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Nada sorprende tutti, la firma con l’etichetta di Marta Donà riaccende le voci su Sanremo 2027

Nada potrebbe essere una delle sorprese più interessanti di Sanremo 2027. Per il momento è soltanto un’ipotesi, ma la notizia è di quelle che meritano attenzione. La cantautrice toscana ha annunciato il suo ingresso in LaRec, l’etichetta discografica fondata da Marta Donà, una delle professioniste più influenti della musica italiana, capace negli ultimi anni di accompagnare diversi artisti fino alla vittoria del Festival.

Una firma che apre scenari interessanti, soprattutto considerando la personalità di Nada: un’artista che ha attraversato oltre mezzo secolo di musica senza mai rinunciare alla propria indipendenza, scegliendo spesso percorsi lontani dai grandi riflettori e dalle logiche più prevedibili dell’industria discografica.

L’annuncio è arrivato attraverso Instagram, dove Nada ha scritto: «È arrivato il momento, sarà un bellissimo momento». Poche parole, quasi una dichiarazione d’intenti. Nessun grande proclama, nessuna anticipazione precisa sui progetti futuri. Soltanto la sensazione che qualcosa stia cambiando.

Ma cosa succede quando una delle voci più anticonformiste della musica italiana incontra una delle figure che meglio conoscono i meccanismi del successo discografico? E soprattutto, potrebbe essere questo il primo indizio di un ritorno sul palco dell’Ariston?

Marta Donà, la manager che ha accompagnato cinque vittorie a Sanremo

Per comprendere il peso di questa notizia bisogna partire proprio da Marta Donà, fondatrice di LaTarma e dell’etichetta discografica LaRec, nuova denominazione di LaTarma Records.

Il suo curriculum parla da solo. Ha accompagnato Marco Mengoni alle vittorie del 2013 e del 2023, seguito i Måneskin nel trionfo del 2021, lavorato con Angelina Mango, vincitrice nel 2024, e affiancato Olly, che nel 2025 ha conquistato il primo posto con Balorda nostalgia.

Cinque vittorie complessive con quattro artisti differenti. Un risultato che racconta una capacità non comune di individuare talenti, valorizzarne l’identità e costruire percorsi capaci di raggiungere il grande pubblico.

Adesso, attraverso LaRec, nel suo universo discografico entra Nada. È importante precisare che la firma con l’etichetta non equivale automaticamente a un contratto di management personale con Donà, né rappresenta una conferma della partecipazione al prossimo Festival.

Ma è difficile non interrogarsi sul significato di questa nuova alleanza. Perché proprio adesso? E soprattutto, che cosa può nascere dall’incontro tra una professionista che conosce perfettamente i meccanismi della popolarità e un’artista che ha sempre fatto dell’indipendenza una scelta di vita?

Nada, la Patti Smith italiana che ha scelto di non piacere a tutti

Per comprendere davvero il significato di questa svolta bisogna dimenticare, almeno per un momento, la Nada di Ma che freddo fa, di Amore disperato e del trionfo sanremese del 1971 con Il cuore è uno zingaro, interpretata insieme a Nicola Di Bari.

Perché Nada è molto più di una voce simbolo della canzone italiana. È una donna che avrebbe potuto attraversare tranquillamente gli ultimi decenni vivendo della propria leggenda, riproponendo all’infinito quei successi che l’avevano resa una delle interpreti più popolari del Paese.

Ha scelto invece la strada più difficile: quella della libertà.

Si è progressivamente allontanata dalle formule più convenzionali dello spettacolo, avvicinandosi al rock alternativo, alla sperimentazione, alla scrittura personale e a una dimensione musicale spesso lontana dai meccanismi della grande industria.

Una sorta di Patti Smith italiana, non tanto per una somiglianza musicale assoluta, quanto per l’attitudine. Per quella capacità di trasformare la voce in un gesto di ribellione, di esprimere la propria personalità senza cercare continuamente l’approvazione del pubblico, di considerare la musica un’urgenza creativa prima ancora che una professione.

Nada è stata un’artista difficile da incasellare, a tratti persino scomoda per le regole del mercato. Una donna che ha preferito rischiare l’incomprensione piuttosto che diventare una copia rassicurante di se stessa.

E questo, inevitabilmente, l’ha portata anche lontano dai grandi riflettori televisivi. Non per assenza di talento, ma per una scelta artistica che ha privilegiato la ricerca rispetto alla visibilità.

Nada non è mai scomparsa. Semplicemente, ha continuato a fare musica anche quando il grande pubblico sembrava guardare altrove.

Una carriera fuori dagli schemi, fino al rock di Nitrito

Il suo album più recente, Nitrito, pubblicato nel maggio 2025 e prodotto da John Parish, storico collaboratore anche di PJ Harvey, racconta perfettamente questa identità.

È un disco che non prova a inseguire le tendenze del momento, ma continua a esplorare territori sonori personali, tra tensioni rock, ricerca espressiva e una scrittura che non ha paura di confrontarsi con le contraddizioni dell’esistenza.

In un panorama musicale nel quale l’immagine sembra talvolta contare più delle canzoni, Nada continua a rappresentare qualcosa di diverso. Una figura che non ha bisogno di rincorrere la contemporaneità perché, paradossalmente, la sua ostinata libertà la rende più contemporanea di molti artisti appartenenti alle nuove generazioni.

Ecco perché la firma con LaRec assume un valore particolare.

Non è Nada che torna a fare musica: non ha mai smesso. È semmai la possibilità che la grande industria torni a investire con decisione su un’artista che ha costruito la propria autorevolezza anche attraverso scelte commercialmente meno convenienti.

Sanremo 2027, un ritorno dopo vent’anni sarebbe una sorpresa

Ed è proprio qui che la notizia assume un significato diverso.

E se la firma con LaRec fosse il primo passo verso un ritorno di Nada sul palco dell’Ariston?

L’ultima partecipazione in gara della cantautrice risale al 2007, quando presentò Luna in piena. Un’eventuale presenza nel 2027 segnerebbe quindi il ritorno alla competizione sanremese dopo vent’anni.

Un anniversario suggestivo, soprattutto considerando che Nada non ha mai avuto bisogno del Festival per confermare il proprio valore artistico.

Negli ultimi tempi sono circolate anche ipotesi su una possibile partecipazione insieme alla giovane cantautrice Emma Nolde, un incontro generazionale che potrebbe risultare particolarmente interessante per le affinità tra due personalità musicali poco inclini ai compromessi.

Al momento, tuttavia, non esiste alcuna conferma ufficiale di una partecipazione di Nada a Sanremo 2027, né di un eventuale duetto. La firma con LaRec rappresenta il dato concreto, mentre il resto rimane nel territorio delle indiscrezioni.

Eppure l’idea è affascinante.

In un Festival sempre più attraversato dai fenomeni social, dalle nuove generazioni e dalle strategie digitali, una figura come Nada potrebbe rappresentare un elemento di rottura.

Non la veterana chiamata a ricordare quanto fosse bella la musica di una volta, ma una donna capace di dimostrare che la contemporaneità non ha una data di nascita.

E forse sarebbe proprio questo l’aspetto più interessante di un suo eventuale ritorno.

Il ritorno dalla porta principale, ma senza rinunciare alla propria identità

C’è qualcosa di profondamente interessante nell’immaginare Nada nuovamente al centro della scena musicale nazionale.

In un’epoca dominata dagli algoritmi, dalle classifiche istantanee, dai fenomeni social e da artisti che sembrano talvolta costruiti per durare il tempo di una stagione, la sua presenza potrebbe rappresentare una piccola rivoluzione culturale.

Nada arriva da un’altra idea di musica. Un’idea nella quale le canzoni non devono necessariamente essere rassicuranti, le personalità non devono essere addomesticate e il successo non rappresenta l’unica misura del valore.

Eppure proprio questa radicalità potrebbe diventare oggi il suo elemento più contemporaneo.

L’incontro con Marta Donà sembra raccontare una possibilità che va oltre la semplice pubblicazione di un nuovo disco: riportare sotto i grandi riflettori un’artista che ha trascorso anni a dimostrare come si possa essere importanti anche senza occupare costantemente il centro della scena.

Il punto, naturalmente, sarà comprendere quale direzione prenderà questa nuova collaborazione. Se porterà a un album, a un progetto speciale, a una maggiore presenza televisiva oppure a quel ritorno a Sanremo che oggi resta soltanto una suggestione.

Ma la domanda più interessante è un’altra.

Cosa accadrebbe se una delle artiste più anticonformiste della musica italiana decidesse di tornare sul palco più popolare del Paese, senza modificare di un millimetro la propria identità?

Sarebbe un ritorno molto diverso da quelli costruiti sulla nostalgia. Perché Nada non avrebbe bisogno di recuperare il proprio passato, ma potrebbe portare sul palco la donna e la musicista che è diventata.

Una donna che ha conosciuto il successo giovanissima, ha attraversato le trasformazioni della musica italiana, ha sperimentato linguaggi differenti e ha continuato a cercare qualcosa di nuovo anche quando sarebbe stato più semplice fermarsi.

Forse il vero colpo di scena non sarebbe vedere Nada nuovamente a Sanremo, ma scoprire che, dopo oltre cinquant’anni di carriera, ha ancora voglia di mettere in discussione tutto.

Compresa l’idea stessa di ciò che il pubblico si aspetta da lei.

Perché il rock, quello autentico, non è mai stato una questione di età. È una questione di carattere.