L’intervista con Donatella Rettore parte da una domanda storica legata ad un suo successo che esortava a non nominare il suo vero nome di battesimo: – «Ma quindi devo stare attento a non chiamarti mai Donatella?» – «Ma no, dai chiamami pure come preferisci!»; risponde così la cantante veneta scrollando la testa e sorridendo. La chiacchierata inizia con una rumorosa risata ricordando uno dei brani che ha fatto la storia della musica del bel paese, andando contro ogni logica commerciale e non è l’unico del suo repertorio a seguire questo trend. Miss Rettore è una delle artiste italiane che per prima ha portato il tema della denuncia sociale nel mainstream imponendosi con un look ed un genere musicale iconico ed aggressivo capace di annientare il rigore manieristico per anticipare i tempi e dettare i canoni di una cifra stilistica personale, ancora oggi eternamente irraggiungibile, che celebra una femminilità esagerata ed irriverente. Lo testimoniano le hit “Kobra“, “Lamette“, “Suicide Kamikaze” ed il successo internazionale “Splendido splendente” che a dispetto dei tempi mutevoli e delle playlist di Spotify, passano ripetutamente in radio e in tv, eletti a veri e propri cult per il loro valore significante e avanguardistico maturato nel tempo. Oggi Donatella Rettore dopo essere stata protagonista del talent show di Rai1 “Ora o mai più“, nei panni di coach accanto a colleghi come Patty Pravo, Ornella Vanoni e Marcella Bella è tornata ad esibirsi dal vivo con una lunga tournèe intitolata “Rettore e il suo complesso” riproponendo tutti i suoi successi in una chiave rivisitata. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro salotto virtuale Donatella Rettore per parlare con lei di musica, rivoluzioni culturali e personali tra ricordi inediti, raccontati con la sincerità senza sovrastrutture che la contraddistingue.

Spesso sei definita un personaggio scomodo…cosa ne pensi di questa “fama”?

«Sicuramente non sono un personaggio accomodante, non fa parte di me scendere a compromessi, se ho un idea in cui credo la dico senza pormi particolari problemi. Questo però non significa che non sia una persona tollerante, ma mi piace il confronto, quello vero. Non sono per i favoritismi e gli atteggiamenti servili…è il prezzo da pagare per essere veri».

Recentemente sei stata impegnata nel ruolo di coach per il talent show di Rai1 “Ora o mai più”, ma il clima però non è stato dei più distesi…

«Non è stato facile per me ritrovarmi nei panni del coach in questa edizione di “Ora o mai e più” perché, come avete avuto modo di vedere durante il programma, la mia “allieva” Donatella Milani non era particolarmente collaborativa e non ha voluto seguire i miei consigli, anzi ha avuto un atteggiamento di chiusura con me e tutta la giuria, questo ha creato dei momenti poco piacevoli che avrei preferito evitare. Diciamo pure che mi sono seriamente incavolata, ma mi sono anche trattenuta meravigliandomi di me stessa… solo qualche anno fa avrei fatto saltare i microfoni, invece ho affrontato il tutto con equilibrio, calma e pazienza (ride)».

Qual è stato l’insegnamento che non è stato colto?

«Il consiglio principale che gli ho dato è stato quello di abbassare le tonalità dei brani, perché la sua voce non era adatta alle estensioni, e di interpretare alcuni pezzi “parlando” un po’ come riesce a fare in maniera esemplare la grande Patty Pravo. Questa è una tecnica molto amata dagli chansonnier francesi, un modo di cantare con un’intensità scenica particolare. Ma purtroppo non è stato possibile lavorare verso questa direzione».

Ad un certo punto dello show le polemiche hanno messo in discussione il valore artistico di successi iconici della musica Italiana…

«Questo atteggiamento ha offeso me e la storia della musica italiana. Se non ci fossero stati brani come “Lamette” o “Kamikaze Rock ‘n’ Roll Suicide” in contraddizione verso un repertorio fatto di atmosfere romantiche, oggi non ci sarebbe Mahmood che con il brano “Soldi” ha stravinto anche all’Eurovision oppure J-Ax con i suoi testi ironici, solo per citartene due. Penso che si sia mancato di rispetto a tutto un universo musicale che va oltre la classica canzonetta d’amore e che propone qualcosa di nuovo e diverso».

Ad “Ora o mai più” hai avuto modo di lavorare anche con colleghi che conoscevi ed altri con cui hai instaurato un rapporto d’amicizia…la rivalità con Marcella Bella possiamo considerarla archiviata?

«Certo, ho ritrovato una straordinaria amicizia anche con Marcella Bella, recentemente sono stata ospite ad un suo concerto ed è stato un momento davvero emozionante. Non c’è mai stata rivalità…Però posso dirti di avere molti nemici ma paradossalmente tutti i miei amici non mi amano tanto quanto i miei nemici quindi, dopo alcune scaramucce, si finisce anche per volersi bene. Marcella con me ha trovato la chiave giusta, dopo tanti anni ci siamo capite…oggi ci sentiamo spesso e ci raccontiamo le nostre giornate come due vere amiche. Lei è una grande professionista nata in una famiglia di musicisti. Io sono figlia unica e, dato che lei è l’unica donna della sua famiglia, le ho chiesto giocosamente di adottarmi come sorella. (ride)E poi ho ritrovato anche Red Canzian che conoscevo da tempo; lui è di Treviso, io di Castel Franco Veneto siamo sempre stati vicini di casa…».

Recentemente sulle pagine di Domanipress proprio in un’intervista esclusiva con Red abbiamo parlato del suo amore per la musica e delle passioni giovanili…(Leggi l’intervista CLICCA QUI)

«Red era un cavaliere, ricordo che quando frequentavo il liceo a Treviso lui spesso mi avvicinava per dirmi “Ti posso accompagnare io a casa?” e poi regolarmente perdevo il treno. Che bei momenti…».

Ritornando alla musica i tuoi maggiori successi come “Lamette”, “Kobra”, “Kamikaze Rock ‘n’ Roll Suicide” hanno dei testi particolarmente audaci che sono passati alla storia della musica italiana. Oggi si parla spesso dei contenuti eccessivamente diretti dei trapper tanto da smuovere la procura. Cosa ne pensi di questo fenomeno?

«Te lo dico chiaramente, non mi piacciono i testi che parlando di droga e se ci pensi è anche una roba vecchia! Voglio dire guarda i Sex Pistols, i Doors o i Nirvana…dov’è la novità? Stiamo ripercorrendo sempre la solita strada, è giunto il momento di un cambiamento non credi? Io la penso come i Beatles che ci hanno insegnato che la vita è una “The long and winding road” (Una via lunga via ventosa e tortuosa NDR). Non si deve sempre ripercorrere la stessa strada, bisogna prendersi il rischio di guardare oltre e di attraversare nuovi sentieri…».

A proposito di atmosfere londinesi, non tutti sanno che hai avuto l’onore di essere stata vicina di casa di David Bowie…cosa ricordi di quel periodo?

«Vivevo vicino al grande David Bowie nel quartiere di Pier Hause, ma così come con Elton John con cui ho parlato, il mio rapporto con lui si limitava ad un saluto o a qualche scambio di opinione, ovviamente essendo vicini ad Abbey Road, di grandi artisti ne passavano tanti…In quel periodo ero sempre in giro tra concerti ed inaugurazioni di discoteche, mi divertiva intrufolarmi clandestinamente in quelle gay vietate alle donne».

E come riuscivi ad occultare la tua femminilità?

«Mi travestivo da uomo, oppure fingevo di essere trans…Una volta ricordo che non riuscii a passare inosservata ad un ragazzo della security che mi disse di aver capito che ero donna…mi palpeggiò dubbioso e mi disse: “You are a men? Sure?”». (Tu sei uomo, sicuro? NDR).

Nelle tue esibizioni e metaformorfosi ci hai abituato a cambi di look drastici che hanno sempre avuto un peso significativo nel messaggio artistico; come nascono i tuoi look? Oggi nelle nuove interpreti sembra mancare l’interesse e lo studio per la presenza scenica…

«I cambiamenti drastici e i look esagerati erano una mise en scene necessari per esprimere determinati messaggi e per farli recepire al pubblico. Questo me l’ha insegnato Elton John che mi disse: “ogni brano dovrebbe avere, anche visivamente un suo vestito…”Sono d’accordo con te nel dire che le nuove generazioni lavorano meno su questo aspetto».

Ma le antennine di “Lamette” come sono nate?

«Come tutte le cose più belle sono nate per caso. In quel periodo stavo girando un film a New York con Umberto Lenzi, un regista anarchico che ho apprezzato molto, sul set c’era anche Anita Ekberg che ritornava in Italia dopo tanto tempo e Paola Borboni, l’idea delle antennine era la sua».

Nella hit “Spendido splendente” invece canti del culto del corpo e della chirurgia estetica e a ben guardare nel settantanove, anno in cui fu pubblicato, ci fu un’esplosione della pratica chirurgica che continua ancora oggi. Tu come vivi il rapporto con la tua immagine; Qual è il segreto per essere davvero splendenti?

«Anche io ho avuto i miei problemi nel piacermi, per noi donne sembra essere quasi un obbligo essere perfette; personalmente ho sempre avuto il problema del mento troppo pronunciato. Una sera ricordo di aver letto un articolo che parlava di Marylin Monroe ricorsa alla chirurgia per un’ operazione di profliloplastica del viso per ridurre il mento e migliorare la simmetria e l’ armonia del viso…la sua bellezza è passata alla storia. La scrittura di “Splendido splendente” è partita da li…».

Ma poi, oltre a cantarla, la chirurgia estetica come Marilyn l’hai anche sperimentata?

«Ho bussato le porte a dieci chirurghi estetici ma si sono tutti rifiutati di operarmi il mento perché la procedura era molto invasiva…con il tempo ho capito che avevano ragione loro, che bisogna piacersi per la propria unicità, il trucco poi magari aiuta a coprire qualche imperfezione. La chirurgia estetica in passato era utilizzata per problemi seri in seguito ad incidenti o malformazioni congenite. Oggi credo che questa rincorsa alla perfezione stia portando ad un eccesso che si dovrebbe limitare…Molti sembrano inseguire il mito di Dorian Gray desideroso di raggiungere la giovinezza a tutti i costi. Ci sono alcune mie colleghe che ne hanno abusato e oggi, se le guardi bene, hanno una pelle di lucertola, quando invece prima con i loro difetti erano bellissime. Perchè rovinarsi in quel modo? Meglio con le rughe! Penso ad Iva Zanicchi, lei si è rifatta solamente il naso, ma per il resto è rimasta se stessa ed ora è una donna splendida. Bisogna avere autoironia ed intelligenza…nella vita si vive, si ride e si piange e le rughe sono li a testimoniarlo, non nascondiamolo».

A proposito di sorrisi e pianti, qualche tempo fa hai rivelato di aver provato a diventare madre senza riuscirci…spesso nello spettacolo la maternità, soprattutto negli anni ’80, era vissuta come un impedimento per la carriera di un’ artista, è accaduto a Raffaella Carrà, Loredana Bertè e tante altre…Ti è pesato questo sacrificio?

«Per le donne di spettacolo la maternità era un ostacolo e su questo non c’è dubbio. La mia storia è stata di grande sofferenza perché ho scoperto troppo tardi di avere di una prolactinemia troppo alta e questo, nonostante fossi fertile, non mi ha permesso di portare avanti la gravidanza. Il primo ad accorgersene è stato l’endocrinologo, ma io avevo già quarant’anni…era ormai troppo tardi».

In compenso hai un amore indissolubile con Claudio Rego, anche gli amori longevi sono rari nel mondo dello spettacolo…

«Con Claudio siamo insieme dal ’77, praticamente da quando è iniziato il punk! Lui era un cantante ed amava i cantautori italiani a me invece piacevano i Led Zeppelin…da subito mi stava antipatico, però conoscendoci mi ha conquistato. Ricordo una serata speciale quando mettendomi una mano sulla spalla mi ha detto: “Ti piace il mare?” Ecco, da quel momento in poi non ho capito più nulla, ci siamo innamorati ed abbiamo scoperto i nostri punti in comune».

Oggi siete entrambi amanti della natura e degli animali…

«Si, ho tre Border Collie di tre colori diversi. Il più grande, undici anni, si chiama Orso ed è stato campione di Agility, uno sport cinofilo molto praticato, ispirato al percorso ippico, in cui il cane e il conduttore superano una serie di ostacoli nel minor tempo possibile. Poi c’è Lupo che chiamano tutti “The bullet” perchè quando corre è un proiettile ed infine l’ultimo arrivato è il piccolo Collins di tre mesi. Sono molto affezionata a loro e li curo con grande amore…».

Oltre al tempo libero dedicato agli animali stai anche preparando il tuo come back musicale…Cosa ci puoi anticipare?

«Ci sto lavorando ma con una certa prudenza, perché io sono nata artisticamente in un periodo in cui c’erano i produttori che ti seguivano e che facevano crescere un progetto curandolo sotto tutti i punti di vista. Penso a Roberto Dané, lui mi ha prodotto per tanti anni e ha collaborato con nomi come Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Ron e Antonello Venditti. Oggi invece è tutto molto veloce, c’è poco tempo per lavorare di lima, per prendersi cura di ogni aspetto, sono anche molto impegnata con il nuovo tour che mi sta regalando tante soddisfazioni».

Il tuo tour si chiama “Rettore e il suo complesso” facendo il verso al celebre album di Caterina Caselli…com’ è stato riappropriarsi della dimensione live?

«Bellissimo, un’emozione unica ho rivisitato tanti brani che non cantavo da tantissimi anni. Una fra tutte è “Stregoneria” un’ opera rock che ho pubblicato nel ’70 ed ho scoperto la forza del testo di “Hara Kiri”. In tour mi sono riappropriata di tanti brani che avevo lasciato nel cassetto. Quando vedo il pubblico che canta le canzoni con me o che ascolta incuriosito qualche brano rivisitato mi esplode il cuore, è una vera gioia, è uno scambio di energia e di amore».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Donatella Rettore, quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Vedo il mio Domani come sempre incasinato,a volte super eccitato e a volte triste, sono molto lunatica. Il domani del mondo invece lo vedo legato alla consapevolezza della gente. Io sono animalista ed ambientalista, faccio la raccolta differenziata e credo che dovremmo avere rispetto per la nostra terra e per il prossimo mettendo da parte l’individualismo».

Simone Intermite

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