Netflix ai tempi del corona virus: “Re:Mind” è la serie da riscoprire tra intrighi e misteri

In questo duri giorni di quarantena perché non dedicarsi alla riscoperta di alcune serie di nicchia che non hanno avuto l’attenzione che meritano?!
Le serie tv giapponesi prodotte da Netflix sicuramente vantano di una grande potenzialità narrativa, ma può capitare che questi piccoli capolavori non riescano ad emergere nella marea delle nuove uscite.

E’ questo il caso di Re: Mind, un horror psicologico nipponico del 2017 che cattura lo spettatore in un binge watching incallito.La trama racconta di un gruppo di ragazze liceali, le quasi si risvegliano dopo un misterioso stordimento con una sacca rossa in testa. L’ambiente intorno a loro si presenta come una stanza vittoriana piena di quadri, ma le protagoniste si ritrovano i piedi inchiodati nel pavimento, costrette a star sedute ad una tavolata con piatti, bicchieri e posate di lusso.

Nessuna sa perché si trova lì, ma un libro di Hemingway spicca su una mensola illuminata da candele: “Everything reminds you of something”.Da quel momento capiscono lo scopo del loro rapimento. Esse infatti devono ricordare qualcosa tramite gli oggetti presenti nella stanza, rivelando anche oscuri segreti e cattive azioni fatte soprattutto ad una delle compagne, la giovane Miho, che stranamente sembra essere l’unica non presente nella stanza. Il problema principale è che ogni volta che la luce si spegne, una delle ragazze sparisce misteriosamente, di solito dopo che ella ha rivelato qualcosa di estremamente importante o grave alle altre amiche.

I sospettati cambiano con i dialoghi instaurati tra le ragazze, come cambiano le facce delle stesse ad ogni segreto che viene svelato.
Un horror che si basa sul “ricordo”, tema principale della serie e che porta i personaggi a discutere tra loro, trattando temi quali la rivalità, il tradimento, l’omosessualità e la vendetta.
Non mancherà di stupire il finale della serie, ricco di spunti di riflessione, ma anche l’eccezionale fotografia e la colonna sonora suggestiva che accompagna le indagini delle donne.Una curiosità particolare. Le ragazze portano i nomi delle stesse attrici che le interpretano e tutte insieme sono conosciute in Giappone per essere membri di un gruppo chiamato Hinatazaka46.  Non si può far altro che consigliare la visione agli appassionati di intrighi ed horror psicologici, che saranno attaccati allo schermo fino all’ultimo frame dell’ultima puntata.

Serena Marletta