#Venezia73 : “Orecchie” e “Hotel Salvation” film a “lovebudget” a confronto.

 

Come ogni festival cinematografico vuole, fondamentale è la sua funzione di vetrina e trampolino di lancio per giovani registi e attori emergenti. La mostra cinematografica di Venezia riserva ai nuovi talenti la possibilità di partecipare ad un concorso, i cui film prescelti avranno la fortuna di essere finanziati e realizzati grazie al contributo di tale iniziativa.

Grande successo con lunghi applausi e pubblico in sala in piedi in segno di ringraziamento, hanno ottenuto “Orecchie” film italiano del palermitano Alessandro Aronadio e “Hotel Salvation” pellicola indiana di Shubhashish Bhutiani.

“Orecchie” film a lovebudget, definito così dal suo regista, è un commedia ben riuscita con un ottima fotografia, sceneggiatura e montaggio. Sarcastica a tratti grottesca racchiude un umorismo un “po’ amaro”.

Una storia in cui tutto parte da un fastidioso fischio alle orecchie, simbolo di disturbo non solo fisico ma psicologico.

E’ la storia di un giovane uomo, insegnante precario di filosofia, con una routine mediocre, stanco della sua vita quotidiana e di tutta quella che lui considera una stupida realtà. L’intera narrazione tratta una strana giornata, che partendo da quel fischio alle orecchie, darà il via ad un susseguirsi di episodi ed incontri surreali in cui il protagonista si ritroverà surrealisticamente coinvolto.

E’ un film che definirei “psico-commedia”, in cui un uomo si sente deluso dalla propria realtà che in maniera grottesca e al limite del possibile appare prenderlo in giro.

In ogni situazione che affronterà: da un suo studente cantante al medico folle, fino alla figura del prete fondamentale nel suo cambiamento, il fischio lo accompagnerà. Un suono che rappresenta il distacco dalla realtà, il volersi isolare, l’impossibilità di ascoltare chi è vicino. Il protagonista rappresenta l’allontanamento dalla semplicità, dall’amore e dalla famiglia. E’ simbolo un po’del nostro continuo voler rincorrere lidi più felici e chissà quale sognato mito.

Durante questa lunga e assurda giornata l’uomo capirà pian piano quanto valga di più la semplicità di tutti i giorni, l’amore per la fidanzata e l’amicizia con la madre. Il monologo finale racchiude il senso del ritorno alla vita….e con la scomparsa di quel fischio-simbolo di riascolto e riconnessione con la vita reale che “Orecchie” rappresenta il disagio attuale che molti giovani di oggi provano in una società in cui bisogna ritrovare la felicità di vivere.

Il ritorno al dialogo, alla comunicazione e al mondo reale segnano anche questo film, che ho amato e che mi ha commosso. Non ho resistito a congratularmi con il regista con voce rotta dalla commozione e dalle emozioni provate.

 

“Hotel Salvation” anche lui definito dallo stesso regista a “love budget” e non a low-budget, citando ciò che il giorno prima aveva già sottolineato il creatore di “Orecchie”, è un film realizzato da un giovane regista del progetto College Venezia. Film entrambi fatti quindi col cuore. I due registi parlano dei loro sforzi e sacrifici per dare vita alle loro opere, ringraziando ad inizio proiezione i loro attori e produttori. In entrambe le prime in sala si è respirato amore per questa arte e stima e ammirazione per due film che spiccano per originalità “Orecchie”, e per una impeccabile fotografia e ricerca del dettaglio “Hotel Salvation”.

Il film indiano è una tenera e delicata storia tra un padre che sente l’arrivo della morte ed il figlio che lo accompagnerà negli ultimi giorni della sua vita. Un padre che vuole trascorrere con gioia e serenità gli ultimi momenti che gli rimangono in un luogo: Hotel Salvation, albergo di pace e di transazione prima di morire. Come nella classica cinematografia indiana, tale luogo trasuda di magia e mistero. I colori, i profumi, i tessuti indiani fanno da cornice e da sfondo a tutta la narrazione del film. Un lungometraggio che inizialmente più risultare scontato e noioso per un’idea apparentemente scontata: la solita storia di un padre che ritrova l’amore del figlio alla fine della sua vita, è in realtà capace a poco a poco di farci amare i suoi personaggi e di creare un empatia con il pubblico. E’ proprio il rapporto ed i simpatici dialoghi tra i due il centro vitale di tutto. Sono i sentimenti ed il cuore i protagonisti veri. L’anziano padre riesce ad unire l’intera famiglia proprio in Hotel Salvation creando un clima di gioia e famigliare. La morte si trasformerà in una festa, un passaggio a vita migliore. Il padre morirà solo dopo aver ricostruito e unito l’intera famiglia.

Emozionante, delicato, divertente ed intenso ha toccato l’intero pubblico. Il bisogno di dialogo e di rapporti umani li ritroviamo quindi in toni diversi ancora una volta in due giovani film.

Carlotta Bonadonna