Con 10 Dischi di Platino e 6 Oro all’attivo, Irama è uno degli artisti più quotati del momento ed uno dei protagonisti dell’estate musicale italiana grazie al singolo dalle sonorità tropicali “Mediterranea” che ha ottenuto oltre 33 milioni di streaming dominando classifica earone dei brani più trasmessi dalle radio italiane, per 4 settimane consecutive. Forte di questo risultato l’ex vincitore di Amici ritorna con un nuovo progetto musicale intitolato “Crepe“, un EP sfacettato che rispecchia le caratteristiche di un artista moderno ed eclettico che viaggia dal latin all’urban a elementi rock sul fil rouge di una libertà artistica da sempre elemento caratterizzante nella carriera del cantautore milanese che senza troppi sofismi ha recentemente tuonato su Instagram: «Il mercato musicale continua a preconfezionare artisti, come fossero prodotti su uno scaffale. Ma io sono nato con delle crepe e nessuno sarà mai in grado di chiuderle». Noi di Domanipress abbiamo ospitato nel nostro salotto vituale Irama per parlare con lui di musica e di vita scorgendo la luce oltre le crepe invisibili dell’anima.

Il tuo nuovo album si intitola programmaticamente “Crepe” qual è stata la sua genesi? Il periodo di lockdown ha inciso sulla produzione dei brani?

«Per risponderti ti parlo della metafora legata alla tecnica Kintsugi, una pratica giapponese, che consiste nel mettere insieme i cocci di un vaso rotto con delle colate oro o argento. Il vaso assume quindi un valore maggiore e questo rende bene il significato che ho voluto dare a questo lavoro. Tutti noi abbiamo delle crepe, sono quelle che ci rendono unici al mondo. In questo lavoro ho riempito quelle “crepe” così preziose…».

Produrre un album in reclusione con una pandemia in corso non deve essere stato facile…

«No, ma nonostante tutto posso dirti che Il periodo di lockdown non ha inciso particolarmente sulla produzione dei brani dell’EP. Ho però scritto un brano, durante il lockdown, che si intitola “Milano” e che vede la partecipazione di Francesco Sarcina. “Milano” non è contenuta nell’EP ma è una canzone che ha un significato molto importante per me e che ho deciso di fare uscire a marzo in un momento difficile per la mia città e per tutta l’Italia e i miei proventi artistici sono stati devoluti all’ospedale Niguarda».

Oltre quelle tue fessure rappresentate sulla copertina dell’album cosa si nasconde?

«Ci sono semplicemente io, cerco sempre di mettermi a nudo nelle canzoni e di essere sincero e diretto in quello che faccio».

I brani rappresentano universi sonori differenti tra di loro…

«Si, ogni brano ha un mood differente e variegato: “Bazooka” è il brano tendenzialmente più rock, è una guerra amorosa ed anche un gioco; “Eh mama eh” urla uno sfogo, un allarme disperato e personale; “Flow” è un modo di essere mentre la title trak “Crepe” ha uno stile vicino al genere latino che sto da un po’ di tempo frequentando, direi che mi appartiene».

A proposito di grafica hai anche giocato con l’etichetta del parental control…

«Si, l’etichetta c’è perché ci sono contenuti espliciti e il “gioco” grafico rimanda al titolo dell’album».

Dopo i numeri ottenuti in Italia ti stai anche preparando per sbarcare all’estero…

«Per un’artista non c’è soddisfazione migliore di esportare la propria musica portando le proprie radici…ci sto provano da un po’ di anni ed è un aspetto a cui tengo particolarmente. Mi piace l’idea di confrontarmi con produzioni dal respiro internazionale pur mantenendo ben salde le radici nella trazione culturale del nostro paese. “Mediterranea” è stata pubblicata anche in america latina con il featuring di La Ghetto, un rapper e cantante nato negli Stati Uniti e cresciuto a Porto Rico che, con i suoi singoli e mixtape, è diventato uno dei principali esponenti della musica latina. Sono orgoglioso di aver potuto collaborare con lui».

In Italia Il singolo “Mediterranea” ha ricevuto un’ottima accoglienza da parte di radio, pubblico e streaming…Sbirciando la tua playlist quali sono i tuoi brani preferiti?

«Sono un assiduo ascoltatore di buona musica, ti dico le prime tre che vedo nei miei preferiti: “Muori delay” dei Verdena “I don’t wanna miss a thing” degli Aerosmith e “I.f. l.y.” di Bazzi. Questi sono i pezzi che ultimamente colorano le mie giornate…come vedi una playlist varia e ricca di contrasti no?».

Nonostante il successo negli streaming ed in radio l’etichetta di “hit maker” da tormentone estivo ti è sempre stata stretta…

«Si, semplicemente parlando di me e del mio percorso artistico non penso abbia senso parlare di “tormentoni estivi”. Se un brano rimane nelle playlist o nelle classifiche per un anno significa che non è solo un tormentone da ascoltare in spiaggia ma una canzone solida, che resta nel tempo e che diventa colonna sonora della vita di tante persone».

Il tuo è un pubblico eterogeneo…

«Cerco di far arrivare la mia musica a tutti, senza limiti. Ai miei concerti ci sono i ragazzi che mi seguivano ad Amici così come i genitori…Non mi piace l’idea delle playlist che raggruppano tutto per generi e non mi interessa rivolgermi unicamente ad un target specifico…la musica, così come l’arte non deve essere ingabbiata».

A proposito di gabbie in un brano dell’ep hai rinunciato all’editing in studio per ottenere un suono sincero….

«Si è successo con il brano “Dedicato a te”, l’ho registrato in salento con Giulio Nenna, ho lasciato buona la prima, volevo si mantenesse la “verità del pezzo”, non mi attirava l’idea di una produzione artefatta che potesse snaturare il suono. Ci tengo particolarmente a questa traccia, è nata semplicemente da un memo vocale ed era perfetta nella sua dimensione».

Durante la scorsa stagione televisiva hai vinto “Amici Speciali” gareggiando insieme ad altri colleghi ex vincitori di “Amici”. Come sono i rapporti tra voi ex allievi della scuola di Maria de Filippi?

«Ritornare sul palco di Amici per una causa importante è stata una grande emozione.Sono in buoni rapporti con i miei colleghi, alcuni li sento frequentemente…».

Con Francesco Sarcina invece hai scritto un brano dedicato alla città di Milano per raccogliere fondi a favore dell’Ospedale Niguarda…Quali sono i tuoi luoghi preferiti della capitale meneghina?

«Milano è una città che non scopri mai abbastanza. I primi due luoghi che mi vengono in mente sono Piazza Vetra e terrazza Duomo. Sono dei posti in cui puoi osservare la città lontano dal caos abituale da una posizione privilegiata».

Dai tuoi esordi precedenti alla partecipazione al talent show “Amici” hai sempre lottato per tutelare la tua libertà espressiva…Conquistare il diritto di essere se stessi è un percorso tortuoso?

«Sì certo, nella vita reale l’ essere se stessi è sempre più difficile dell’ interpretare una parte. Ho scelto di essere me stesso, di non indossare maschere e di non tradirmi mai».

Anche i tatuaggi sono un’espressione d’identità…

«Si, ho tatuato sul corpo delle icone egizie come la croce di Hank e l’occhio di Ra, sono da sempre stato appassionato di mitologia egizia, e poi ho due serpenti che rappresentano un forte dualismo tra il bene e il male, oltre il valore estetico sono tutti simboli che raccontano molto di me».

Ritornando alla musica nei testi delle tue canzoni spesso traspare un’esigenza di libertà…Si può essere popolari anche con dei testi particolarmente impegnati?

«Dipende da cosa intendi esattamente con testo impegnato perché ci possono essere diverse sfumature. Se intendi il trattare un argomento serio allora penso di sì e spero di aver raggiunto questo obiettivo con il brano “La ragazza con il cuore di latta”».

A causa della pandemia da Covid19 molti concerti sono stati rimandati…Come hai occupato il tempo libero? Oltre la musica quali sono le tue passioni?

«Il mio lavoro non mi concede molto spazio per il tempo libero. Oltre alla musica due delle mie passioni sono La boxe e il wake board, uno sport acquatico da tavola che nasce dalla fusione tra lo sci nautico e lo snowboard. Volare sul pelo dell’acqua mi fa sentire vivo!».

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Irama, quali sono le tue speranze e le tue paure?
«Nel mio Domani vedo la musica, spero di poter continuare ad esprimermi e raccontare ciò che sono attraverso le note e di poter portare il mio messaggio anche lontano, all’estero contaminandomi e restando sempre fedele alle mie radici».

Intervista Esclusiva a cura di Simone Intermite