Il Mahatma Gandhi disse: “Scopri chi sei e non avere paura di esserlo.” Per conoscere se stessi però è necessario percorrere sentieri tortuosi in direzioni ostinate e contrarie, spesso nella solitudine, scevra da ogni sorta di condizionamento. Questo è il cammino che Asia Argento, attrice, regista e scrittrice ha seguito in questi anni, passo dopo passo, a partire dallo scontro mediatico generato dalla necessità di denunciare le violenze e gli abusi di potere, oggetto di comunanza del movimento del #meetoo, passando per un libro confessione Anatomia di un cuore selvaggio, edito da Piemme chiudendo il cerchio con un audace progetto musicale scritto in un periodo di convalescenza intitolato “Music from my bed” dove l’attrice esprime senza remore la sua anima ribelle abbatendo i confini artistici, dalla musica allo spettacolo, infrangendo i limiti a favore di un’espressione personale e libera e soprattutto sincera. L’album che porta la firma del produttore Holly  vede la partecipazione di Eugenia Di Napoli, DJ Gruff, Young Signorino, dell’ amica di sempre, Vera Gemma ai cori e della figlia Anna Lou che partecipa alla cover di un brano di Gabriella FerriTe possino da tante coltellate” che costruisce lo spirito guida primordiale dell’animo folk che pervade tutta la produzione che unisce in un alchimia psichedelica elettronica, trap, rap e world music. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare Asia Argento nel nostro Salotto Digitale per parlare con lei di solitudine, musica, e della necessità di ritrovare la bussola del proprio universo.


A distanza di dieci anni dal tuo esordio discografico sei tornata alla musica con un album intitolato “Music from my bed” pensato a seguito dell’infortunio avvenuto al reality show Pechino Express che ti ha costretta a letto…Come un’araba fenice riesci sempre a risorgere dalle tue ceneri e a generare arte anche nei momenti più cupi…

«Sono partita dalla riflessione su me stessa ripercorrendo in solitudine, nel mio letto immobile con una gamba rotta, tutte le delusioni e i veleni della mia vita; sai non mi è mai piaciuto piangermi addosso. Credo che tutto abbia un senso e che dalle macerie è possibile costruire qualcosa di importante. Questo è un approccio che ho sempre seguito e che mi caratterizza. Il disco è esattamente come sono io, sincero e personale, canto di temi che mi riguardano da vicino perché sono quelli che conosco meglio. Quando scrivi e parli di te stesso avviene come un’alchimia, come se mettessi in cornice il tuo passato ed il tuo presente per guardarlo dall’esterno, esaminarlo e distaccarti da ciò che ti ha fatto più male. La musica è poi un linguaggio universale e mi piace l’idea che qualcuno possa ritrovarsi ascoltando i testi delle canzoni che ho inserito nell’album».

Music from my bed” è caratterizzato da suoni urban contaminati da un’attitudine rock-folk e da un linguaggio che unisce italiano, inglese, romanesco…tutto suona tremendamente viscerale.

«La contaminazione fa parte del gioco, volevo mostrarmi per quella che sono tornando alle mie radici ed il romanaccio per me è una maniera primordiale d’espressione, il dialetto con cui mi esprimo quando parlo con mio padre o con mia figlia, mi diverte molto e credo che funzioni bene a livello musicale, avendo le parole troncate è più facile costruire le rime. Quando ti esprimi nel tuo dialetto è come se parlassi in maniera più intima e colloquiale, per quest’album volevo raccontare la mia vita divertendomi. Ho avuto come punto di riferimento i brani di Califano o gli stornelli romani di Gabriella Ferri che si cantavano nelle osterie. Sono delle liriche crude che pero hanno sempre un mezzo sorriso cinico sulle labbra».

Su Instagram hai scritto per la presentazione del album: “Ringrazio quei pochissimi amici che mi sono stati vicini”. Come vivi il tuo rapporto con la solitudine.

«Essere soli per qualche tempo può aiutare a leggersi dentro. In quel periodo ero vicina ai miei figli, Anna lou (La figlia che Asia ha avuto con Morgan NDR)ha scritto una strofa ed ha collaborato per la cover finale, ma c’e stato anche qualche amico che dall’altra parte di Roma prendeva tre autobus per il gusto di esserci e per  starmi vicino mentre ero nel letto sonnecchiavo e guardavo i vecchi film e i documentari. Non posso non ringraziare anche Vera Gemma, una sorella per me, mi aiutata anche per la produzione dell’album registrando dei backing vocals e scrivendo due pezzi con me…siamo due anime ribelli».

Qualche tempo fa hai anche rivelato dettagli inediti della tua vita scavando nel passato per la biografia “Anatomia di un cuore selvaggio“. Oggi in quale fase della vita ti trovi?

«Per me la scrittura di questi progetti è stata terapeutica ed è come se volessi fotografare il momento per voltare pagina. Tutto è partito dalla morte di mia madre che ha causato un’enorme sofferenza, mi sono portata dietro questo  peso per diversi anni, sono ferite che non si emarginano ma che è possibile superare. Qualche tempo prima sono stata coinvolta in vari “scandali” che mi hanno ferito profondamente. Si sono dette molte cattiverie sul mio conto, mi sembrava di rialzarmi e poi ricadere. Dopo essermi accorta di aver toccato il fondo ho voluto fare i conti con la mia sofferenza partendo da un’autopsia che mi ha giovato, ho sentito cambiare il mio karma, la mia vita è cambiata in meglio, ho archiviato risentimenti, vecchi rancori e rimorsi che mi perseguitavano».

La scrittura è davvero una catarsi…

«Scrivere il libro più che le canzoni dell’album è stato estremamente doloroso ma dopo averlo pubblicato ho ricevuto il feedback dei lettori e di chi mi segue che ha ritrovato le sue stesse paure e quest’empatia che ho avvertito nei miei confronti mi ha fatto capire di aver fatto qualcosa che non era utile solo a me ma che poteva avere un valore universale. Leggere la storia di chi è passato dai tuoi stessi dolori ti aiuta a non sentirti solo e questo mi ha dato una grande forza e da questa consapevolezza sono cambiata perché ho iniziato a guardare il mondo con occhi diversi. Per cambiare le cose, certe volte  bisogna mutare la prospettiva da cui le osserviamo».

Il tuo dolore oltre ad esserti stato utile è stato anche il punto di partenza per una rivoluzione al femminile e non solo che sotto l’egida del #meetoo combatte una guerra silenziosa contro gli abusi di potere…

«Una donna su cinque rischia di essere violentata nel corso della sua vita, questi sono numeri che fanno paura e che sono in salita. L’essere vittime di violenza fisica o psicologica poi non riguarda soltanto le donne…Mi rendo conto di essere stata una sovversiva, di aver fatto saltare un tabù di cui nessuno parlava…».

Denunciare e lottare contro il sistema cinematografico non è facile…

«Ci vuole grande coraggio, ci sono stati dei momenti difficili da affrontare da sola ma poi ho scoperto una grande solidarietà da parte di donne e uomini. Direi che è stato un passaggio necessario. Oggi c’è più consapevolezze soprattutto da parte delle nuove generazioni su temi come quello della violenza sessuale, della posizione della donna nelle società e la lotta alle disuguaglianze. Oggi sono fiera di ciò che ho fatto, ho seguito la mia coscienza».

Cosa vorresti dire alla Asia Argento del passato?

«Semplicemente mi guarderei e direi: “Abbi fiducia e resisti” (ride) Direi che è quello che poi effettivamente ho fatto. Non ho rimorsi o rimpianti, a seguito della denuncia ho vissuto una fase di shock, non mi aspettavo di essere additata come “quella che se l’è cercata” ma purtroppo le dinamiche della realtà sono diverse. Mi sono state scagliate addosso delle pietre ma oggi quelle parole mi scivolano addosso perché completamente false ed infondate. Quello che ti posso dire e che io sono apposto con la mia coscienza e che credo nel karma…».

Il karma, se correttamente compreso, è la vera meccanica attraverso cui si manifesta la coscienza….

«Noi siamo artefici del nostro destino attraverso le azioni, i pensieri e le parole. Possiamo cambiare il corso della nostra vita. Nessuno di noi puo’ ambire alla saggezza di Buddha  ma è importante dedicarsi anche alla propria interiorità oltre che a ciò che è terreno e materiale…Lavoro sul presente per poter cambiare in meglio il corso della mia vita».

Dove la ritrovi la spiritualità?

«Sicuramente nella meditazione che non presuppone un luogo fisico e poi nella natura. L’universo della natura ci regala dei segni evidenti che esiste qualcosa di più grande di noi che merita rispetto ed attenzione. Credo nella forza dell’amore che muove l’universo e ci guida, ovviamente se lo sappiamo ascoltare…».

A proposito d’amore nell’album è inserita una traccia intitolata “Love me obscene

«Si, in questo brano ho parlato d’amore in maniera ironica ma anche melanconica ed amara. Ripercorro i miei errori degli amori del passato».

Qual è l’errore d’amore più ricorrente nella tua vita?

«Quello di proiettare sull’altro delle aspettative alte che non riescono ad aderire con la realtà della persona che si ama. Spesso carichiamo di aspettative e di nostri desideri gli altri ma non sempre questo collima con la realtà».

Il tuo percorso sia artistico che personale è sempre stato all’insegna dell’autenticità. Uno dei tuoi primi debutti cinematografici fu accanto al grande attore e regista Carlo Verdone. Nel film “Perdiamoci di vista” interpreti una ragazza disabile che smaschera il sistema dei media e la sua propensione nello strumentalizzare il dolore. Cosa ricordi di quella esperienza?

«Adesso che mi ci fai pensare quel film è stato profetico, non ci avevo mai pensato e ti ringrazio per questo collegamento (ride). Il tribunale mediatico della tv e dei social è qualcosa di nuovo con cui fare i conti, soprattutto per la mia generazione cresciuta senza gli smartphone. Come personaggio pubblico, ma anche come donna mi sono dovuta adattare…è un processo che tutti noi abbiamo subito e che comporta anche delle responsabilità».

Tu come vivi il tuo rapporto con il digitale e con il mondo dei social networks?

«In passato ero molto entusiasta, utilizzavo tutte le piattaforme per comunicare ed esporre le mie idee. Con il tempo l’odio imperante me ne ha fatto disinnamorare. Oggi possiedo solo la pagina Instagram. Trovo alcune piattaforme fuorvianti, tolgo tempo ad altre attività di crescita più interessanti. Inoltre i social sono troppo veloci, le informazioni che ci ritrovi sono troppo frammentate e spesso poco approfondite, altre volte sono totalmente ad uso e consumo di un click. Ho smesso di guardare anche il telegiornale in maniera ossessiva, non abbiamo bisogno di vivere costantemente nel terrore. Vivere di preoccupazioni futili non mi interessa; per quale motivo voler leggere il commento di chi mi vuole ferire non conoscendomi? Oggi mi dedico a chi conosce la vera me gli altri non esistono nella mia realtà».

Spesso alcuni commenti si rivelano propedeutici a campagne d’odio che guidano il sentiment del paese…

«Certo, i social hanno sdoganato l’odio, l’hanno reso mainstream. Osservare la vita degli altri, i fisici perfetti, le foto ritoccate crea dei paralleli con la propria esistenza che possono sfociare in pensieri pericolosi e lesivi. Non ci soffermiamo mai a pensare che magari dietro a una foto di una posa perfetta su un red carpet può nascondersi una profonda infelicità. Chi siamo per giudicare e conoscere la realtà di una vita che conosciamo solo attraverso un profilo social? In questa epoca si fa preso a scrivere un commento senza pensare che tutti portiamo un fardello e che nessuno dovrebbe permettersi di sparare sentenze su chi non conosce».

In un attitudine sempre più patinata ed edulcorata mostrare la fragilità come hai fatto tu è un atto di coraggio…

«Si, penso che possa aiutare maggiormente parlare di ciò che ti manca, di quello che vorresti essere. C’è chi trae piacere nel scrivere messaggi negativi con l’intento di ferirti. Qualche tempo fa ci rimanevo male, adesso sono cresciuta, questa soddisfazione non glie la concedo più».

Nel album è presente  la cover del brano di Gabriella Ferri “Te possino dà tante cortellate” cantato con Vera Gemma e tua figlia Anna Lou…Lo stile ricorda quello della riproposizione di Loredana Bertè e Mia Martini del 1977. Tu sei stata una delle prime “figlie di Loredana”, hai avuto modo di ricevere un suo parere?

«Certo le ho telefonato per dirle che avevo registrato questa cover pensando a loro. Io ho interpretato la parte che cantava Mia perché è più in linea con la mia tonalità mentre Vera interpreta Loredana. In realtà sono molto timida non le ho chiesto un feedback diretto, anche quando ho pubblicato il libro non l’ho fatto leggere a nessuno prima della sua pubblicazione. Temo sia i complimenti che le critiche, sono sempre forvianti».

Ma tra un complimento ed una critica quale ti fa maggiormente paura?

In egual modo possono essere lesivi. Il complimento può nutrire in maniera smisurata l’ego mentre la critica rischia di toglierti quella sicurezza che ti serve per andare avanti che è già molto difficile conquistare».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Asia Argento quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Il Domani è un riflesso del mio presente. Oggi cerco di coltivare serenità nelle mie parole, nei miei pensieri e nelle mie azioni, affinché il  futuro che mi attende sia altrettanto libero, sincero e sereno».

Intervista Esclusiva a cura di Simone Intermite

 

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Direttore editoriale del portale Domanipress.it Laureato in lettere, specializzato in filologia moderna con esperienza nel settore del giornalismo radiotelevisivo e web si occupa di eventi culturali e marketing. Iscritto all’albo dei giornalisti dal 2010 lavora nel campo della comunicazione e cura svariate produzioni reportistiche nazionali.