Ravenna riapre il museo arcivescovile

Il giorno 6 febbraio, nel cuore dell’Episcopio ravennate, si riapre il Museo Arcivescovile di Ravenna in un rinnovato assetto espositivo, dopo un lungo intervento di restauro, reso complesso per la difficoltà del sito, in cui si incardinano strutture di epoche diverse dal tardo antico al XVIII sec., per l’eterogeneità delle collezioni (lapidei, avori, argenti, mosaici, dipinti e tessuti), per la stessa antichità delle prime raccolte.

Storia
Il primo nucleo del Museo risale già al terzo decennio del XVIII sec., quando l’Arcivescovo Farsetti volle conservare nella prima Sala Lapidaria i reperti provenienti dalla demolizione dell’antica Cattedrale, ricostruita poi ad opera dell’architetto riminese Gianfrancesco Buonamici. Nel corso dei due successivi secoli il Museo si era ampliato inglobando alcune altre sale e reperti dalla Cattedrale, da altri edifici di culto nel territorio della Diocesi e da scavi archeologici. In particolare nel Novecento dopo i restauri di Giuseppe Gerola, secondo Soprintendente ai monumenti di Ravenna, venne inserito nel percorso museale la Cappella di S. Andrea, con i suoi celebri mosaici, dove nasce la luce o dove la luce, capta, regna. Altro nome illustre legato alla storia del Museo è quello di Mons. Mario Mazzotti, direttore dell’Archivio e del Museo Arcivescovile, che diventerà nella seconda metà del secolo meta di turismo internazionale soprattutto per alcune delle sue opere più significative, come la Cattedra d’avorio, la Croce ritenuta del Vescovo Agnello, la statua acefala in porfido, la Madonna orante e gli altri reperti musivi medioevali provenienti dall’abside dell’antica Cattedrale.

Sito
Il Museo è inserito all’interno delle fabbriche connesse con l’Episcopio, in uno dei siti di Ravenna di più alta concentrazione di testimonianze architettoniche ed archeologiche tardo antiche ed altomedioevali, con due presenze riconosciute dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, il Battistero degli Ortodossi e la Cappella di S. Andrea. Ce ne rendiamo conto osservando proprio il prospetto della Cappella verso il giardino dell’Arcivescovado, che nel suo sviluppo verticale mostra sovrapposti il cd.Vivarium, la Cappella e la sopraelevazione medioevale, accanto al cilindro possente della Torre Salustra, tutti elementi inclusi in una delle più suggestive immagini della città, testimoni della sua complessità e sedimentazione storica. Ma il Museo è anche testimonianza concreta tradotta in pietre, avorio, mosaico, argento e tela dipinta, della storia della religione in Ravenna, luogo in cui ritroviamo alte testimonianze del cammino della fede dall’età paleocristiana.

Intervento
L’intervento di restauro è stato possibile grazie al Protocollo d’Intesa sottoscritto fra Archidiocesi di Ravenna-Cervia e Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Ravenna, sulla base del quale l’Archidiocesi ha finanziato progetto e direzione dei lavori, affidati agli architetti Diletta e Roberto Evangelisti, supportando inoltre con propri fondi (200.000 euro) gli stanziamenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, derivanti soprattutto dai proventi del gioco del Lotto per il triennio 2001/04 (DM 23/0301 e DDG 23/04/01 per un importo complessivo di 2.234.348,32 euro) ed incrementati nel 2004 con fondi ordinari (DM 27/4/04 per l’importo di 104.000,86).

La Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Ravenna, diretta oggi dall’arch. Antonella Ranaldi, che ha condiviso le fasi finali dell’intervento, ha assunto la responsabilità del procedimento (Soprintendente Anna Maria Iannucci fino al 2006, poi arch. Emilio Agostinelli ) e gestito i finanziamenti ministeriali, supportata dal Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici arch. Carla Di Francesco, che ha creduto nella validità del progetto.
Mons. Guido Marchetti, Direttore dell’Opera di Religione della Diocesi di Ravenna, con il suo staff, ha svolto un ruolo fondamentale di promozione, intervenendo con nuovi stanziamenti dell’Opera di Religione là dove era necessario integrare il finanziamento del Ministero, mantenendo i contatti con direzione dei lavori, Soprintendenze e collaboratori esterni.

Durante il periodo di chiusura del Museo le opere più importanti sono state esposte nell’Arcivescovado e nella Cattedrale, non sottraendo così la loro visibilità al pubblico, dopo un’operazione di smontaggio delle opere ed in particolare della collezione lapidea, che ha richiesto un rilievo accurato preliminare delle pareti nella Sala del Farsetti. Sono state necessarie poi opere di sostegno provvisorio delle strutture del piano terra, e sondaggi preliminari degli intonaci prima di iniziare il consolidamento vero e proprio.

L’intervento di restauro e di allestimento espositivo ha tenuto conto della particolarità del sito e della eterogeneità delle collezioni, consolidando le strutture verticali ed orizzontali disposte su tre livelli (appalto principale: CONSCOOP di Ravenna; impresa esecutrice principale: A.C.M.A.R. di Ravenna; impianti termo sanitari: SISTEC; impianti elettrici e di sicurezza: GPG di Ravenna) con attenzione alla lettura delle murature; rifacendo gli impianti tecnologici (clima, luce, sicurezza) con specialisti del settore; ampliando e riallestendo le sale espositive, dotate oggi finalmente di un apparato informativo, con testi curati da ricercatori nei diversi settori; realizzando infine il restauro delle collezioni e delle decorazioni, affidato a restauratori specialisti sotto la sorveglianza delle Soprintendenze competenti.
Al primo piano il percorso si attesta cronologicamente fra collezioni paleocristiane e d’età bizantina, iniziando dalla stessa Sala Lapidaria del Farsetti ed ambiente attiguo, dove l’organizzazione dei materiali ripropone la consistenza originaria ma con una distribuzione cronologica dei reperti. L’allestimento a parete ricorda le antiche stanze dei primi collezionisti, tramandati da stampe e dipinti, riconsegnandoci il valore pregnante del fenomeno del collezionismo, prima origine riconosciuta dei musei. Si includono ora anche due inedite salette settecentesche ornate di pregevoli stucchi; in una possiamo vedere i magnifici “capitelli a due zone” ed il fronte d’ambone proveniente dalla Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, simile a quello ancora in sito nella Cattedrale.