Mario Riso: “Dopo anni di carriera musicale riparto da me stesso con un album da solista”

Mario Riso è da anni uno dei migliori batteristi rock in Italia ed uno tra i più impegnati nel mondo dello spettacolo. Oltre alla sua attività da musicista, con la quale continua a girare i palchi di tutta Italia, l’artista è attivo con il progetto Rezophonic che oltre ad essere una proposta discografica dietro al quale si celano i big della musica è una vera e propria iniziativa umanitaria che sostiene il progetto idrico di AMREF Italia. Oggi alla vigilia dei suoi cinquant’anni Mario Riso presenta un progetto solista intitolato “Passaporto” che rappresenta la storia di un musicista che, dopo innumerevoli dischi suonati per grandi artisti, decide finalmente di raccontarsi coinvolgendo amici come Danti, Rise, Cristina Scabbia, Tullio De Piscopo, Giuliano Sangiorgi e Movida. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di incontrare Mario Riso ed abbiamo parlato con lui di questa nuova tappa artistica tracciando un bilancio dei suoi primi cinquant’anni in musica.

In tutti questi anni di carriera sei sempre stato al servizio della musica da batterista e compositore come è nata la scelta di pubblicare un album da solista?

L’esigenza di fare qualcosa di mio è nata dalla voglia di mettermi alla prova. Ho sempre suonato e scritto per gli altri, molte canzoni hanno una paternità autoriale mia ma il grande pubblico non è a conoscenza di questo perché non le canto…questa volta ho voluto coronare un sogno che ho da undici anni, quello di pubblicare finalmente un disco da solista ma che non sono mai riuscito a fare perché ho seguito altre strade come il progetto musicale Rezophonic.

Rezophonic è un progetto molto nobile che oltre ad offrire musica di qualità si impegna concretamente con AMREF a favore delle popolazioni che soffrono la sete, un grande esempio di altruismo…

Si in Africa ho avuto con AMREF un’esperienza molto forte che mi ha fatto conoscere da vicino la sofferenza di chi non ha niente, così piuttosto che pubblicare un disco solista negli anni ho preferito costruire un progetto più ampio con tanti amici come Giuliano Sangiorgi, Caparezza, Daniele Silvestri, Noemi, Jovanotti, Cristina Scabbia solo per citarne alcuni facendolo diventare un progetto umanitario oltre che musicale che dura da undici anni e che si rinnoverà con un nuovo capitolo.

Questa volta invece sei partito da te stesso e sei passato dall’altra parte della sala di incisione prestando per la prima volta la tua voce ad un brano. Come hai vissuto questo passaggio?

Si con “Passaporto” la scelta è stata totalmente diversa, ho pensato di festeggiare i miei cinquant’anni in maniera più egoistica pubblicando diciotto canzoni, alcune edite nel Rezophonic come “Nell’acqua” scritta insieme a Caparezza, ed altre totalmente inedite. In “Temporale” brano che ho scelto come singolo mi sono cimentato per la prima volta nel canto ed è stata un’esperienza particolare perché non sono abituato ad ascoltare la mia voce nelle canzoni che scrivo, il risultato mi ha sorpreso e divertito molto e non escludo di replicarlo in futuro

Nel progetto c’è una contaminazione di generi musicali eterogenea che unisce stili diversi facendoli convivere tra di loro. Quali sono state le ispirazioni che ti hanno guidato? 

Il disco rappresenta il mio “passaporto” invece che inserire il timbro della città in cui sono stato ho pensato di inserire il timbro dell’anno in cui sono stati composti i brani mettendoci anche una spiegazione scritta a mano. Per questa ragione il disco risente di tante influenze diverse tra di loro: si parte dal ’83 anno in cui suonavo in un gruppo metal chiamato Maid Runner fino ad oggi alla luce di un percorso molto vario che mi ha portato a suonare la batteria in oltre centocinquanta dischi italiani. Questo mi ha influenzato sia a livello d’ascolto che di studio del suono, c’è tutto di me dallo spirito afrocubano e latino americano che fa parte delle mie origini argentine paterne fino ad arrivare al nuovo singolo che ho scritto insieme al rapper Anti e che rappresenta il mio oggi.

A proposito di contemporaneità cosa ne pensi della rivoluzione digitale che si sta sviluppando nel mondo musicale?

Ti cito un brano del progetto Rezophonic intitolato evoluzione: “Evolversi non è che significhi migliorare e neppure uscire vincenti dal processo naturale“. Io non sono contro l’evoluzione ma oggi posso dire di aver avuto il privilegio di aver vissuto delle decadi nelle quali tutto era più complicato da ottenere, dove le informazioni te le dovevi cercare e anche lo studio musicale era molto approfondito, non bastava desiderare qualcosa bisognava volerlo…era un approccio alla vita diverso meno “veloce”che ti dava anche il tempo di maturare. Oggi per le nuove generazioni si richiede un risultato immediato e spesso ci si avvale in ambito musicale di scorciatoie come autotune ed editing musicali che fanno apparire piuttosto che essere, bisognerebbe fare della tecnologia un utilizzo saggio.

Qualche anno fa hai scritto un libro dedicato alle nuove generazioni di batteristi intitolato “Tieni il tempo. Enciclopedia dei ritmi in sedicesimi”. Se dovessi dare un consiglio a chi si affaccia al mondo della musica quale daresti?

Non c’è un consiglio univoco: nella vita puoi smettere di fare qualcosa ma non puoi smettere di essere qualcosa…penso che chi ha un talento vero debba perseguirlo ad ogni costo. Io sono nato per suonare la batteria e sono un batterista, poi nella vita ho avuto dei momenti in cui ho volto provare ad essere anche altro, ho fatto televisione fondando ed ideando due canali musicali visibili sulla piattaforma SKY come “Rock Tv” ed “Hiphop TV” ma quando nasci con un talento vai controcorrente pur di poterlo portare avanti, il mio percorso è stato pieno di sacrifici e rinunce. Dopo undici anni di televisione non sono riuscito a fare altro, sono tornato a casa ed ho continuato la mia attività di musicista a tempo pieno.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Mario Riso quali sono le tue speranze e le tue paure?

Il Domani sarà meglio di oggi ne sono certo…la mia vita è più bella di quella che avevo sognato da bambino ed oggi non posso far altro che esserne grato guardando al futuro con ottimismo provando a restituire qualcosa agli altri.

Simone Intermite