Intervista: Erica Mou nel mio nuovo album “Tienimi il posto” c’è un investimento d’emozioni totale

La cantautrice Erica Mou, dopo aver ricevuto ampi consensi di critica e di pubblico, dal premio della critica a Sanremo al premio Mei, ritorna sulla scena musicale con il suo terzo album di inediti intitolato “Tienimi il posto”. Il nuovo lavoro, in uscita oggi, preceduto dal singolo “Ho scelto te” non tradisce lo stile di Erica che si nutre di immagini ed intuizioni semplici e sincere, che non sanno mai mentire, tramutandole in slanci poetici e musicali nelle quali ci può riconoscere. La penna e la voce di Erica questa volta sembrano esplodere da un silenzio forzato, da una bolla metaforica dalla quale la cantautrice biscegliese si libera volando via come prefigura la
copertina dell’album. Noi di Domanipress  abbiamo parlato con lei di questo nuovo progetto che segna una nuova tappa nel suo percorso artistico.

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“Tienimi il posto” è un album intimo e diretto che parte dal tema della separazione per esplorare poi tematiche molto personali. Quali sono state le tue ispirazioni? Quanto c’è di autobiografico nei tuoi testi?

 

C’è tutto di autobiografico in questi testi….L’ispirazione deriva dal vivere, il disco parla di me… c’è un investimento d’emozioni totale.

 

Altro leitmotiv dell’album sembra essere il silenzio…Per un periodo hai comunicato di essere rimasta senza voce…come hai vissuto questa dimensione?

 

In realtà io l’ho notato solo dopo aver composto i brani. C’è dentro sia il silenzio reale che ho vissuto, perchè essere completamente afona per un mese è un’esperienza di vita… ma c’è anche il silenzio delle emozioni non dette, di frasi non espresse, di persone a cui non puoi più rivolgerti. Il disco si apre con il brano “Sottovoce” dove si rinuncia a parlare ma si continua a dire…sono interrogativi che mi tormentavano da prima che dovessi stare per forza muta senza parlare…è stata una coincidenza che mi ha portato a rivalutare molto il silenzio.

 

In “biscotti rotti” canti di preferire l’irregolarità…cosa è per te “L’imperfezione”?

 

La vita…tutto è imperfetto. L’ imperfezione è l’elemento distintivo delle mie giornate…. Ciò che mi angoscia di più è non riuscire distinguere una giornata dall’altra o una persona dall’altra…perchè non hai la possibilità di avere degli appigli per ricordare. L’imperfezione per me è l’appiglio per ricordare. Quando c’è qualcosa che non è necessariamente splendido e perfetto io lo ricordo sempre…

 

Questo nuovo album musicalmente, racchiude tantissime suggestioni. Rispetto al tuo precedente lavoro sembra meno improntato sull’elettronica e ci sono molte ballad come è nata questa scelta?

 

La grande differenza e che questo disco l’ho prodotto personalmente a differenza dei precendenti album dove avevo dei riferimenti che hanno lasciato naturalmente e fortunatamente la propria impronta.

Per “Contro le onde” è stato Boosta mentre per “È” c’era l’influenza di Valgeir Sigurdsson. In “Tienimi il posto” ci sono io e quindi parto dall’essenza del brano come lo scrivo, quindi chitarra e voce. Altra differenza e che questo disco l’ho prodotto con i miei musicisti,quindi per capire come volevamo farlo suonare siamo partiti dal live e questo ha fatto sviluppare degli aspetti acustici più marcati. Tutto è nato dalle nostre dita e dalle nostre mani. Abbiamo poi fatto un intervento elettronico dove noi non potevamo arrivare…non è mai ingombrante…Il disco come concetto è molto analogico. Finora non ho mai inciso un disco uguale ad un altro. La vita cambia noi cambiamo con lei tantissimo e sarebbe insincero non far cambiare anche le canzoni.

La copertina è un’opera d’arte che vanta la firma di Paolo Troilo. Come è nata questa collaborazione?

 

Ho scoperto Paolo ad una mostra e mi ha subito catturata. Quando ci siamo incontrati ha ascoltato i brani del disco e ha realizzato la copertina dell’album. Lui ha reso pienamente il senso del disco…l’abbandono, la separazione da una certezza, da qualcosa di più grande ed avvolgente sicuro ma che può divenire insidioso. Nel disco c’è la separazione da tante persone ma anche da tanti concetti: la bellezza dell’infazia , della perfezione…di tutte le certezze rassicuranti…La sedia è una protezione dalla quale  occorre saltare senza sapere a cosa poi andare incontro.

 

Credi che internet ed il nuovo modo di ascoltare la  musica attraverso le piattaforme digitali come Spotify abbia aiutato gli artisti emergenti?
Ha aiutato, non riesco a fare un’analisi comparativa con il passato perché sono figlia del mio tempo…La volontà di scoprire i nuovi artisti sul web e la voglia di approfondire in generale non credo sia molto aumentata… i mezzi comunque possono oggi incentivare la curiosità ma è qualcosa che deve venire da dentro…

 

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Erica Mou, quali sono le tue speranze e le tue paure?

Io spero che il domani ci sia…da qui in poi tutto è affrontabile.

erica mou

 

 

 

 

 

 

Simone Intermite