Recensione Film: Babadook‏ – esordio da regista per Jennifer Kent

E’ il primo esordio dell’attrice e ora regista, Jennifer Kent dove spiccano le sue conoscenze dei film muti e le opere di Tim Burton come si può notare dall’omonimo libro pop-up presente nel film, una creazione di Alexander Juhasz. “Babadook” è appunto il titolo del libro, ma è anche l’anagramma di “A bad book”, in altre parole, un libro cattivo che quando apparirà nel film sconvolgerà le vite dei protagonisti.

Il film parla della vedova Amelia (Essie Davis), e del suo unico figlio Samuel (Noah Wieseman) che dopo la morte del marito non riescono più a vivere una vita felice. Come se non bastasse, i problemi economici e il bambino iperattivo faranno cadere Amelia in depressione. Questo stato d’animo possiamo toccarlo con mano fin dall’inizio del film dato il senso di tristezza ci viene trasmesso dall’ambientazione e dai protagonisti stessi.

L’incubo inizia quando come ogni sera, Amelia sta per leggere la favola della buonanotte a Samuel, ma stavolta spunta dal nulla un nuovo libro che il bambino vuole leggere a tutti i costi. Peccato che non sia esattamente una favola della buonanotte, ma tutt’altro. Infatti, è un libro terrificante incentrato sulla storia del mostro Babadook che ognuno di noi ha intravisto da piccolo nei vestiti appesi al muro o dentro all’armadio semichiuso. E’ un mostro formato da mantella, cappello e con lunghe mani ossute che ricorda molto il vampiro Nosferatu. La mamma cambia subito libro e prova a far dimenticare il brutto racconto al figlio, ma per quanto si sforzi il mostro ormai ha preso la sua mente non facendolo più dormire la notte provocandogli terribili incubi che lo perseguiteranno anche di giorno.

Di lì a poco accadranno strane cose nella loro casa a cui Amelia cercherà una spiegazione nel libro che le rivelerà un terribile destino.

La trama del film nasconde anche significati più profondi come il tema della depressione delle madri single che si ritrovano da sole senza l’aiuto di amici o parenti. Ci fa anche riflettere sulle nostre paure, difatti, Babadook incarna la paura stessa che se alimentata si impossessa di noi impedendoci di vivere la nostra vita.

Tutto sommato è un film molto buono per il suo genere, unica pecca è la lentezza dell’inizio che per alcuni può essere stressante, ma come in tutti i film bisogna creare suspense per ottenere la paura.

Laura Giunchi