Sensant’anni e non sentirli… questa è la filosofia di vita di Lunetta Savino attrice di successo con oltre vent’anni di carriera tra teatro, cinema e tv ed innumerevoli esperienze artistiche con nomi del calibro di Ferzan Özpetek, Matteo Garrone e Cristiana Comenicini, solo per citarne alcuni. Sempre attenta ai temi di attualità, recentemente Lunetta è stata protagonista accanto a Luca Barbareschi nel nuovo spettacolo prodotto dal Teatro Eliseo intitolato “Il penitente” una tragedia moderna di David Mamet che racconta gli effetti della “gogna mediatica” e giudiziaria. Un racconto teatrale ricco di emozione che svela la sua drammatica attualità così vicina al ciclone mediatico legato al caso delle molestie sessuali legate ai grandi nomi del cinema italiano ed estero che lede la dignità femminile. Qualche anno fa la stessa Lunetta Savino è stata promotrice del movimento femminista “Se non ora quando” che invitava uomini e donne a mobilitarsi contro la politica offensiva e discriminatoria nei confronti delle donne. Oggi tra impegno sociale e teatro l’impegno di Lunetta continua anche sul fronte delle fiction con “È arrivata la felicità 2e la nuova fiction diretta da Pupi Avati “Il fulgore di Donny“. Noi di Domanipress abbiamo parlato con Lunetta Savino del suoi primi sessant’anni e del suo costante impegno professionale e civile tra riflessioni sociali e prospettive future.

Hai da poco compiuto sessant’anni, un traguardo importante, spesso le cifre tonde diventano il punto di partenza per fare bilanci…Come hai festeggiato questo avvenimento?

Ho festeggiato con gli amici più recenti e con le amiche di vecchia data circondata dai miei affetti più cari, tutti “pezzi di vita” con cui ho condiviso tanto. Non è stato per me un momento di “bilancio” non amo questo approccio, il tempo che passa non mi pesa, ovviamente la cosa che conta di più è quella di mantenersi in forma per poter continuare a seguire le proprie passioni senza limiti.

A proposito di passioni recentemente sei tornata al tuo primo amore, il teatro, con l’opera “Il penitente” di David Mamet che al Teatro Eliseo ha ricevuto ampi consensi di pubblico e critica su un tema molto attuale come la “gogna mediatica” che troppo spesso distrugge equilibri di vita senza chiedere il permesso…

Si, lo spettacolo è molto attuale e ripropone il testo del drammaturgo statunitense Mamet tradotto da Luca Barbareschi che è anche protagonista e regista dello spettacolo. La trama è sottile, originale ed anche complessa ed appassionante perché la vicenda ha una struttura simile ad un giallo e solo alla fine con la battuta finale della moglie, che interpreto, la vicenda si manifesta per quello che è realmente. I piani di lettura sono vari è questa è una caratteristica intrinseca di Mamet che ho apprezzato molto. Per me è stata la prima volta, non mi ero mai accostata al suo stile e devo dire che mi ha dato delle grandi soddisfazioni e sono contenta che Luca sia riuscito ad adattare il testo originale con molto calore. Sai il testo di David Mamet può essere interpretato in maniera fredda e distaccata, invece sopratutto le scene che coinvolgevano il mio personaggio e lo psichiatra sono state tradotte ed adattate per essere molto emozionanti.

I recenti scandali in merito agli abusi sessuali nel mondo cinematografico sicuramente possono rappresentare una “gogna mediatica” da cui è difficile uscire. Tu che sei anche simbolo del movimento femminista “Se non ora quando” che idea ti sei fatta di questa vicenda?

Indubbiamente è un tema molto importante da affrontare, il mio pensiero oltre che alle ragazze che sono state molestate o per meglio dire violentate, va anche a tutte le persone che si ritrovano coinvolte indirettamente in queste scandali comprese le mogli, proprio come nel caso del mio spettacolo dove il mio personaggio, suo malgrado, è coinvolta nelle vicende del marito e ne patisce le conseguenze dirette rimettendoci la salute. Da donna capisco e provo empatia per le vittime di queste violenze.

Personalmente ti è mai successo di ricevere delle avance particolarmente invadenti?

Quando ero ragazzina ma non è rilevante questo è importante invece ricordare che può accadere, anzi accade, in qualsiasi luogo di lavoro di essere vittime di molestie, quando ho iniziato questo mestiere sono partita dal teatro e non dal cinema. Ciò che mi indigna maggiormente è che molte donne subiscono un ricatto ed alcune di loro non hanno la forza per reagire. Comunque è un discorso molto complesso che non si può e non si deve esaurire in una battuta o in una chiacchiera da gossip perché credo che riguardi la natura stessa delle relazioni tra uomini e donne che stanno mutando con il tempo, riguarda il patriarcato e interessa tutto il mondo, Dall’Italia all’America fino alla Svezia. Tutte queste violenze che stanno venendo fuori solo adesso in realtà sono sempre accadute ma questo non deve farcele passare come normalità. Finalmente oggi le donne parlano e vengono allo scoperto turbando l’opinione pubblica. Quando una volta ricevetti una avance più spinta del solito risposi in maniera molto ironica: “Grazie è come se avessi accettato” ma non tutte hanno la prontezza e la forza di rispondere subito.

Ritorniamo allo spettacolo e questa volta alla fiction, recentemente sei stata impegnata per la nuova serie di Rai1 “Il fulgore di Dony” diretta da Pupi Avati. Molti attori sostengono che Pupi sia uno dei registi più esigenti sul set, lo confermi?

Per me è stata una piacevole scoperta lavorare con Pupi Avati, mi ha sorpreso il suo approccio al lavoro, è molto presente sul set e sopratutto è molto affettivo e come tutti i registi sa dirigere sapendo quello che vuole… Io mi trovo molto bene con i registi esigenti preferisco quelli che una scena me la fanno ripetere anche più volte per raggiungere il risultato. Pupi è sensibile, attento ed ama lavorare con gli attori di tutte le età anche con i più giovani con cui ha una grande pazienza.

Ti rivedremo anche in “È arrivata la felicità” un’altra produzione targata Rai1…cosa ci puoi svelare di questo ritorno?

Ti posso dire che questa stagione sarà ancora più appassionante ed emozionante della precedente, il tono sarà sempre quello della commedia con tutte le sue particolarità delle inquadrature tipiche della serie, i protagonisti saranno sempre Claudia Pandolfi e Claudio Santamaria ma ci sarà un evento fortemente drammatico che turberà l’equilibrio di tutti i personaggi compreso il mio… ed il mio personaggio ne combinerà delle belle.

Il pubblico televisivo ti ha conosciuto con il personaggio della mitica “Cettina Gargiulo” del “Medico in Famiglia” che rapporto hai con questo personaggio? Spesso i personaggi troppo caratterizzanti sono sofferti da chi fa il mestiere dell’attore…

Io ho un rapporto di grande affetto con questo personaggio. Cettina per me è come una persona di famiglia, un amica che mi sono portata dietro per tanto tempo con cui sono riuscita ad entrare nelle case degli italiani e che mi ha fatto conquistare l’affetto del grande pubblico. Sono grata a Paola Pascolini che ha scritto e caratterizzato questo personaggio, a tutti gli sceneggiatori e poi anche al produttore Carlo Bixio che purtroppo non c’è più e tutti i registi delle prime serie Riccardo Donna, Tiziana Ristarco ed Anna Di Francisca e tutto il gruppo di lavoro. Conservo un ricordo di stima e di affetto per tutti gli attori della serie. Proprio come una famiglia per me…

Si parla di una nuova serie de’ “Il medico in famiglia” per chiudere le storie rimaste orfane di un degno finale. Secondo te è giusto riproporre la stessa formula televisiva per così tanti anni?

Io sono uscita alla quinta serie…per quanto mi riguarda ho sentito la necessità di fare altre cose, perché mi attraggono le nuove sfide. Secondo me quando una serie ha dato il massimo è sempre meglio uscire di scena quando il pubblico ha ancora un pò di voglia piuttosto che annoiarlo.

Le tue sfide attoriali sono state sempre molto variegate… non tutti sanno che hai iniziato a teatro con il piccante ruolo di una “maestra” di sesso orale. Oggi a sessant’anni ci sono dei ruoli che non interpreteresti più?

L’eta è fondamentale per l’adesione al personaggio ci sono una serie di personaggi che a teatro non posso più recitare…ecco ora che mi ci hai fatto pensare questo mi da un po di fastidio (sorride) perché ci sono grandi classici con bellissimi personaggi che ormai non posso interpretare più ma questo è anche il prezzo che si paga per una carriera che dura da così tanto tempo.

I grandi registi come Ferzan Özpetek, Antonio Albanese e Gianfranco Albano solo per citarne alcuni ti hanno inquadrata nel ruolo di mamma…

Verissimo ma non scelgo io quel ruolo, sembra che dopo una certa età si possa solo essere mamma…In realtà le mie “madri” sono state poi diversissime: quella di “Mine Vaganti” è totalmente diversa da “Felicia Impastato” che a sua volta è opposta a quella di “Tutto tutto, niente niente” con Antonio Albanese che era totalmente folle, e a quella di “Figlio della luna” o “È arrivata la felicità“.

E tu invece che tipo di mamma sei nella vita?

Beh sai, questa è una domanda molto difficile a cui rispondere, bisognerebbe chiederlo ai figli…posso dirti che sono una madre che lavora e che segue un lavoro che ama, sicuramente sono una mamma complessa che non ha rinunciato alla carriera. Secondo me questo è importante farlo capire ai figli: che tu genitore ci sei ma che hai bisogno anche del tempo per te e per la tua realizzazione e ti auguri che la stessa passione per il lavoro animi anche loro. Io sono mamma, ho un figlio maschio ma ho capito che ricette perfette non ce ne sono in questo campo.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Lunetta Savino quali sono le tue speranze e le tue paure?

Da attrice quando penso al Domani non posso non pensare alla frase iconica di Rossella O’Hara: “Domani è un altro giorno” un vero faro per tutte le donne.

Simone Intermite