Maria Chiara Carrozza è una delle 25 donne riconosciute tra le più influenti nel mondo della robotica: ex Ministro dell’Istruzione, Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, attualmente professoressa universitaria di bioingegneria industriale e presidente della fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus, il suo curriculum non risente della differenza di genere e costituisce un modello di virtù tutto italiano. Oggi alcune riflessioni nate dallo studio della socializzazione della robotica nelle sue applicazioni neuro-bioniche e dalle molteplici esperienze di lavoro e di ricerca in Italia e all’estero sono state condensate in un libro, edito dalla casa editrice Il Mulino, intitolato “I Robot e noi” che affronta il tema della rivoluzione 4.0. La scienziata Carrozza nelle pagine del libro crea nel lettore un’esplicita consapevolezza delle implicazioni sociali del cambiamento tecnologico ma sopratutto culturale utilizzando la lente della cultura umanistica e, con la scientificità e l’empatia della docente dell’eccellenza italiana, esprime con esempi pratici e concreti i nuovi scenari delle tecnologie robotiche. Noi di Domanipress abbiamo avuto l’onore di ospitare la Prof.ssa Maria Chiara Carrozza nel nostra salotto virtuale per parlare con lei di quarta rivoluzione industriale, digitalizzazione, gender gap ed istruzione tra prospettive future e proposte di sviluppo innovative.
Nel suo libro si parla dei vantaggi della robotica per far comprendere la sfida culturale della  rivoluzione 4.0 e nella prefazione si legge «Le tecnologie descritte in questo libro possono sconvolgere il nostro modello di società» Quali possono essere gli strumenti utili per capire e non subire questa rivoluzione?

Ritengo che gli strumenti più importanti siano prima di tutto lo studio ed il dibattito pubblico, non credo sia possibile oggi affrontare questi temi con una prospettiva particolare ma diventa invece fondamentale adottare un approccio universalistico proprio perché si tratta di problematiche dalla ricaduta talmente ampia sulla società e sull’umanità da richiedere uno sforzo collettivo importante. Le tecnologie che ho descritto e raccontato nel libro possono sconvolgere il nostro modello di società, trasformare o cancellare i posti di lavoro, entrare a stretto contatto con la nostra intimità cognitiva e, dunque, sono necessari approfondimenti e studi per le implicazioni e le conseguenze sociali e umane che interverranno nelle nostre vite. Per questo penso che sia cruciale anche uno sforzo filosofico ed umanistico che accompagni questi progressi e ci aiuti a interpretarne l’impatto sulla società e sull’umanità.

Recentemente la robotica 4.0 è entrata nel mondo delle imprese italiane anche attraverso una serie di ammortamenti fiscali. Lei che insegna all’Università ed ha una visione specialistica di questa rivoluzione come pensa si stia muovendo l’italia?

Sono convinta che l’Italia stia muovendo bene ed ho una buona opinione del piano industria 4.0 che ha portato molta attenzione pubblica e privata sul tema della quarta rivoluzione industriale. Naturalmente possiamo e dobbiamo fare di più, come per esempio coinvolgere ancora altri comparti della società nel piano industria 4.0: penso principalmente alla scuola e alla formazione, o il mondo della sanità pubblica e privata, questi sono ambiti che necessitano di essere coadiuvati e supportati maggiormente in questa rivoluzione. C’è bisogno di un’azione concreta e specifica volta alla diffusione di una cultura digitale anche con competenze trasversali.

Si parla spesso di crisi del mercato del lavoro; l’intelligenza delle macchine avrà bisogno di figure professionali che riescano ad utilizzare gli applicativi…Quali scenari professionali potrà aprire questa nuova rivoluzione industriale?

La rivoluzione industriale che stiamo vivendo comporta un cambiamento profondo degli schemi del lavoro che attualmente caratterizzano la produzione, che è inevitabilmente cambiata, è molto complesso presagire oggi quale sarà il lavoro del futuro e quello che sarà più richiesto. Ciò di cui però possiamo essere sicuri è che per il domani le competenze digitali richieste saranno fondamentali e trasversali, io sono per esempio favorevole all’introduzione l’insegnamento della programmazione e dell’informatica come fondamentale anche nelle scuole elementari, per iniziare a fornire già in età scolare i primi rudimenti utili e per comprendere e sfruttare questa rivoluzione.

Lei che oltre ad essere professoressa è stata Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa nonchè Ministro dell’Istruzione come vede l’avanzamento della ricerca universitaria italiana sui temi del digitale rispettivamente alle grandi potenze mondiali? 

Penso che la ricerca italiana nei settori dell’informatica, dell’intelligenza artificiale e della robotica sia di ottimo livello…

Importante è anche il suo impegno nell’ambito del gruppo interparlamentare sull’Innovazione relativamente alla digitalizzazione e l’automazione della Pubblica Amministrazione… Oggi  a che punto siamo? Quali altri azioni si possono compiere per favorire la digitalizzazione?

Il lavoro compiuto dal gruppo interparlamentare sull’Innovazione è stato importante con interventi puntuali e bipartisan sui vari provvedimenti per favorire una legislazione basata sulla competenza tecnico-scientifica nel campo digitale e permettere la diffusione della cultura digitale nel mondo della politica. Personalmente il mio impegno a livello scientifico, accademico e politico era intrecciato. Un esempio è la “Mozione sulla Robotica”, proposta e approvata all’unanimità in Parlamento, che ha valutato i possibili problemi posti dall’industria 4.0. Oggi ciò che auspico e che questo lavoro vada avanti con impegno anche nella neo legislatura corrente.

Ritornando alla formazione universitaria: quando si tratta il tema relativo alla formazione delle nuove figure professionali digitali si parla anche spesso di “digital gender gap divide”… qual è il suo pensiero su questa tematica?

Per questo tipo di problema sono certa che la prima necessità sia, prima di tutto, quella di aumentare il numero di diplomati e laureati nei settori specifici dell’informatica e dell’ingegneria ma anche favorire lo sviluppo di competenze traversali ed integrative negli studenti che studiano altre discipline.

Il progresso tecnologico relativo all’intelligenza artificiale in letteratura, al cinema o nei videogiochi è quasi sempre distopico. Spesso si avverte un sentimento di paura verso ciò che può replicare l’intelligenza umana…Secondo lei quali sono i rischi reali di questa rivoluzione e come mai è diffuso un sentimento di timore?

Credo che il timore abbia origine da un senso di marginalizzazione che può innescare una ricerca tesa a riprodurre le qualità umane nella macchina e non in senso generale ma per ottenere una prestazione superiore, per esempio come accade nei giochi da tavolo come gli scacchi o il Go. Con questo tipo di approccio il rischio più alto è quello che si possa innescare un antagonismo negativo uomo macchina che secondo me provoca frustrazione e non ci porta nella giusta direzione. I robot devono competere con i robot, non con gli umani.

Una delle grandi sfide della robotica è quella di supportare l’uomo aiutandolo ad affrontare i problemi legati alle malattie degenerative…lei è il nuovo direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi che si occupa di salute…anche il processo terapeutico è diventato 4.0?

Certamente si… parleremo molto presto di salute 4.0, nell’interesse dei cittadini e in nome di un miglioramento della qualità della diagnostica e della terapia. Dovremmo pensare ad un piano salute 4.0. e ci stiamo lavorando…

Recentemente ad interessarsi di intelligenza artificiale non è soltato il mondo della robotica. I grandi player del mondo digitale come Google, Facebook ed Amazon utilizzano costantemente “algoritmi intelligenti” anche attraverso gli assistenti virtuali che stanno predendo forma con oggetti fisici che ci riportano le informazioni della rete…internet sta per assumere un volto completamente robotico? Bil Gates disse che un giorno tutti avranno un robot personale….quanto siamo distanti da questa realtà?

Sappiamo che uno dei settori di mercato che presentano prospettive più interessanti a livello commerciale è quello della robotica per uso personale o di consumo. Nel futuro i robot verranno utilizzati per svolgere compiti domestici o per intrattenimento. Nel campo degli assistenti virtuali, l’idea è quella dei Bot in rete che rispondono alle domande in modo naturale e assistono le persone, comprendendo le loro richieste e facilitando loro la fruizione dei servizi online.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” la Prof.ssa Maria Chiara Carrozza quali sono le sue speranze e le sue paure?

Il mio sogno è che la robotica e l’intelligenza artificiale consentano nel Domani ad una persona paralizzata di camminare o ad una persona amputata di indossare una protesi di mano per prendere e “sentire” gli oggetti in modo naturale. Io vedo la robotica come un mezzo per cancellare le disabilità e permettere maggiore autonomia e qualità della vita a chi ha subito un trauma o una malattia. Questa è la mia idea di futuro.

Simone Intermite