Come nasce una Hit? Gli ingredienti essenziali sono essenzialmente pochi metti un’emozione universale, la radio accesa, un motivo orecchiabile ma originale e diverso dal solito ed ecco gli ingredienti giusti che, se mescolati come in una ricetta fatta di note e beat possono restituire canzoni indimenticabili. A conoscere bene questa alchimia è Jeffrey Jey il cantautore, compositore e musicista italiano leader degli Eiffel65 che alla fine degli ’90 con il brano “Blue” ha conquistato le classifiche di mezzo globo, brano che ancora oggi, dati alla mano, resta un grande classico della musica dance tutto da ballare. Oggi Jeffrey ha intrapreso una nuova carriera da solista con il brano “Sabbia” esplorando sonorità ibride che abbracciano le ritmiche tipiche del mondo latino arricchendole di suoni del mondo pop elettronico che contraddistingue l’artista da anni. Noi di Domanipress l’abbiamo incontrato ed abbiamo parlato con lui di come si costruisce una hit alla scoperta della sua nuova carriera da solista.

Sei recentemente ritornato a produrre musica questa volta da solista con il singolo “Sabbia”, Com’è nata l’esigenza di prenderti una pausa rispettivamente al progetto Eiffel65?

Avevo una gran voglia di sperimentare, il pubblico quando ascolta un brano degli Eiffel65 si aspetta un certo tipo di suono e una certa energia ben definita e questo spesso non mi ha permesso di spaziare al di fuori di di quei percorsi. Con il progetto solista cerco di ritagliarmi un nuovo spazio, respiro aria nuova e sperimento di più. Quando iniziò il grande successo degli Eiffel65 proprio con la sperimentazione abbiamo inconsciamente inventato un genere, adesso mi piacerebbe esplorare altri orizzonti. Molti fan che mi seguono da anni hanno accolto questo cambiamento con molto calore altri invece si aspettano da me dei pezzi stile anni ’90 ma il tempo ovviamente passa ed indietro non si torna.

Uno dei tuoi successi è rappresentato dal brano “Blue” un evergreen che ha compiuto diciannove anni e che ancora oggi è amatissimo tanto da scavalcare anche la radio ed approdare al cinema come colonna sonora di “Iron man 3”. Ancora oggi è uno dei brani più amati…quali sono gli ingredienti per produrre una hit?

“Blue” fu pubblicato nell’ottobre del 1998 ma diventò un successo popolare mondiale dopo sei mesi, eravamo convinti che non sarebbe mai decollato e proprio quando ci avevamo messo una croce sopra nell’aprile del ’99, sei mesi dopo la sua uscita, esplose con un successo incredibile. Questo è molto strano, sopratutto nel mondo della dance, solitamente un brano che non coinvolge subito è difficile che lo possa fare dopo mesi dalla sua uscita. Non c’è una formula ben definita per il suo successo, noi puntavamo alla realizzazione di un brano che suscitasse delle emozioni, che ci coinvolgesse. Dopo un primo esperimento piano e voce abbiamo vestito “Blue” con un forte mood dance, noi eravamo ragazzi e vivevamo nelle discoteche tutti i weekend, ci piaceva l’idea di produrre una canzone che fosse anche ballabile. Il videoclip che tutti conoscono, quello con l’alieno, ha reso “Blue” attraente anche agli occhi dei bambini ed in poco tempo i più ed i meno giovani hanno subito amato il pezzo…tutto il resto è storia, con gli Eiffel si continua a suonare Blue durante le nostre serate e tutto ciò è bellissimo.

Dopo il successo di Blue con gli Eiffel vi siete confrontati con pezzi in lingua italiana approdando anche al Festival di Sanremo cosa ricordi di quell’esperienza e cosa ne pensi del prossimo festival targato Claudio Baglioni?

Ho dei bellissimi ricordi legati a Sanremo, mi incuriosisce l’impronta che potrà dare Claudio Baglioni a questa edizione. Il Festival di Sanremo sforna sempre delle canzoni bellissime l’anno scorso uno dei pezzi più belli fu “Il diario degli errori” di Michele Bravi che ascolto ancora oggi con molto piacere…

Il progetto solista al quale sei approdato segna un taglio netto e definitivo con il mondo Eiffel65 o è una parentesi?

No, svincolandomi dagli Eiffel ho assecondato il bisogno di dire delle cose nuove in maniera diversa, non c’è una strategia ben precisa è un’esigenza artistica prima di tutto. Al momento comunque con gli Eiffel siamo concentrati sui live perchè il mercato discografico di oggi è capitanato, per quanto riguarda la musica dance, dai DJ internazionali noi siamo una band non siamo dietro una console e abbiamo sempre portato avanti la bandiera dell’innovazione con i nostri arrangiamenti e con un impatto scenico innovativo ma oggi le nostre produzioni avrebbero una collocazione sicuramente più ostica.

…ed oltretutto la lingua italiana è quanto mai lontana dalla musica dance. Con gli Eiffel65 siete stati tra i pochi ad aver rotto questo muro. Come mai c’è questo limite

Credo sia una semplice associazione di idee si è abituati a ricevere un determinato tipo di prodotto musicale in una determinata lingua, associamo all’italiano la musica popolare o leggera e quella d’autore e non andiamo molto oltre. Ci sono casi importanti che hanno sovvertito questa regola non solo noi ma anche i Subsonica o altre band hanno svincolato la lingua da questo limite mentale abbracciando la dance ed altri suoni internativi diversi dalla musica leggera. Io personalmente amo la musica senza confini ti confesso che ascolto tanto musica dance quanto autori di musica italiana come Marco Masini o Raf, se un brano mi piace l’ascolto e basta. Posso però dirti da autore che la lingua Inglese si presta di più a livello di scrittura perché è più ritmata e musicale, ma anche la lingua italiana se scritta bene può suonare anche sulla dance.

Anche la promozione della musica è cambiata ai tempi di social network tutto passa dalla rete. Tu come hai vissuto questo cambiamento?

Io sono molto felice di questo cambiamento perchè finalmente puoi far capire a chi ti segue chi sei ed il messaggio che vuoi trasmettere quando scrivi un brano comunicando prima e meglia. C’è però da capire qual’è il margine che si deve investire in questo tipo di comunicazione. Detto questo è fondamentale capire che esiste una sfera privata che dovrebbe rimanere tale per evitare delle invadenze spiacevoli.

A te è capitato di vivere delle situazioni spiacevoli relativamente ad un post condiviso sui social?

Mi è capitato che una persona vicina alla mia famiglia era stata sommersa da richieste d’amicizia insistenti da parte di un follower che voleva invadere la mia privacy e quella della mia famiglia…per questo bisogna stare sempre molto attenti a ciò che si condivide. Io sono a favore dei social ma è importante farne un giusto utilizzo.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Jeffrey Jey quali sono le tue speranze e le tue paure?

Spero che nel Domani chi mi ha seguito con gli Eiffel65 abbia ancora voglia di ascoltare ed abbracciare le nuove realtà musicali che posso proporre, la mia paura più grande è che la tecnologia si possa sostituire ad un’intenzione artistica.

Simone Intermite