Occhi cervoni che osservano intensamente senza chiedere il permesso, mani che tradiscono emozioni e tante parole piene di voglia di raccontarsi: Claudia Lagona, meglio conosciuta al pubblico con il suo nome d’arte Levante, è una delle migliori espressioni dell’ultima leva cantautorale italiana, capace di catalizzare l’attenzione partendo dal web raccontando se stessa attraverso le immagini di Instagram, passando per i club, dove la musica esprime tutto il suo attraente carisma, ed arrivando con spontaneità e la travolgente forza del vento del est fino alla libreria in veste di scrittrice. Per l’artista siciliana di stanza a Torino comunicare non è solo uno status ma un’ esigenza declinata sotto diverse forme; lo si ascolta nel suo ultimo album “Nel caos di stanze stupefacenti” particolarmente prolifico di singoli di successo come “Non me ne frega niente“, “Pezzo di me” e “Gesù Cristo sono io” e lo si legge dal suo ultimo romanzo edito da Rizzoli intitolato “Questa è l’ultima volta che ti dimentico“, dove la voce narrante di Levante scrittrice incanta con una storia di amicizia, amore e grandi sogni. Dopo aver riscosso un notevole successo con il suo primo romanzo “Se non ti vedo non esisti” arrivato alla sua ottava ristampa, questa volta si parte da una storia che si sviluppa come un romanzo di formazione moderno dall’influenza autobiografica. Al centro del racconto c’è Anna una ragazza che vive in Sicilia ma sogna di lasciarsi alle spalle il lutto del padre e il paese di provincia dove tutti hanno memoria della sua storia di bimba cresciuta troppo in fretta. Per conoscersi davvero, Anna dovrà guardarsi indietro e mettersi in ascolto per abbracciare luci e ombre della propria identità. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro salotto virtuale la cantautrice Levante per parlare con lei del suo ultimo romanzo, di libertà d’espressione in tempi di social network e dei suoi prossimi progetti artistici musicali tra ricordi legati alle “prime volte”, stanze d’albergo e sogni da realizzare.

Nel nuovo romanzo “Questa è l’ultima volta che ti dimentico” racconti di Anna, una ragazza che attraverso un percorso di vita, anche doloroso, riscopre se stessa trovando la forza di lanciare il cuore oltre l’ostacolo… Qual è stato il laboratorio creativo di questo tuo ultimo lavoro?

«Ti sembrerà atipico ma la prima volta che ho pensato di scrivere la storia di questo romanzo è stata in una camera d’albergo a Roma durante il tour “Caos in Teatro” dove riproponevo una serie di vecchi brani, ritrovando una dimensione più intima rispetto a quella “muscolare” dei live nei club. Avevo già buttato giù nero su bianco delle idee e dei pensieri sulla direzione del nuovo libro, ma poi è stata una telefonata, apparentemente innocua dal punto di vista dell’ispirazione, a farmi capire veramente quello di cui volevo scrivere. Al telefono mi dissero che la sera al mio concerto ci sarebbe stata una bambina di dieci anni e che quello sarebbe stato il suo primo concerto. Tutto ciò ha suscitato in me una riflessione malinconica e nostalgica sulle prime volte… ed è stato proprio questo il punto di partenza per capire che volevo raccontare un momento preciso, quello dell’infanzia e dell’adolescenza».

Nel romanzo si racconta di una terra, la Sicilia, che rappresenta un luogo da cui emanciparsi…anche tu come la protagonista a quattordici anni ti sei trasferita da Catania a Torino…cosa ti manca di più della tua terra e cosa invece apprezzi maggiormente di Torino?

«Ti confesso che in realtà mi mancano davvero molte cose della mia terra: il suo calore, le sue contraddizioni, la bellezza e sopratutto la storia. La mia Sicilia è un’ isola stupenda, il paese in cui sono cresciuta è molto umile, ma mi ha arricchita come pochissimi altri luoghi al mondo hanno saputo fare. Nel romanzo ho voluto raccontare un contesto provinciale che conosco molto bene, fatto anche di chiusura mentale, immobilità e pregiudizi, ben consapevole del fatto che questi tratti appartengono alla provincia in sé ancora oggi e non solamente al contesto specifico della Sicilia. Per quanto riguarda la mia attuale città posso dirti che considero Torino casa mia, non credo riuscirò mai a lasciarla del tutto, la amo troppo. E ormai sono anch’io un po’ torinese: ero una ragazzina siciliana punk, se ho maturato un briciolo di eleganza e compostezza è merito anche della città».

L’adolescenza è il periodo dalle emozioni più intense e dalle esperienze più vere; quella della protagonista del libro sembra essere molto tormentata…come ricordi la tua?

«Anna, la protagonista, mi assomiglia molto: nei desideri, nella forza, nel coraggio. Tornando indietro cercherei di tenere sempre a mente di non avere mai paura di inseguire i propri sogni, neanche per un momento. La storia del romanzo parte da un debutto in società che è quello della prima elementare e poi si evolve tra amori, amicizie ed ultime volte trovando nella danza una forza salvifica per cercare un equilibrio. Il perimetro del cuore di Anna è circonciso in questo spazio: tra gli esercizi alla sbarra e le granite in piazza; tra le fantasie di fuga e il semplice desiderio di essere vista, di ricevere finalmente attenzioni, di essere amata».

Cantautrice, scrittrice, icona fashion…nel libro si legge “I sogni sono eroici slanci di speranza, la migliore proiezione di noi nel futuro” i tuoi sogni li hai realizzati tutti?

«Alcuni sì, tutti no. Penso sia un bene avere, in ogni momento della vita, obiettivi e sogni a cui puntare!».

Parlando di musica nel singolo “Non me ne frega niente” canti del rapporto con i social network della generazione Y, mentre nel romanzo racconti una gioventù differente da quella di oggi che utilizzava il telefono fisso e giocava al gioco della bottiglia…Qual è il tuo rapporto con i social ?

«Un rapporto mutevole nel tempo; anni fa ero solita raccontarmi su Facebook, oggi preferisco farlo attraverso le foto di Instagram. Ho iniziato a raccontare storie attraverso immagini che, in qualche modo, lasciassero trasparire il mio senso estetico. Nel tempo però sono diventata un po’ gelosa delle mie storie, per cui oggi mi racconto di meno. Ora, che in molti hanno deciso di percorrere questa stessa strada, io mi dirigo altrove. Mi piace andare controcorrente, quando una cosa inizia a essere troppo di moda, io mi dirigo da un’altra parte, totalmente opposta».

Ritornando al mondo della letteratura “Questa è l’ultima volta che ti dimentico” è un racconto di formazione moderno, da lettrice qual è stato il tuo?

«Amo leggere e nella mia vita ci sono stati molti libri che mi hanno segnato particolarmente: tra quelli a cui mi sono più legata nell’adolescenza ci sono senza dubbio “Due di due” di Andrea De Carlo che racconta la storia di due ragazzi, uniti da un comune desiderio di libertà e da un certo disprezzo verso il mondo esterno, che vivono il periodo del Sessantotto sui banchi del liceo per poi intraprendere due vite diverse una volta finita la scuola. Oltre questo ricordo con particolare affetto anche “La Classe” di Erich Segal, un libro poco noto che si può trovare nei mercatini polverosi; l’ambientazione parte dagli anni cinquanta e racconta di cinque ragazzi di diversa estrazione sociale caratterizzati da un forte desiderio di emergere».

Parlando di progetti futuri, hai recentemente dichiarato di essere nella fase di scrittura del tuo prossimo disco…

«Si, sto lavorando ad un album in studio che uscirà indicativamente il prossimo anno. Ovviamente non posso ancora svelarti nulla ma sono davvero fiera di questo nuovo lavoro e non vedo l’ora di pubblicare nuova musica e di tornare sui palchi!».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Levante, quali sono le tue speranze e le tue paure?

«Che domanda difficile… In questo momento non riesco ad immaginare il mio Domani. Ricordo che qualche anno fa mi fecero la stessa domanda e allora sì, lo sapevo. M’immaginavo, non dico mamma, ma già molto seria e piena di responsabilità. Ora che quel futuro è arrivato e non sono né mamma né così piena di responsabilità; mi rendo conto che figurarsi gli anni a venire non è così semplice. Forse potrei diventare mamma, ma preferisco andare sul pratico e vedere una casa mia, una casa che comprerò, definitiva, arredata come piace a me. E’ il sogno che ho sin da piccola. In questi anni ho arredato le case degli altri, le ho rese bellissime, le ho ridipinte, poi me ne sono andata. Sono stanca di questo, vorrei una soluzione mia, definitiva che, chissà, magari nel tempo si possa riempire anche di persone».

Simone Intermite