Presentatore, comico, cabarettista, imitatore, Max Giusti è uno dei personaggi più versatili della TV capace di far arrivare con spontaneità la sua straripante carica umana direttamente al pubblico, e a divertire senza eccessi. Scorrendo la sua lunga carriera carriera, numerosi sono i successi di pubblico da “Affari tuoi” fino a “Quelli che il calcio” passando per i programmi radiofonici ed il suo impegno a teatro e al cinema come doppiatore. Oggi dopo quattro anni di militanza per Discovery Channel Max ritorna a casa, su Rai2, per la nuova edizione di “Boss in incognito” il format targato Endemol Shine che racconta la realta dei “boss”, a capo di importanti realtà imprenditoriali, che hanno accettato la sfida di lavorare per una settimana sotto mentite spoglie, insieme ai dipendenti della loro società. Quest’anno il programma torna in onda in un momento molto particolare: l’emergenza Coronavirus ha messo a dura prova tutto il sistema produttivo italiano, ma il ritorno in tv del format è l’occasione per raccontare la resistenza e la rinascita delle nostre aziende e di tutti i lavoratori. Le telecamere di “Boss in incognito” arrivano nelle aziende con un pretesto che serve a non far insospettire gli operai: in azienda viene detto che si sta girando “Un lavoro in sette giorni”, un documentario per la Rai che aiuta a ricollocare alcune persone che hanno perso il lavoro a causa del Covid, sottoponendole a un training di una settimana. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro salotto virtuale Max Giusti per parlare con lui delle novità di “Boss in incognito” e di futuro della tv tra digitale, contenuti alternativi e scarpe nuove con cui girare il mondo.

Quest’anno sei al timone della nuova edizione del docu-reality targato Endemol Shine “Boss in Incognito” che racconta dall’interno i rapporti delle più virtuose imprese italiane…In questo periodo particolarmente complesso per il settore produttivo com’ è stato interfacciarsi con queste realtà?

«Sicuramente è un momento molto delicato per tutte le imprese italiane; uno dei punti di forza di questa stagione di “Boss in incognito” è proprio il racconto delle dinamiche umane che si instaurano nella realtà delle imprese che abbiamo deciso di raccontare attraverso il docu-reality. Oggi entrare in un’azienda richiede, oltre l’osservanza attenta di tutte le misure anti Covid e delle precauzioni tecniche, anche una grande forza morale ed un certo grado di empatia. Spesso si incontrano situazioni in cui ci si rende conto del valore vero del lavoro, che è importante tutelare ed anche raccontare. Ho notato, che in tutte le aziende che ho visitato si lavora con una forte coesione tra datori di lavoro ed operai, perché il fine ultimo resta quello di mantenere in vita l’azienda che spesso subisce dall’esterno gravose difficoltà di tipo economico e strutturale. Questo momento storico di profonda crisi economica ha comportato che i team interni siano diventati più affiatati tra di loro rispetto al passato, perché coesi verso un obiettivo comune. Ovviamente il fine ultimo di tutti  è quello di restare aggrappati al proprio posto di lavoro per avere ancora una prospettiva chiara del futuro, ma questo oggi è un premio che si guadagna sul campo».

Il format ha avuto diversi conduttori che si sono alternati nelle passate edizioni da Costantino della Gherarardesca a Flavio Insinna, Gabriele Corsi e Nicola Savino…Tu hai colto il testimone personalizzando il ruolo del narratore entrando all’interno delle storie con dei traverstimenti…Com’ è nata questa idea?

Quando ho esaminato il format ho notato che la parte del narratore era quella piu distante dall’impronta che mi ero immaginato di dare al programma…mi sembrava che appesantisse troppo. Sopratutto quest’anno le storie sono così intense che si raccontano da sole…Non mi piaceva quel blocco in cui il conduttore del tutto esterno all’azienda raccontava le dinamiche del reality, da un loft o uno studio televisivo con freddezza e distacco. Con questo non voglio criticare l’operato dei miei colleghi predecessori che erano perfetti per quel ruolo e per quella formula, ma io non lo ritenevo nelle mie corde e volevo rinfrescare la struttura del racconto televisivo. Ho ridotto al limite la presenza del conduttore e con Endemol Shine abbiamo studiato insieme una struttura fresca ed immediata che stravolge la liturgia narrativa per prediligere l’immediatezza. Ho visitato personalmente le aziende, è tutto molto più agile rispetto al passato e non ci sono momenti didascalici, tutto sembra quasi una fiction senza interruzioni».

Per entrare in incognito in azienda hai anche dovuto travestirti in prima persona. Quante ore di trucco si nascondono dietro i tuoi personaggi?

«In realtà non moltissime, in poco più di un ora ero pronto per vestire i panni del personaggio…Per poter essere totalmente anonimo mi sono dovuto però avvalere della consulenza di un professionista come Lorenzo Tamburrini che ho voluto fortemente nel cast tecnico; lui è il mio truccatore da più di dodici anni, menzionato al David di Donatello per il film “Dogman” di Matteo Garrone e ha lavorato con Pierfrancesco Favino per la trasposizione di Tommaso Buscetta e con Ligabue per “Volevo nascondermi”  ; tra di noi c’è un feeling lavorativo talmente rodato  da capirci al volo, questo ha resto tutto più veloce. Lui è uno dei professinisti più importanti del settore del trucco cinematografico in italia, abbiamo operato con temperatura proibitive, in agosto, ma ce l’abbiamo fatta…».

 In tv si parla poco delle PMI che rendono grande il nostro paese anche all’estero… Quali sono i punti di forza che dovrebbero essere maggiormente raccontati e quali sono le caratteristiche che un buon team leader dovrebbe possedere?

Questa è una domanda molto interessante che mi hanno fatto in pochi…Credo che prima di tutto un vero team leader non basa tutto sul suo biglietto da visita, è il working group che decide chi è il leader. Il vero Boss è quello che si carica sulle spalle le decisioni, che non ha paura di delegare e che risolve i problemi ascoltando tutti e proteggendo come un padre di famiglia chi è nel suo team…».

Foto Matteo Rasero

Nella tua carriera quali sono stati i tuoi personali “Boss” con cui hai avuto piacere di collaborare?

«Mia moglie resta per sempre il mio vero “Boss in incognito” (ride). A parte questo se penso a tutti i Boss da cui ho imparato molto non posso non ricordare Pietro Galilei, tutti i vari direttori Rai con cui ho avuto modo di collaborare e che sono stati molto generosi con me, perché mi hanno dato una grande fiducia e sicuramente anche Simona Ventura negli anni di “Quelli che il calcio”… ricordo che lei era molto “Boss” nei modi».

 A proposito di collaborazioni sei ritornato in Rai dopo quattro anni di militanza per Discovery Channel…Nostalgia del passato?

«Gli anni a Discovery Channel e su Nove sono stati fantastici, è stato come partecipare ad un grande sogno, abbiamo realizzato un nuovo canale generalista e hanno puntato fortemente su di me. Sicuramente è stata una grande soddisfazione costruire da zero un nuovo canale generalista sfiorare il tetto più alto degli ascolti. Sono stati anni molto formativi che ricordo con grande piacere e che mi hanno fatto crescere professionalmente, perchè ho potuto testare nuovi linguaggi ed un modo alternativo di fare televisione…».

Qual è stato il motivo di questo cambio di bandiera?

«I progetti di Discovery sono cambiati, non c’è stata più l’idea di offrire al pubblico una tv generalista ma piuttosto l’esigenza di dedicarsi a determinati format…Oggi ringrazio la Rai per avermi ridato una nuova possibilità. Leggendo i dati di ascolti delle ultime puntate di “Boss in incognito” posso ritenermi soddisfatto…».

La tv dai tuoi esordi con “Stasera mi butto”nel 1991” ad oggi è radicalmente cambiata così come la sua fruizione spesso sostituita dai contenuti delle piattaforme digitali…Come vedi questo cambio di passo?

«Il nostro modo di fruire i contenuti è cambiato, oggi guardiamo la tv ed abbiamo lo smartphone acceso con un contenuto streaming. Anche le tv si sono organizzate con i contenuti on the mand ed è tutto funzionale a questo tipo di realtà. Personalmente posso dirti che durante il lockdown mi sono appassionato alle serie di Netlfix e di altre piattaforme ma dopo un po’ di tempo sentivo il bisogno di guardare un contenuto in diretta, che non fosse registrato e che mi regalasse il brivido dell’imprevisto. Questa caratteristica è ancora più affine alla tv che al contenuto in streaming. Notiziari, programmi di approfondimento ma anche quelli di intrattenimento hanno spesso una forte componente di “happening” che ti fa sentire partecipe di qualcosa che accade in quel momento. Anche riguardando “Boss incognito” in diretta, nonostante tutto è sempre un emozione perché riguarda la prima visione di qualcosa che in quel momento è trasmesso a milioni di spettatori che attendono di conoscere i risvolti delle storie e che li commentano in tempo reale sui social network».

Quindi, riprendendo una celebre canzone dei “The Buggles” e riadattandola al 2020 non è vero che” Digital kill the Video star“?

Il digitale è il futuro e oserei dire il presente ma la TV non morirà, semmai si evolverà verso nuove forme. Così come gli attori guardavano con diffidenza le fiction presto anche i conduttori noteranno i vantaggi del digitale…».

Tu però ti sei già portato avanti…

«Si sta nascendo un progetto intitolato “Critica della ragion pura” che sarà presente su tutti i miei canali digital e che nasce proprio per l’ambito digitale…mi piace sperimentare nuovi linguaggi e guardare al futuro».

-Oltre la tv sei stato protagonista anche a teatro con diversi spettacoli tra cui il recente “Va tutto bene” ed in radio qualche anno fa con il fortunato format “Radio 2 SuperMax“…Come cambia il tuo approccio alla comicità con questi medium differenti e in quale ti senti maggiormente a tuo agio?

«I linguaggi sono completamenti diversi ma l’anima resta la stessa. Se dovessi tornare in radio di certo non farei più  un programma come “Radio 2 SuperMax”, anche se non ti nascondo che quell’esperienza mi ha fatto conoscere da vicino personaggi come Lucio Dalla, i Negramaro, Francesco De Gregori, con i quali mi sono contaminato. Per me quella è stata un’esperienza stimolante e formativa, il varietà radiofonico mi diverte…».

 Al Giffoni Film Festival rivolgendoti ai più giovani hai detto “Non bisogna ricercare la fama, bisogna evolversi nel proprio sogno”.  I tuoi sogni li hai realizzati tutti?

«I miei sogni li ho realizzati quasi tutti. L’aspetto positivo del mio mestiere e che non prevede la pensione, sia perchè quella che ti arriva dall’Enpas è bassissima (ride) sia perchè non ci sono limiti d’eta…La televisione cambia, nelle mie due ultime esperienze tra cui “Boss in incognito” per esempio non ho più lo studio, si realizzano sempre più programmi itineranti e il tempo di realizzazione è piuttosto veloce. Questa è un’evoluzione che dobbiamo accettare, la sfida è quella di non sforare il budget mentendo un livello contenutistico alto. Non è più possibile avere un giorno di prova in più o uno studio tutto per se, bisogna adattarsi e non guardare in dietro cercando di guadagnare giorno dopo giorno il gradimento del pubblico».

Recentemente hai documentato su Facebook una tua foto al crossodromo… oltre il comico, presentatore e showman si nasconde un cuore di centauro?

«Ormai ho cinquant’anni quindi cerco di godere di tutte le esperienze che mi offre la vita perché temo di non riuscirle più a realizzare tra dieci anni; coltivo tutte le mie passioni appena riesco a ritagliarmi un momento libero; mi piace il tennis, andare in barca e fare motocross e poi mi dedico alla mia famiglia. Nei momenti in cui si lavora e si registrano novecento puntate di “Affari tuoi” o cinquecento di “Boom” è facile che si ritorna a casa senza le forze per potersi dedicare ad altro…Il nostro mestiere ad alto livello ti porta ad avere delle pressioni molto forti e nei momenti di stasi mi piace dedicarmi alla mia famiglia e alle mie passioni».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Max Giusti, quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Il mio Domani lo vedo come una bella spremuta di salute piena di sole. Mi piace guardare sempre il bicchiere mezzo pieno. Seguo l’insegnamento di Nino Manfredi che diceva: Quanno c’è ‘a salute e un paio de scarpe nove poi girà tutto ‘er monno».

Intervista Esclusiva a cura di Simone Intermite

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