Il nero assoluto, il pizzo, la pelle, gli sguardi. Per l’Autunno/Inverno 2026-27 Dolce&Gabbana torna davanti all’obiettivo di Steven Meisel e sceglie di raccontare la seduzione senza bisogno di mostrarla fino in fondo. Una campagna che guarda al DNA della maison e lo trasporta nel presente.
Basta uno sguardo per riconoscere Dolce&Gabbana. Prima ancora del logo, prima ancora di osservare nel dettaglio gli abiti. È probabilmente questa la forza della nuova campagna FW 2026-27, affidata ancora una volta a Steven Meisel: recuperare un immaginario costruito in quasi quarant’anni e dimostrare che può essere ancora contemporaneo.
Le fotografie lavorano sulla tensione tra i protagonisti. Corpi vicini, pose studiate, espressioni che sembrano suggerire una storia iniziata prima dello scatto e destinata a continuare dopo. Meisel non fotografa soltanto una collezione: costruisce personaggi.
Il ritorno della donna Dolce&Gabbana
Nella campagna femminile tornano alcuni dei simboli più potenti della maison: pizzo nero, trasparenze, sartorialità e una sensualità profondamente mediterranea.
Ma non è un semplice ritorno agli archivi.
La donna raccontata nelle immagini non sembra aspettare di essere guardata. È consapevole dello sguardo e, soprattutto, sembra controllarlo. Gli abiti seguono questa stessa idea: il pizzo può essere sensuale, il nero rigoroso, la silhouette provocante, ma nulla appare fragile.
Meisel costruisce così una seduzione meno esplicita e forse proprio per questo più efficace. Il desiderio rimane nell’immagine senza diventare didascalico.
Anche l’uomo cambia, senza rinunciare alla sartorialità
Sul versante maschile, tailoring, maglieria e denim costruiscono un guardaroba che mette insieme tradizione e contemporaneità.
La mascolinità Dolce&Gabbana perde qualsiasi rigidità: può essere elegante, informale, fisica o sofisticata. Cambiano gli abiti e gli atteggiamenti, ma rimane quella componente mediterranea che attraversa da sempre l’universo creativo di Domenico Dolce e Stefano Gabbana.
Campagna uomo e donna finiscono quindi per dialogare come due parti dello stesso racconto.
Steven Meisel e Dolce&Gabbana, una storia iniziata nel 1989
A rendere ancora più significativa la campagna è il rapporto tra la maison e Steven Meisel, iniziato con la campagna Autunno/Inverno 1989.
Da allora il fotografo americano ha contribuito a definire alcuni degli immaginari più riconoscibili legati al marchio. Ritrovarlo oggi significa quindi anche riaprire un dialogo con la storia di Dolce&Gabbana.
Quasi quarant’anni dopo, però, l’operazione non ha il sapore della nostalgia.
Il nero, il pizzo e la sartorialità tornano perché continuano a rappresentare una precisa idea di Dolce&Gabbana. A cambiare sono i corpi, gli atteggiamenti e il modo di interpretare quei codici.
Dolce&Gabbana non rincorre le tendenze: torna a essere Dolce&Gabbana
Ed è forse qui che la campagna FW 2026-27 trova la sua forza.
In una moda ossessionata dalla necessità di produrre continuamente qualcosa di nuovo, Dolce&Gabbana sceglie di non rinnegare ciò che l’ha resa riconoscibile. Al contrario, lo mette nuovamente al centro.
Steven Meisel prende quell’universo e lo rende contemporaneo senza cancellarne le radici. Il Mediterraneo rimane. Il nero rimane. Il pizzo rimane. La sartorialità rimane.
Ma soprattutto rimane il desiderio.
Non quello urlato o costruito per stupire a tutti i costi, bensì quello che nasce da uno sguardo e lascia immaginare tutto il resto.







