Irene Grandi è da sempre un’artista che ha fatto della ricerca un suo punto fermo, indipendente, trasgressiva, graffiante e sopratutto mutevole, la sua carriera musicale ha inciso un solco profondo nella musica italiana con successi senza tempo che si sviluppano in universi sonori diversi mescolati tra di loro. Oggi a venticinque anni di distanza dal suo debutto, la cantante di “In vacanza da una vita“, è tornata in coppia con il duo Pastis dei fratelli Marco e Saverio Lanza  “Lungoviaggio” un visual album innovativo formato artistico che si sviluppa in un felice connubio tra videoarte e canzone, proponendo nella sua track list dodici video-opere musicali. La scaletta del visual album si avvale di prestigiosissime collaborazioni di personaggi unici del loro settore, per ciascuno dei quali il viaggio ha in vario modo contraddistinto la loro carriera: ci riferiamo a video-opere quali “Benvenuti nel vostro viaggio” dove interviene in modo singolare ed inimitabile Vasco Rossi; ma anche “I would like to take you on a journey” che vede la presenza dell’astronauta Samantha Cristoforetti dell’ ESA (European Space Agency); così come per “Tutto è uno” videocanzone in cui appare postumo lo scrittore Tiziano Terzani la cui stessa vita coincide col viaggio; per finire con “I viaggi per mare” opera cantata con Cristina Donà, un’autrice che mai ha ripercorso la stessa rotta nel suo viaggiare in musica. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro salotto virtuale Irene Grandi per parlare con lei di musica, arte e del valore del viaggio scoprendo nuovi confini ideali e materiali.

La tracklist del tuo nuovo progetto si apre con il brano “Benvenuti nel nostro viaggio” dove canti: “Partire viaggiare per cambiare, per cambiare tutto. Dunque è vero che la vita è un viaggio, per capire, sbagliare e rifare tutto”. La ricerca di nuovi spunti artistici è la costante delle tua carriera artistica…

«Si, la ricerca è sempre stata nelle mie corde…l’idea di ripetermi o di trovare la ricetta giusta della canzone che funzioni in radio non mi ha mai troppo corrisposto come metodo di lavoro, ho sempre cercato la contaminazione negli incontri che ho avuto la fortuna di fare in questi anni di carriera musicale. Incontri ovviamente mai casuali ma voluti e cercati, non credo troppo al caso; per esempio qualche tempo fa ho sperimentato un album in coppia con il maestro Stefano Bollani, che è prima di tutto un amico, con cui abbiamo realizzato un progetto a cui tengo molto, ma già qualche tempo prima, la collaborazione con Francesco Bianconi dei Baustelle lasciava presagire la necessità di voler viaggiare tra i vari generi musicali per mutare pelle e destinazione. Adesso sono approdata in questo nuovo lungo viaggio in compagnia del duo Pastis, con un progetto che rappresenta un percorso innovativo dove fotografia, video e musica si mescolano insieme».

Il brano vanta la preziosa collaborazione di Vasco Rossi con cui hai lavorato spesso insieme…com’è oggi il tuo rapporto con lui?

«Sono molto felice che Vasco abbia abbracciato il progetto, uscendo fuori dai suoi schemi, per raccontare un po’ di se stesso in una lunga intervista sul viaggio che si è sintetizzata in un’opera che svela il suo carattere inquieto, che spoglia il suo personaggio per entrare in una dimensione inedita anche molto auto ironica… Ci conosciamo da vent’anni e posso dirti che il mio rapporto con lui non è mai cambiato. Vasco è così come lo vedete un animo sincero, inquieto e curioso della vita. C’è una forte stima reciproca e questa è stata la base per la nuova collaborazione. Per fargli capire ciò che io ed i Pastis avevamo in mente gli abbiamo mostrato il pezzo che avevamo già realizzato con lo scrittore Stefano Terzani e lui ne è rimasto da subito molto affascinato. La tecnica di composizione che abbiamo messo a punto con i Pastis mescola frammenti vita vissuta, che diventano canzoni, raccontando una storia senza sovrastrutture, libera anche nella sua esecuzione».

Nel brano “Viaggio per mare” racconti la storia di Giorgio, un bambino che attraverso la lettura viaggia tra tesori e pirati…Ti capita spesso di viaggiare con la letteratura?

«Mi piace molto leggere e perdermi tra le pagine dei libri, qualche anno fa mi sono innamorata di Murakami Haruki, uno scrittore giapponese visionario…ricordo con particolare affetto il romanzo 1Q84, il titolo è un omaggio allo scrittore britannico George Orwell ed al suo 1984; la lettera «Q» del titolo ha la stessa pronuncia del numero 9 (kyuu) in giapponese, ed il testo racconta la storia di una vita reale e di una surreale ed onirica. Quando scelgo un libro da leggere preferisco sempre le storie che lasciano qualcosa all’immaginazione, che ti proiettano in un mondo lontano e che ti fanno riscoprire qualcosa di te stesso. Murakami sicuramente è uno scrittore che nelle sue opere lascia una porta aperta in cui il lettore scorge qualcosa di personale, ho letto tutti i suoi romanzi e per me sono una fonte d’ispirazione».

Anche questo brano è nato da una piacevole collaborazione, quella con Cristina Donà. Recentemente in musica stiamo assistendo a diversi featuring al femminile…le tensioni e le rivalità tra artiste sembrano essere un lontano ricordo degli anni novanta vero?

«Si, e posso dirti di essere molto soddisfatta di questa collaborazione; con Cristina Donà c’è subito stata una grande affinità artistica, ed è bello che si sia superata l’dea della competizione tra donne. Ricordo con affetto uno dei momenti che ha unito tutte le artiste italiane ed è quello del concerto di Loredana Bertè all’arena di Verona intitolato “Amiche in arena”, un evento che ci ha fatto incontrare tutte insieme per esprimere sostegno alla lotta contro il femminicidio e contro la violenza sulle donne. Loredana è stata un collante per tutte noi, in queste occasioni ci si rende conto che, come dice sempre lei, le donne insieme possono essere una vera forza della natura. Loredana è stata un faro, una donna forte che nella vita ne ha subite tante e che nonostante tutto non ha mai abbandonato la musica, sono veramente fiera di aver partecipato al progetto».

Lungoviaggio” è un visual album dove si succedono immagini e suoni…Qual è il tuo rapporto con la tua immagine; c’è una fotografia a cui sei particolarmente legata? 

«Si è la copertina dell’album “In vacanza da una vita” dove guardo lo specchietto retrovisore dell’auto e per altro ritorna anche qui Vasco Rossi…ho scoperto anni dopo che quella foto me l’ha scattata proprio lui. A pensarci bene il viaggio ha sempre fatto parte di me ed è la copertina a cui tengo di più. Sin da quando ero ragazzina i miei provini o gli album che preferivo, per ascoltarli e “viverli” bene e capire se funzionavano realmente dovevo ascoltarli in macchina, alla guida a tutto volume ovviamente. Tutt’ora quella foto mi rappresenta molto, nonostante siano passati molti anni».

Quindi prima di partire per un lungo viaggio di che cosa non puoi fare veramente a meno?

«Ovviamente è essenziale per me portare sempre la voglia di non tornare più (ride)…Il viaggio lo vivo come un’esigenza terapeutica, una prova da superare che ti porta ad accantonare i tuoi limiti con entusiasmo uscendo dalla “confort zone” che alberga nell’abitudine e nella routine di tutti i giorni».

L’album è ricco di collaborazioni e contributi importanti da Samanta Cristoforetti a Tiziano Terzani passando per la voce Martin Luther King con un duetto trascendentale…Sarebbe un progetto perfetto per Sanremo, tra le tappe del viaggio ne hai pensata una in riviera?

«Perchè no…al momento mi piace portare questo lavoro in tour, lo trovo un album maturo ed in perenne divenire perché si aggiungono pezzi, date nuove e letture inedite; lo spettacolo è adatto all’atmosfera del teatro perché è sempre sorprendente. In un momento della serata uno dei due Pastis scatta delle foto al pubblico rompendo la quarta parete tra noi e gli spettatori che diventano protagonisti con alcune proiezioni sul palco…ogni viaggio ed ogni tappa è differente anche per questo, ogni concerto ha la sua foto e la sua narrazione è un’esperimento che mi diverte molto».

Qualche anno fa hai pubblicato una raccolta intitolata “Irene Grandi.Hits” e a ben guardare la tracklist brani come “Bruci la città”, “Eccezionale”, “La tua ragazza sempre”, solo per citarne alcuni, sono dei pezzi che hanno scritto la storia della storia della musica italiana e che tutti riconoscono. Oggi per i nuovi artisti è più difficile affermarsi a lungo termine ed i singoli non durano più di un mese…

«Io non credo che tutto ciò sia imputabile agli artisti della nuova generazione…Ciò che manca in questa nuova era è la progettualità e la possibilità di spendere più tempo e risorse ad un album. Anche a livello televisivo la musica non trova più molto spazio, quindi per arrivare al grande pubblico è rimasto soltanto il Festival di Sanremo ed i talent show, relegare la musica ad una competizione lo trovo riduttivo e poco producente. Credo ancora nella musica come un linguaggio universale che unisce e non necessariamente come una gara dove c’è solo un vincitore. Anche i generi musicali, se ci pensi, ne escono appaiatiti da questo quadro generale che ha portato ad un’omologazione di massa. I giovani ascoltano quasi solamente la Trap e le classifiche hanno in cima gli esponenti di questo genere, credo che sia giusto che le nuove generazioni si esprimano attraverso dei linguaggi musicali nuovi ma è anche giusto dare spazio ad altro…In Italia da un po’ di anni a questa parte c’è un dualismo netto perché esiste o solo la canzone tradizionale o il rap. Mentre in un governo ci sarebbe da sperare che ci fossero solo due partiti, invece nella musica preferirei che ci fossero più stili per godere della varietà dei generi musicali nelle sue diverse sfaccettature con messaggi e suoni diversi».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Irene Grandi, quali sono le tue speranze e le tue paure? 

«Per il Domani mi auguro che si riesca a combattere la paura con l’amore, che è il suo contrario, e spero che si riesca ad abbattere ogni muro con la forza del cuore».

Simone Intermite

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