Nata ad Almeria, in Spagna, da genitori marocchini, ma cresciuta a Torino Chadia Rodriguez, una delle protagoniste più apprezzate della scena urban italiana, è l’esempio di come le bad girl della Generazione Z possono non porsi limiti ed ambire a scalare le classifiche dominando un mondo prevalentemente maschile come quello del rap e della trap. Accompagnata da mentori d’eccezione come Big Fish e Jake La Furia, quella di Chadia è una produzione artistica che utilizza la musica per lanciare messaggi di forza e orgoglio, talvolta anche scomodi, gettando le basi di un inedito linguaggio musicale che strizza l’occhio ai modelli d’oltreoceano. Lo testimonia la sua ultima esibizione al concerto del Primo Maggio durante il quale ha sdoganato il tabù della nudità colorandolo di arcobaleno ed il suo ultimo singolo intitolato epigraficamente “Non mi uccidere” dove la rapper trapiantata a Milano racconta la disperata, ma instancabile ricerca di un amore impossibile, all’apparenza perduto, suggellato dalla promessa di un’eternità che appare in pericolo. Un sentimento universale, forte a tal punto da oltrepassare il corpo e da spingere a lottare contro tutti e tutto pur di poterlo salvare. Il videoclip, dal forte impatto visivo, vede la partecipazione della nota e talentuosa attrice Alice Pagani, protagonista del film omonimo diretto da Andrea De Sica su tutte le principali piattaforme di streaming. Noi di Domanipress abbiamo incontrato Chadia Rodriguez per questa Intervista Esclusiva alla scoperta delle esigenze della nuova generazione tra voglia di riscatto, equità e libertà da conquistare.

Nel tuo ultimo singolo “Non mi uccidere” canti di un amore impossibile ed esordisci dicendo “Ne ho fatte di cose talmente cattive/Che non so se piangere o ridere”. Ti ritrovi nell’etichetta di bad girl della musica italiana?

«Esatto, canto di un amore impossibile e penso che in un certo senso sia una dinamica che può accomunare un po’ tutti. Mi ci ritrovo nell’etichetta di bad girl, ma ciò non vuol dire che una “cattiva ragazza” non possa avere anche un animo dolce e profondo».

Nel videoclip di “Non mi uccidere” c’ è anche la collaborazione con l’attrice Alice Pagani, protagonista dell’omonimo film di Andrea De Sica prossimamente disponibile sulle piattaforme streaming. Com’è nato questo progetto? A proposito di streaming, quali sono le tue serie preferite?

«Una delle mie preferite in assoluto è “Hannibal”, sono innamorata del personaggio e della storia che ruota intorno a lui, che spiega il perché è diventato in questo modo.Un’altra è sicuramente “Lie to me”, che mi ha aiutato tantissimo a capire le persone dal punto di vista psicologico e, in un certo senso, a comprendere come difendermi nel miglior modo possibile».

Parlando di collaborazioni al femminile, con il brano “Donne che odiano le Donne” hai denunciato l’estrema rivalità tra ragazze. Il sostegno reciproco e la solidarietà tra donne sono davvero così difficili da ritrovare nel mondo del rap?

«Mi spiace dirlo ma, purtroppo, il sostegno reciproco e la solidarietà nel mondo rap non esiste moltissimo. Almeno per quanto mi riguarda, la mia porta è sempre stata aperta ma dalle altre artiste non ho ricevuto lo stesso trattamento. Mi auguro che in un futuro ci sia un mondo dove le donne si sostengono a vicenda».

Nei tuoi brani spesso è possibile ritrovare alcune riflessioni importanti su tematiche scomode. In “Bella Così” con Federica Carta hai parlato di body shaming in un momento storico in cui l’immagine edulcorata di Instagram propone modelli perfetti ed irraggiungibili. Personalmente quale rapporto hai con la tua immagine?

«Per me all’inizio è stato difficile sentirmi a mio agio, è una cosa che ho imparato a fare nel tempo. Successivamente, dopo un percorso di crescita interiore in cui mi sono confrontata con me stessa e mi sono interrogata sul perché volessi piacere a tutti i costi, ho capito che non esiste cosa migliore al mondo che amarsi ed accettarsi per quello che si è, ho compreso l’importanza di essere sé stessi al 100%. Alla fine, puoi essere solo te stesso, tutto il resto è già stato preso».

Spesso sui social network si assiste ad una vera esplosione di odio ed aggressività con ricadute profonde e misurabili soprattutto per i tuoi coetanei, sia sul livello di fiducia interpersonale che sul benessere individuale…Personalmente quale rapporto hai con questo tipo di piattaforme? Ti sei mai sentita ferita da qualche commento postato da un hater?

«Personalmente non mi hanno mai toccato i commenti negativi degli haters. In generale però posso dire che spesso le persone non si rendono conto che questi commenti possono diventare ferite che non si rimarginano e che possono infliggere la psiche di una persona. Spesso provengono da chi per primo non sta bene con sé stesso e cerca di nascondere la propria insicurezza giocando sui difetti degli altri».

Le tue origini hanno diversi colori. Sei nata in Spagna da genitori marocchini, hai vissuto a Torino e da qualche anno sei a Milano per produrre musica. In quale luogo ti senti maggiormente a tuo agio?

«Non c’è un posto in cui mi sento più a mio agio. Penso di essere cittadina del mondo, alla fine siamo tutti essere umani, indifferentemente da dove proveniamo e da chi sono i nostri genitori. L’importante è amarsi l’un l’altro».

La tua produzione artistica è affiancata dal celebre produttore Big Fish. Cosa hai imparato da lui?

«La cosa più significativa che ho imparato da lui è che poco importano le visualizzazioni o i riconoscimenti che ottieni. Ciò che è importante e che verrà ricordato nel tempo è la persona che sei».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Chadia Rodriguez. Quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Le speranze sono tante, così come le paure. Per quanto possa sognare un futuro roseo non posso sapere cosa accadrà Domani, per cui cerco di vivermi al meglio ogni giorno, come se fosse l’ultimo».

Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite