra le altre cose, credo mi abbia insegnato a tenermi il più possibile lontano dalle banalità e dalla volgarità…

Molti suoi ammiratori attendono un nuovo capitolo dedicato all’avvocato Guerrieri…molti scrittori hanno un rapporto conflittuale con i propri personaggi, sopratutto quando raggiungono una fama importante…lei che rapporto ha con il suo Guido Guerrieri?

Con l’avvocato Guido Guerrieri direi che ho un rapporto amichevole… (sorride)

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Gianrico Carofiglio quali sono le tue speranze e le tue paure? 

Se penso al Domani mi viene in mente una frase di Geoge Sorel: L’avenir est a ceux qui ne sont pas désabusé (L’avvenire appartiene a chi non è disilluso).

Simone Intermite