Intervista – Holden: «Vi presento il mio mondo fatto di musica e di verità»

Holden, all’anagrafe Joseph Carta, il giovane cantante italiano record nella Top Viral di Spotify è tornato con un nuovo singolo, edito da Sony music, intitolato “Cadiamo Insieme” raccontato anche da videoclip del regista PeterMarvu, che ha scelto di realizzare per l’occasione un racconto in frame tra effetti speciali e giochi di luci. Dopo aver conquistato con il brano “NA NA NA”, già certificato Disco D’oro con oltre 18 milioni di stream, il giovane cantante e producer ha scelto un nuovo inedito mescolando un mix di sonorità urban ed elettroniche che si fondono tra loro, pervadendo la traccia e dando vita a un racconto emozionale. La musica di Holden è come suggerisce il suo nome d’arte ispirato al personaggio di Holden Caulfield protagonista del romanzo Il Giovane Holden di J.D. Salinger un chiaro manifesto generazionale che trova nell’esigenza di affermare la propria propria identità nel mondo e di disillusione nei confronti della società. Noi di Domanipress sempre attenti ai nuovi talenti e alle influenze musicali contemporanee abbiamo ospitato nel nostro salotto virtuale Holden per parlare di arte, ribellione e voglia di riscatto.

Il tuo secondo singolo estratto si intitola “cadiamo insieme”, qual è stata la genesi del brano?

«“Cadiamo Insieme” è il prodotto del mio ricredermi a riguardo della necessità di affrontare delle paure e di avere coraggio nella vita. In “Non fa per me” descrivo la rottura di relazione che era molto importante per me. Dopo questa separazione ho avuto più difficoltà a fidarmi nel mettere me stesso nelle mani di qualcun altro, poi piano piano ho capito che le ferite si possono rimarginare e vivere significa anche buttarsi, lasciarsi andare, assumersi dei rischi altrimenti si rischia di rimanere intrappolati nelle proprie insicurezze».

Hai iniziato il tuo percorso artistico partendo come molti altri tuoi colleghi dal passaparola nato sul web e dalle playlist delle piattaforme streaming…Per fare musica oggi bisogna necessariamente farsi notare in rete?

«Sicuramente al giorno d’oggi internet rappresenta un mezzo di visibilità dalle grandissime potenzialità. Può non essere “l’unico” modo, ma è comunque la fonte primaria di ascolto tra i giovani. Ci sono anche la Tv e le Radio, che sono altrettanto importanti, ciascun mezzo ha il proprio target, il proprio pubblico».

Il punto di svolta della tua carriera è arrivato con il singolo “Na, Na, NA” che ha conquistato la Top Viral di Spotify e il social Tik Tok ottenendo il disco d’oro…Ti aspettavi questo successo? Quali sono i requisiti che deve avere una hit per diventare “virale”?

«No, è stato del tutto inaspettato. Da un giorno all’altro, 1k giornaliero di stream si trasforma in 10k, poi in 20k, poi l’entrata in Viral e nelle classifiche. Vorrei sinceramente sapere quali sono i requisiti per far andare una canzone virale ma una formula non esiste, è probabilmente una combinazione di fattori. Nel caso di “Na Na Na” credo che il motivetto ed il testo molto semplice e diretto abbiano contribuito, ma ci vuole anche fortuna, molte variabili devono riuscire a concatenarsi nel modo giusto ed ecco nasce la hit virale».

A propoposito di digitale, com’ è il tuo rapporto con i social network e con la rete?

«Utilizzo i Social Network come tutti, non mi piace però condividere ogni secondo della mia vita o eventi strettamente personali».

Nella tua produzione musicale si sente l’influenza di sound pop/EDM d’oltreoceano…Quali sono i tuoi miti musicali?

«Si, sicuramente l’EDM ha condizionato la mia musica, per anni ho ascoltato e prodotto quel genere. Avicii, Zedd, Calvin Harris e Skrillex in particolar modo mi hanno ispirato e continuano ad ispirarmi».

Hai iniziato la tua carriera musicale sui Dj Set…Cosa hai imparato da quel periodo di gavetta dietro la console?

«Sono state le mie prime esperienze con un pubblico e sicuramente mi hanno aiutato a comprendere cosa significhi “fare” musica, sottopormi al giudizio altrui. Non è sempre facile, bisogna essere in grado di ascoltare le critiche costruttive, farne tesoro e imparare dalle proprie imperfezioni».

Hai mutuato il tuo nome d’arte dal romanzo “Il giovane Holden” di J.D. Salniger, riprendendo una celebre frase del romanzo: “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico” Quali sono i tuoi libri ed i tuoi autori preferiti?

«Sono un fan del fantasy, amo libri come Harry Potter, la Bussola d’oro, e simili. Ammetto che anni fa leggevo molto più di quanto leggo ora. Sono grato ai miei fratelli che mi hanno fatto conoscere Harry Potter, siamo cresciuti con lui e abbiamo seguito la saga passo dopo passo, la sensazioni, alla fine, è quella di conoscere tutti i personaggi come fossero degli amici di famiglia».

Il giovane Holden è un personaggio costantemente in lotta per nei confronti delle contraddizioni della società ed i tuoi testi sembrano seguire lo stesso tema…

«Si, in “Non fa per me” ad un certo punto dico “Questo mondo non fa per me, forse un posto per me non esiste”, proprio perché a volte mi capita di pensare di avere una visione non condivisa dalla maggior parte dei miei coetanei e delle persone che mi circondano».

Spesso si sente dire che l’Italia non è un paese per giovani…sei d’accordo?

«In parte, si. Soprattutto vedo dare troppa poca credibilità e sostegno ai sogni. Ho studiato in un liceo dove mi è capitato di essere deriso da un professore perché volevo fare musica “new school”. Aiutare le nuove generazioni a credere nei propri sogni, nelle proprie aspirazioni è qualcosa che al nostro paese manca. La formazione, la scuola sono fondamentali ma è altrettanto importante comprendere il talento di ogni ragazzo, sostenerlo e indirizzarlo ,senza deridere o impedire. Dieci anni fa molti dei lavori che oggi sono la normalità, non esistevano, se non diamo spazio al futuro e alla creatività siamo un paese destinato a ripiegarsi su sé stesso».

Appartieni alla così detta generazione Y particolarmente attenta alla questione ambientale e al futuro del pianeta…Qual è la tua posizione in merito?

«Penso che vadano presi seri provvedimenti il prima possibile. Osservando quanto accade, ci si rende conto di quanto è stato distrutto e quanto vada ricostruito, di quanto è stato buttato senza consapevolezza. Ogni mattina ci svegliamo e diamo per scontato molte cose: elettricità, acqua corrente, fuoco, tutto questo non è illimitato, non è infinito ma per come ci comportiamo, sembriamo ignorarlo. Ogni disattenzione di ciascuno ha un duro prezzo per tutta l’umanità ora e nel futuro».

Tuo padre, Paolo Carta, oltre ad essere il compagno di Laura Pausini è un produttore ed un musicista riconosciuto per le sue numerose collaborazioni con diversi big della canzone italiana ed internazinale tra cui Adriano Celentano, Eros Ramazzotti, Alexia, Riccardo Cocciante, Whitney Huston e Gloria Gaynor solo per citarne alcuni…Essere figlio d’arte rappresenta per te un vantaggio o uno svantaggio?

«Entrambi. Un vantaggio perché ho avuto la fortuna e la possibilità di crescere con la musica in casa e con il valore del credere nei sogni, avendo la prova che a volte si avverano. Uno svantaggio perché il tuo lavoro può essere attribuito a qualcun altro, ma non mi spaventa. Tutto ciò che si sente di Holden esce dal mio studio».

Qualche tempo fa hai anche collaborato anche con Laura Pausini per la scrittura del brano “Zona d’ombra”…Qual è il tuo dark side?

«A volte sono troppo competitivo. Voglio vincere sempre e quando non ci riesco mi sento deluso».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Holden, quali sono le sue speranze e le sue paure?

«Nella mia vita mi piace sempre sognare in grande, nel Domani spero di continuare a fare questo lavoro ed arrivare sul palco più importante d’Italia con il pubblico che conosce le mie canzoni e che canta insieme a me».

Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite

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