In libreria: “Ultime voci dai fondali profondi. La maledizione del Travancore” di Pier Francesco Liguori e Francesco Bucci: la storia di un inspiegabile naufragio e di colpe da espiare.

Pier Francesco Liguori e Francesco Bucci presentano “Ultime voci dai fondali profondi. La maledizione del Travancore”, una storia ritmata e misteriosa, in cui si parla di divinità antiche e di eventi oscuri che scatenano drammi esistenziali che possono portare alla follia. È un romanzo ambientato tra Castro, Torino, Londra e il delta del Nilo, viaggiando tra il 1880 e il 1974; sono tanti e interessanti i personaggi che si avvicendano nella storia: dal dottor Ernesto De Vitis alle tormentate Dorothy, Marina e Anna – che condividono lo stesso, tragico destino, dal medico condotto Michele Sciacca all’archeologo Eduardo Bromer, fino alla figura dello scrittore Arthur Conan Doyle. Gli autori presentano una vicenda brillante e raffinata, che parla dell’inspiegabile naufragio del piroscafo inglese Travancore (soprannominato “La Valigia delle Indie”) nella baia di Castro, da cui si originano una serie di conseguenze drammatiche che determineranno il fato di un’intera famiglia.

Il dottor Ernesto De Vitis cura nella sua dimora una donna inglese, Dorothy Palmermoore, salvata dal naufragio: da subito ella manifesta segni di follia e pronuncia parole incomprensibili e in un’altra lingua, che si scoprirà poi essere quella dei sacerdoti egizi. Quando guarisce, prima di lasciare la casa del dottore, sussurra a sua figlia Marina una frase sibillina: «Ricorda sempre, Marina… Ricorda: che si portino in dono alla Dea le armi preziose!». Dopo pochi giorni Dorothy muore cadendo da un molo, e qualche mese dopo tocca anche alla tredicenne Marina, che si getta volontariamente da una scogliera, preda di un delirio isterico. La maledizione della famiglia De Vitis è iniziata: dopo Marina tutte le discendenti di sesso femminile troveranno la morte all’età di tredici anni, e sempre gettandosi dalla medesima scogliera. La storia fa poi un salto dal 1880 al 1974 e ci presenta il nipote di Ernesto De Vitis, che ha perso sua figlia Anna a causa della maledizione e pochi anni dopo anche la moglie, morta di crepacuore per il tragico destino della giovane; quando il nuovo medico condotto di Castro, Michele Sciacca, va ad abitare da lui, trova finalmente qualcuno con cui condividere la sua pena.

Michele è molto più importante di quello che crede: è la chiave per risolvere il mistero che avvolge il naufragio, grazie a tre lettere che gli sono capitate in mano per un’assurda coincidenza. In queste missive, datate 1880, si racconta dell’avventura di Dorothy in Egitto e dell’errore madornale che compie, vera origine della maledizione che Michele, durante il corso dell’opera, dovrà riuscire a spezzare.

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