“La scherma è molto più di uno sport. È un’arte, è una filosofia di vita. Quando mi sono trovato sulla pedana, ho avuto l’impressione di esprimere la mia anima, di comunicare nel mio linguaggio.” Con queste parole intrise di profonda passione, Aldo Montano, uno dei più grandi schermidori italiani, ci introduce in un viaggio attraverso la sua straordinaria vita e carriera. Nato il 18 novembre 1978 a Livorno, in toscana, Aldo Montano ha da sempre respirato l’aria della scherma. Cresciuto in una famiglia dove lo sport era una tradizione, ha iniziato a praticare lo sport fin da giovane, seguendo le orme del padre, Mario Montano, anch’egli un campione nella disciplina. Sin dai suoi primi passi sulle pedane, Aldo ha dimostrato un talento eccezionale e una determinazione incrollabile. La sua carriera competitiva è stata segnata da una serie impressionante di successi. Alle Olimpiadi di Atene 2004, lo schermidore toscano ha conquistato la medaglia di bronzo nel fioretto a squadre, dimostrando il suo valore sul palcoscenico olimpico. Ma è stata la sua performance alle Olimpiadi di Pechino 2008 a scrivere una pagina indelebile nella storia della scherma italiana. Lì, Aldo ha conquistato l’oro nella competizione individuale di spada, regalando al suo paese una vittoria indimenticabile e consacrando il suo nome tra i grandi del suo sport. Ma Aldo Montano non si è accontentato di un solo trionfo olimpico. Alle Olimpiadi di Londra 2012, ha aggiunto un’altra medaglia al suo palmarès, questa volta un argento nella gara a squadre di spada. La sua costanza nel raggiungere i vertici della scherma internazionale ha reso Aldo un punto di riferimento per generazioni di giovani atleti italiani, ispirandoli a perseguire i loro sogni con determinazione e passione. Oltre ai successi sul campo di gara,  lo ha dimostrato un impegno costante nel promuovere lo sport e sostenere i giovani talenti. Dopo aver appeso la sua spada da competizione al chiodo, si è dedicato a scoprire e coltivarne diversi e lavorando affianco a Cristina Lodi della Golden Sabre Agency, ha viaggiato per l’Italia e oltre, individuando giovani promesse della scherma e offrendo loro l’opportunità di sviluppare il loro potenziale. Il suo ruolo di mentore e guida ha avuto un impatto duraturo sulla vita di molti ragazzi, trasmettendo loro non solo le tecniche della scherma, ma anche i valori di determinazione, impegno e rispetto. Oltre al suo lavoro come talent scout, Montano ha trovato una nuova dimensione della sua carriera nel mondo della televisione. Come giudice in format come “La pupa e il secchione” di Enrico Papi, e partecipando a reality show totalizzanti come Grande Fratello si è messo a nudo raccontando le proprie debolezze e dimostrando le proprie virtù umane oltre che sportive. Noi di Domanipress abbiamo avuto l’onore di ospitare Aldo Montano nel nostro Salotto Digitale, dove abbiamo discusso di  passione, impegno e successo nello sport così come nella vita scoprendo l’uomo oltre il campione.

Da qualche anno ha appeso la spada al chiodo, che stagione della  vita è questa per te?

«Conservo un ottimo ricordo della mia carriera sportiva, non ho rimpianti e mi ritengo soddisfatto perchè ho raggiunto tutti i miei obiettivi». 

A tal proposito qual è stata la vittoria più gratificante, quella che ti ha reso più orgoglioso di te stesso?

«Per rispondere a questa domanda devo andare indietro nel tempo, precisamente ad Atene 2004, la mia prima Olimpiade, che è quella che ricordo con maggiore emozione e gioia. Per uno sportivo, partecipare a un’Olimpiade è il sogno più grande e la medaglia che ho ottenuto in quella occasione è stata per me molto importante, perché era la prima volta, perché è stata una vittoria inaspettata e per questo motivo ha un valore grandissimo. Per cui, direi che quella è la vittoria più bella per me, quella che mi porto tatuata dentro nel cuore e nell’anima». 

Una vittoria inaspettata, ma anche meritata. Tu non hai mai fatto mistero del fatto che essere un campione a volte comporta anche delle rinunce; qual è stata la tua rinuncia più grande?

«Io ho sempre sostenuto che quello che poi a un certo punto diventa un mestiere e una professione, in realtà nasce come una passione e come tale non è da considerarsi un peso. Forse le rinunce sono state quelle che ho fatto da ragazzo e da adolescente, quando per settimane ogni sabato avevo un torneo e non potevo uscire con gli amici; d’altro canto, però, avevo la possibilità di girare il mondo. Ad ogni modo, tutto quello che ho fatto nei miei 25 anni di carriera sportiva l’ho fatto con allegria e con tanta passione, per cui non è stato affatto un peso». 

Ad un certo punto,è arrivata la popolarità; sei stato più volte sotto la lente di ingrandimento mediatica, sia per le tue storie d’amore, ma anche perché sei diventato testimonial di diversi marchi di moda. Il  gossip ha modificato il tuo modo di essere o le tue relazioni?

«Ho sempre cercato di tenere separate le due cose; lo sport e la professione hanno sempre seguito una tabella di marcia molto rigorosa ed è stato grazie a questo rigore che sono riuscito a ottenere una medaglia alle Olimpiadi 2004; poi, nel tempo libero mi piaceva conoscere il mondo; a un certo punto il mondo della moda e della televisione hanno cominciato a chiedere la presenza di sportivi e questo è stato un bene, perché in questo modo abbiamo potuto portare il messaggio positivo dello sport anche in ambiti apparentemente molto distanti tra loro». 

Tutta quella popolarità ti ha pesato oppure no? 

«No, mi sono divertito e penso anche che a volte avere i riflettori puntati addosso è servito da stimolo per fare bene.

Vivere la propria giovinezza inseguito dai paparazzi è stato difficile?

«Certo, ci sono state anche le volte in cui le cose non giravano nel verso giusto e allora anche in quel caso, la pressione era forte. Poi, però ho imparato a gestire la situazione e a non ingigantire le situazioni, a dare il giusto peso alle cose. All’inizio mi chiedevo perchè tutte quelle copertine fossero dedicate alla mia vita invece che alle mie vittorie ma poi ci ho fatto l’abitudine e l’ho vissuto con un sano distacco e anzi ho sfruttato l’occasione per raccontarmi al pubblico anche fuori dalla pedana». 

Con i media ci hai sempre giocato. La televisione ha un ruolo di  rilievo nella tua vita, prima hai partecipato al Grande Fratello, ora sei giudice del programma La pupa e il secchione. Come vivi il mondo televisivo?

«Come l’ho sempre vissuto, con leggerezza. Ho sempre potuto scegliere cosa fare e cosa no. Partecipare a La pupa e il secchione è stata un’esperienza molto divertente che ripeterei. Mi interessa divertirmi in un ambiente positivo e quando posso cerco di lanciare dei messaggi. In questo la tv è un veicolo molto potente». 

Tu a scuola saresti stato pupa o secchione?

«Un po’ e un po’, secchione per la mia vita sportiva, che ho portato avanti sempre con grande serietà e impegno; pupa per la mia indole di toscano vivo e allegro, che ancora oggi prende la vita con leggerezza e si diverte a giocare. Credo che l’allegria e la leggerezza siano ingredienti importanti della vita». 

Tu provieni da una famiglia che ha una lunga tradizione nella scherma, penso a tuo padre, cosa ti ha trasmesso?

«Io e mio padre siamo schermisticamente opposti, lui è un attaccante, per cui quando da piccolo mi dava dei consigli, io non riuscivo mai a seguirli. Uno degli avversari di mio padre, invece, Viktor Sidjak, giocava una scherma difensiva e io da lui ho appreso molto». 

È anche normale volersi un po’ affrancare dai propri genitori. 

«Devo dire che non ho mai avuto grosse pressioni da parte di mio padre; è successo tutto in modo molto naturale; se un giorno avessi voluto smettere con la scherma, avrei potuto farlo senza problemi, non l’ho fatto perché per me la scherma è una passione che mi ha trasmesso mio nonno». 

E se uno dei tuoi figli volesse seguire le tue orme, lo incoraggeresti? 

«Certamente, sarei immensamente contento; un po’, perché, come vedi da questo quadro alle mie spalle, siamo una famiglia in cui nonno, padre e figlio hanno ottenuto una medaglia olimpica, quindi se un giorno uno dei miei figli dovesse arrivare alle Olimpiadi e ottenere una medaglia sarebbe un sogno ed un tradizione che continua. D’altronde, però, credo che la cosa più importante che un genitore debba trasmettere al proprio figlio sia la passione, in qualunque campo, non per forza quello sportivo. Oggi non mi sento di fare pressione su di loro. Sono liberi di seguire ciò che amano». 

Aldo, ti ricordi la tua ultima gara? Quali sono state le sensazioni che hai provato?

«Me la ricordo benissimo; è stata l’Olimpiade di Tokyo del 2021, dopo il Covid, e in quella occasione ho provato un misto di felicità, compiacimento, tristezza, malinconia, un insieme di emozioni. È stata l’ultima gara di una carriera lunga, costellata di grandi soddisfazioni ma anche di tante difficoltà; io sono cresciuto nello sport, sono entrato adolescente e sono uscito che ero un uomo». 

C’è un obiettivo che avresti voluto raggiungere e non sei riuscito a realizzare? 

«No. Ho finito la mia carriera a 43 anni con una medaglia d’argento alle Olimpiadi, affatto scontata; mi sono impegnato tanto per ottenerla, per cui non recrimino nulla. La vita di uno sportivo ha una nascita, una crescita e anche una fine, e io la mia l’ho presa molto bene. È stata una bellissima parentesi della mia vita e sono estremamente felice di averla chiusa così, senza accanimenti». 

Oggi hai deciso di mettere a frutto la tua esperienza scoprendo nuovi talenti con la Golden Sabre Agency, sempre in un gioco di squadra che sembra quasi far parte del tuo DNA. Puoi dirmi qualcosa in più della tua nuova vita professionale?

«La Golden Sabre Agency nasce nel 2020, da un progetto che affonda le sue radici dopo Rio 2016. Siamo quattro soci: io, Cristina Lodi, Nicola Ventola e Ignazio Moser. Nasce da esperienze pregresse; Cristina era la manager di tutti e tre, così abbiamo deciso di aprire questa società, in cui ognuno di noi portava la propria esperienza di vita e professionale. Cristina si occupa dei contratti, io sono molto forte nello sport, Ignazio porta avanti la parte fashion e social e Nicola tutta la parte riguardante il calcio. Abbiamo deciso di metterci insieme per fornire consulenza e assistenza a livello comunicativo alle aziende e a tutti coloro che ce lo richiedono». 

A proposito di tutti i nuovi talenti che seguite, per un giovane sportivo, secondo te, conta di più il talento o l’esperienza?

«C’è un bellissimo film, Hustle in cui si dice “l’ossessione batte il talento”; io credo che il talento serva per arrivare a grandi risultati e per mantenerli, ma da solo non basta; credo che serva un mix di elementi e di persone che ti sostengono, che gioiscono con te, che si dispiacciono insieme a te quando le cose non vanno benissimo. A un giovane di talento dico di essere leggero, di prendere la propria disciplina con impegno, ma senza sentirsi un fenomeno quando vince o un fallito quando perde; a un giovane sportivo consiglierei di vivere l’avventura sportiva con la leggerezza che deve contraddistinguere la sua età, per cui divertimento, allegria e condivisione con la squadra». 

I social network oggi non perdonano il margine di errore…

«Ecco, è proprio questo che voglio dire, non bisogna essere ossessionati dalla vittoria a tutti i costi. È bello che un ragazzo abbia un sogno, anche impegnativo, ma non deve diventare schiavo del suo stesso sogno». 

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Aldo Montano, quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Quando penso al Domani le paure sono tante, anche considerando la situazione del mondo che ci circonda non c’è da stare molto allegri. Per quanto riguarda le speranze, spero che i miei figli e i giovani in generale abbiano la possibilità di sognare in modo positivo e propositivo. Spero che tutti possano inseguire e raggiungere il proprio sogno, proprio come ho fatto io, con impegno e passione». 

Intervista esclusiva a cura di Simone Intermite

 

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Direttore editoriale del portale Domanipress.it Laureato in lettere, specializzato in filologia moderna con esperienza nel settore del giornalismo radiotelevisivo e web si occupa di eventi culturali e marketing. Iscritto all’albo dei giornalisti dal 2010 lavora nel campo della comunicazione e cura svariate produzioni reportistiche nazionali.