Recensione: “BOSCH – IL GIARDINO DEI SOGNI” i misteri della grande arte raccontati al cinema

Nell’ambito del progetto la Grande Arte al Cinema è uscito il documentario su uno dei pittori più visionari dell’arte e sulla sua opera più celebre: “BOSCHIL GIARDINO DEI SOGNI”. L’artista che più di ogni altro seppe fondere atrocità e mitezza.

Film diretto da José Luis López-Linares, con musiche di Elvis Costello e Lana Del Rey. Il titolo originale del film: ” El Bosco. El jardín de los sueños”.

Uscito al cinema martedì 7 novembre 2017 e distribuito da Nexo Digital.

Questo documentario è dedicato ai misteri di un dipinto e del suo autore che non può non toccare nel profondo. Attraverso l’opera d’arte si ripercorre la storia cosi da arrivare a conoscere meglio l’artista e la sua opera.

Quanto sappiamo della formazione artistica e della personalità di Bosch si può dedurre dall’analisi delle sue opere, per questo il film ci fa conoscere l’artista attraverso l’opera più celebre. Una notizia certa sul pittore è l’aver fatto parte alla Confraternita di “Nostra Diletta Signora”, dove auspicava un rinnovamento del modo di vivere la fede e lottava contro la corruzione del clero. Nato a ‘s-Hertogenbosch, nei Paesi Bassi, nell’agosto del 1516 muore, unico fatto riguardante l’autore che possiamo datare con precisione.

L’opera eccelsa “Il Giardino delle Delizie Terrene” è un quadro che si rivolge a tutti. Un trittico a olio su tavola databile 1480-1490 circa e conservato nel Museo del Prado di Madrid. Formata da un pannello centrale al quale sono accostate due ali rettangolari richiudibili su di esso; una volta piegate, mostra una rappresentazione della Terra durante la Creazione. Il pannello di sinistra rappresenta Dio e l’incontro tra Adamo ed Eva, dove si riscontano diverse interpretazioni. Adamo inginocchiato di lato sembra in una fase di sogno. Il pannello centrale è una veduta di figure nude molte delle quali intente in atti sessuali con frutti di grandi dimensioni divorati ferocemente dai protagonisti. Alcuni ipotizzano che il frutto sia il deterrente del desiderio arrivando a identificarlo come LSD moderno. Troviamo anche figure architettoniche realizzate con carcasse di gusci di animale e figure enormi di uccelli. Il pannello a destra è invece una visione dell’Inferno e rappresenta i tormenti della dannazione.

La capacità immaginativa di Bosch ha influenzato molti artisti, come per esempio Dalí. Destinato a destabilizzare l’osservatore inducendolo a una ricerca personale per decifrarlo, il documentario è arricchito da interventi di artisti, scrittori, filosofi, musicisti e scienziati sui significati personali, storici e artistici dell’opera tra cui: Salman Rushdie, Orhan Pamuk, Cees Nooteboom, Miquel Barceló, Ludovico Einaudi.

Giada Fanelli

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Recensione: “BOSCH - IL GIARDINO DEI SOGNI”
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Simone Intermite
Direttore editoriale del portale Domanipress.it Laureato in lettere, specializzato in filologia moderna con esperienza nel settore del giornalismo radiotelevisivo e web si occupa di eventi culturali e marketing. Iscritto all’albo dei giornalisti dal 2010 lavora nel campo della comunicazione e cura svariate produzioni reportistiche nazionali.