Recensione: “Klimt & Schiele” al cinema il docufilm dedicato agli artisti della secessione viennese

Nel centenario della loro morte, il docu-film di Michele Mally “Klimt & Schiele”, celebra i due grandi artisti della Secessione Viennese, che per primi hanno avuto il coraggio di scardinare il conformismo e i tabù dell’arte tradizionale.

Alla fine del XIX secolo la capitale austriaca è sede della più longeva dinastia d’Europa, teatro di travolgenti rivoluzioni artistiche, ma è anche un mondo che corre inconsapevolmente verso la catastrofe della Prima guerra mondiale. È nella Vienna del 1897 che prende forma la Wiener Secession, il movimento di avanguardia che aveva interpretato il malessere e l’inquietudine del suo tempo secondo l’aforisma “A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà”. I secessionisti trovarono degli spazi dove creare e consumare una cultura in cui l’erotismo fosse sovrano incontrastato.

Con una sceneggiatura scritta da Arianna Marelli e girata dal regista Michele Mally tra le sale dell’Albertina, del Belvedere, del Leopold, del Wien Museum, l’attore Lorenzo Richelmy ci conduce davanti alla demonessa secessionista Pallade Atena, alla lasciva ed enigmatica assassina di Oleferne, Giuditta, al collare dorato della sensualissima Adele Bloch-Bauer, al ritratto della complice Emilie Floge, alla scimmia sdentata del contestatissimo “Fregio di Bethoveen”, all’iridescente e celeberrimo Bacio. Se Gustav Klimt ci ammalia con la sognante preziosità dell’oro, Egon Schiele ci commuove con le sue linee tormentate, i nudi asciutti e taglienti e gli inquietanti autoritratti che si stagliano in uno sfondo completamente vuoto.

Dopo la pubblicazione de L’Interpretazione dei sogni, le pulsioni erotiche e le pulsioni di morte divennero ascissa e ordinata delle tele di Schiele. Emblematico fu il dipinto “L’abbraccio”. Moltissimi avevano ritratto un uomo e una donna stretti, ma nessuno prima di Egon Schiele, era riuscito a trasmettere l’angoscia ed il vuoto di un abbraccio distante: un abbraccio che vorrebbe unire le due anime e che invece non riesce ad unire nemmeno i due corpi.

Le donne, eterne muse di entrambi gli artisti, segnarono profondamente le loro vite. Klimt ebbe molte amanti ma non si sposò mai, visse sempre con la madre e le due sorelle. Schiele si sposò con Edith Harms, ma la sua musa fu Wally Neuzil, protagonista di una delle sue opere più struggenti intitolata, ”La Morte E La Fanciulla” ove immortala l’ultimo mortifero abbraccio con la ragazza prima di darle l’addio definitivo.

Nel 1918 al termine della Prima guerra mondiale, si spengono nello stesso anno Gustav Klimt ed Egon Schiele chiudendo per sempre un’epoca incredibile. Questo film non si limita ad una mera funzione divulgativa, evidenzia quanto la libertà dell’arte sia costantemente in pericolo in tempi in cui si chiede a Berlino di rimuovere “Il Cupido” di Caravaggio, e nella modernissima Londra la società dei trasporti censura i manifesti della mostra di Egon Schiele.

Valentina Corasaniti