Leone XIV rompe un’assenza lunga 44 anni: perché il ritorno del Papa al Meeting di Rimini segna una svolta per la Chiesa

Era dal 1982 che un Pontefice non partecipava al Meeting di Rimini. Oggi Leone XIV rompe un’assenza lunga 44 anni e sceglie la manifestazione di Comunione e Liberazione per lanciare un messaggio che va ben oltre i confini del movimento: la fede non può limitarsi a custodire il passato, ma deve misurarsi con un mondo profondamente cambiato.

Quarantaquattro anni separano Giovanni Paolo II da Leone XIV. Nel mezzo è cambiato praticamente tutto: l’Italia, la politica, l’Europa, il rapporto con la religione e, inevitabilmente, anche la Chiesa cattolica.

Per questo la presenza di Papa Leone XIV al Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini, giunto alla sua 47ª edizione, assume un significato che supera la dimensione dell’evento. L’ultima visita di un Papa risale infatti al 1982, quando Giovanni Paolo II incontrò una Comunione e Liberazione ancora guidata dal suo fondatore, don Luigi Giussani, in un’Italia dominata dalla Democrazia Cristiana e immersa nelle tensioni della Guerra fredda.

Quella fotografia appartiene ormai a un’altra epoca.

Il ritorno di un Papa dopo 44 anni

Leone XIV arriverà alla Fiera di Rimini nel pomeriggio. Dalle 15 attraverserà i padiglioni, visiterà le mostre dedicate a sant’Agostino e Léon Harmel, incontrerà i più piccoli nel Villaggio Ragazzi e infine pronuncerà il suo intervento nel Grande Auditorium.

L’attesa è enorme: i circa 20mila posti disponibili per seguire dall’interno la visita risultano esauriti.

A invitare il Pontefice è stato Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, durante un’udienza privata dello scorso gennaio. Per Prosperi, tuttavia, sarebbe riduttivo leggere la visita esclusivamente come un riconoscimento rivolto a CL.

Il Meeting, nella sua interpretazione, vuole continuare a essere soprattutto uno spazio nel quale credenti e non credenti possano incontrarsi intorno alle grandi domande dell’esistenza.

Ed è probabilmente proprio qui che si trova una delle chiavi della visita di Leone XIV.

Non è più la CL degli anni Ottanta

Anche Comunione e Liberazione è cambiata.

La CL che incontrò Giovanni Paolo II appariva fortemente compatta intorno alla figura di Giussani e si muoveva in un Paese nel quale il cattolicesimo conservava un peso politico e sociale enormemente superiore a quello attuale.

Oggi il quadro è differente. L’Italia è molto più secolarizzata, la presenza dei cattolici non coincide più con un unico grande riferimento politico e gli stessi movimenti ecclesiali sono stati chiamati negli ultimi anni a interrogarsi sulla propria organizzazione e sulle modalità con cui esercitano l’autorità.

Lo stesso Leone XIV ha invitato i movimenti a custodire i propri carismi senza trasformarli in modelli immobili da ripetere, aprendosi invece alle nuove realtà.

Una formula che sembra descrivere perfettamente la fase attraversata da CL.

Il nuovo Statuto e la trasformazione del movimento

Dall’autunno 2025 Comunione e Liberazione ha infatti un nuovo Statuto, nato anche dal percorso avviato durante il pontificato di Francesco.

Tra le novità più significative figura l’Assemblea generale chiamata a eleggere il presidente. Un passaggio che Prosperi interpreta non semplicemente come una modifica organizzativa, ma come una diversa concezione della responsabilità all’interno del movimento.

Il principio è che il carisma non appartenga al leader né a una cerchia ristretta, ma rappresenti un dono affidato all’intera comunità.

Il cambiamento non è stato indolore. Alcune scelte hanno provocato discussioni, perplessità e lettere aperte. Prosperi stesso ha riconosciuto l’esistenza del timore che procedure e strutture possano finire per soffocare la spontaneità di un’esperienza nata libera, pur contestando il metodo con cui alcune critiche sono state espresse.

È il segno di una CL meno monolitica rispetto al passato, attraversata da sensibilità differenti e impegnata a ridefinire la propria identità dopo la stagione dei fondatori.

Leone XIV e una fede che non vuole chiudersi nelle chiese

Sul fondo rimane una questione ancora più grande: quale spazio può occupare oggi il cristianesimo nella società?

Leone XIV ha più volte insistito sulla necessità di una fede capace di pensare e di confrontarsi con il presente, senza diventare esclusivamente un’esperienza privata o intimistica.

È un tema decisivo in un’Europa nella quale appartenenza religiosa, politica e identità collettiva non coincidono più come in passato.

La sfida, dunque, non sembra quella di ricostruire artificialmente la società cattolica degli anni Ottanta. Piuttosto, è capire se la fede sia ancora capace di produrre cultura, solidarietà, relazioni e una lettura originale del presente.

Ed è qui che il ritorno del Papa al Meeting acquista un valore simbolico.

L’ombra lunga di don Giussani

Sulla visita aleggia inevitabilmente anche la figura di don Luigi Giussani, mentre prosegue il percorso verso una possibile beatificazione.

La fase diocesana della causa si è conclusa e, curiosamente, l’annuncio arrivò il 19 febbraio, lo stesso giorno in cui venne ufficializzata la visita del Pontefice al Meeting.

A settembre è inoltre prevista l’uscita per Rizzoli di “Il centro della vita”, volume di testi inediti del fondatore di CL.

Prosperi ricorda un dettaglio particolarmente significativo del modo in cui Giussani recitava l’Angelus: preferiva pensare al Verbo non soltanto come qualcuno che “abitò” tra gli uomini, ma come una presenza che “abita” ancora oggi.

Una differenza grammaticale minima, dietro la quale si nasconde però l’intera concezione giussaniana del cristianesimo.

Non un ritorno al passato, ma una prova sul futuro

Il rischio sarebbe interpretare la giornata di Rimini come una grande operazione nostalgia: il Papa, CL, Giussani, il ricordo di Giovanni Paolo II.

Ma l’Italia del 1982 non esiste più e probabilmente è proprio questa la parte più interessante della visita.

Leone XIV arriva in un Meeting diverso, davanti a una Comunione e Liberazione diversa e dentro una Chiesa che sta cercando nuove forme per parlare a una società nella quale l’autorità religiosa non può più essere data per scontata.

Dopo 44 anni, quindi, il ritorno di un Papa a Rimini non sembra raccontare semplicemente ciò che Comunione e Liberazione è stata.

Racconta soprattutto la domanda su ciò che la Chiesa, e con essa CL, riuscirà a diventare.

Articolo precedenteLigabue torna con “Qualcosa per te”: quando il rock smette di urlare e comincia a fare i conti con il tempo
Articolo successivoI turisti americani hanno una nuova ossessione europea: le farmacie
Appassionato di tecnologia ed insegnante di matematica. Crede che la vita sia un'equazione binaria. Si occupa di sostenibilità ed immagina un futuro ad emissioni zero.