Francesco Bianconi, classe 1973 è uno dei cantautori più coraggiosi di questo decennio di musica italiana, un bohémien del pentagramma capace di raccontare la realtà come se fosse una istantanea fatta di suoni, quelli “veri”, analogici e parole. Conosciuto ai più come leader del gruppo dei “Baustelle” la sua penna sia nella musica che nello spazio più ampio di scrittore di romanzi è sincera, spinta sempre alla critica spietata, ironica, pungente verso tutti coloro che del potere hanno fatto vessillo, arma e strumento di oppressione culturale e sociale. Oggi con i Baustelle la sua poetica si è scontrata con il difficile obiettivo di scrivere “dodici nuovi pezzi facili” con il nuovo album del gruppo toscano intitolato “L’amore e la violenza vol.2” da cui è tratto il nuovo singolo “Jesse James e Billy Kid” un pezzo californiano, solare, in cui si parla di una storia d’amore tormentata quasi a coniugare in uno stridente ossimoro la volontà di affrontare una tematica abusata allontanandosi dal canone classico e sfidandolo sul terreno incauto del pop. L’amore e la violenza appunto due opposti che si incontrano sul tavolo da gioco della vita e che si completano a vicenda come le due bande di giovani italo-latini che si sfidano per il territorio della città di Milano del videoclip dell’ultimo singolo girato dal regista Jacopo Farina. Noi di Domanipress abbiamo avuto il piacere di ospitare Francesco Bianconi nel salotto di Domanipress per parlare con lui di questo nuovo progetto musicale, di amore e di violenza ma sopratutto di contraddizioni tra riflessioni sul presente ed evoluzioni personali ed artistiche.

Partiamo da “L’amore è la violenza VOL.2” un album molto diverso dalle produzioni precedenti targate “Baustelle”. Qual è stata la genesi di questo nuovo progetto musicale?

Questo è un album che si è costruito e sviluppato in maniera differente rispetto al passato. Tutto il disco è nato dalla voglia continuare a scrivere pezzi nuovi già quando eravamo occupati nel tour del primo episodio musicale de’ “L’ Amore e la violenza” ed proprio perché eravamo in giro, e quindi meno comodi, il primo strumento con il quale ci siamo interfacciati per la composizione dei brani è stata la chitarra acustica che abbiamo strimpellato durante i brevi peridi di pausa dall’attività live. Per una questione di caratteristiche fisiche legate allo strumento di partenza tutte le canzoni di questo nuovo progetto sono nate con una base più semplice a livello di sfumatura armonica. In realtà comporre musica partendo da una chitarra è molto differente rispetto a quando si è in casa davanti ad un pianoforte, questa diversità ha impreziosito i brani con una struttura sicuramente più rock ed immediata.

Una composizione dei brani itinerante è anche alla base del nuovo singolo “Jasse James e Billy Kid” che si caratterizza per il suo stile americano…Ricordi il luogo dove l’hai scritta?

Certo, Jasse James e Billy Kid è nata da Claudio Brasini che in una camera d’albergo di Orvieto, poco prima di salire sul palco per una data del tour, mi ha fatto ascoltare un bel giro d’accordi fra un sound check e l’altro. Ricordo che ne rimasi subito colpito…

Nel videoclip del nuovo singolo è rappresentata una Milano di nuova generazione, protagonista di uno scenario western rivisitato in chiave urbana…Qual è oggi il tuo rapporto con la capitale meneghina?

Sicuramente è un rapporto che si è evoluto nel tempo. Io sono arrivato a Milano nel duemila per un lavoro legato all’editoria molto lontano dall’universo musicale, ero un redattore ed ho subito un impatto iniziale negativo. Mi sono trovato spaesato in una grande città che mi sembrava ostile, il resto della band era rimasto in toscana ed ero completamente solo, senza amici a sperimentare tutti i luoghi comuni che ci si può immaginare. Ho vissuto a lungo un rapporto di amore ed odio verso Milano così ho esorcizzato questa tensione scrivendo il brano “Un romantico a milano” dove ironicamente, alla stregua di un soldato al fronte durante la prima guerra mondiale che scrive una lettera a sua madre, ho cantato il mio vivere nella capitale lombarda trasformandolo in musica.

Le tue successive riflessioni su Milano non sono state mai troppo lusinghiere…

Si è vero durante questi anni ho spesso affermato di non volerci morire e di voler andar via ma adesso invece credo di essermene innamorato. Succede così esistono i colpi di fulmine ed altre volte in cui ci sono degli amori che nascono senza passione ma che maturano con la conoscenza e che forse, secondo il mio modesto parere, sono anche quelli più stabili. Oggi Milano si trova in un momento molto particolare, si può definire la vera capitale europea d’Italia, merito sicuramente del passato Expo ma anche di alcune amministrazioni particolarmente illuminate.

A proposito di questa dicotomia tra amore ed odio, di catulliana memoria, nelle storie raccontante nel nuovo album ci si esce sempre con le ossa rotte. L’amore non sembra essere mai banalmente salvifico…non credi nel lieto fine?

L’amore inteso come relazione di coppia può essere salvifico solamente se sei tu a trovare un equilibrio con te stesso, non è il partner che ti può elevare ma conta come vivi il tuo senso di essere umano e quanto riesci a trovare una illuminazione, così come dicono anche i buddisti ed è questo che realmente salva….tutto il resto viene di conseguenza, anche le relazione amorose. Qualche anno fa ero più romantico e ci credevo all’amore che poteva salvarci tutti…ma ora penso che il del colpo di fulmine non sia salvifico, servono delle forme ben più complesse per esempio quello della profonda coscienza di se stessi, è questo il vero amore.

Qualche tempo fa ti abbiamo visto anche in veste di scrittore con due romanzi ricchi di riferimenti e citazioni, così come ci hai abituato con la scrittura musicale. Qual è la differenza maggiore che intercorre tra lo scrivere libri e lo scrivere canzoni… Qual è l’universo in cui ti senti più a tuo agio?

In realtà sono due mondi molto differenti tra di loro; ho scritto due romanzi “La resurrezione della carne” ed “Il regno animale”, la prosa per definizione è un genere distante dalla forma canzone. Il linguaggio della musica è più sintetico, tutto è compresso in poche righe, si condensano gli artifici retorici e tutto è sicuramente più simile alla poesia. Scrivendo in prosa sento di avere uno spazio più aperto, ti confesso che quando mi sono ritrovato a scrivere il primo romanzo questa sconfinata libertà mi ha anche intimorito…

Timore che invece non si ripercuote nelle scelte musicali che intraprendi con i Baustelle da sempre liberi da ogni costrizione meramente commerciale… Ritornando ai dualismi si sente spesso parlare di una divisione tra ciò che indie e ciò che è pop…cosa ne pensi di queste etichette?

Non mi interessa parlare di queste divisioni, oggi non credo ci siano divisioni tra ciò che è indie e pop. Secondo me tutta la musica che ascoltiamo attualmente in radio per sua definizione può essere definita unicamente commerciale…

Quindi cosa suggerici ai critici musicali?

Il mio suggerimento è quello di utilizzare un criterio di analisi che individui la musica “molto commerciale” da una “un pò meno commerciale” (ride). Molte delle produzioni che ascolto oggi insiste su una ripetizione di formule già utilizzate ed usurate. Dal Rock al Trap al Hip Hop le armonie che funzionano si ripetono in tante declinazioni diverse, quello per me è “giocare sporco” e scegliere la strada più facile ed immediata per ottenere il primo posto in classifica senza ricercare nuovi suoni ma replicando banalmente modelli già utilizzati.

I testi dei Baustelle da “La guerra è finita” passando per “Il liberismo hai giorni contati” ed “I mistici dell’Occidente” sono spesso permeati da messaggi sociali chiari vestiti da una sapiente ironia…oggi come ti sembra la fotografia dell’attuale situazione italiana?

La situazione italiana in realtà non la vedo bene da molto tempo, credo che il nostro paese stia prendendo una deriva populista e qualunquista e questo è il prodromo dei fascismi…mi viene in mente un libro di Umberto Eco “Il fascismo eterno” che, dieci anni fa in tempi meno sospetti di quelli in cui stiamo vivendo, elenca con la sua esperienza di intellettuale e semiologo tutte le caratteristiche del fascismo. Eco tiene a ribadire che il fascismo è il totalitarismo che ha più facilità di incarnarsi in ogni epoca storica, le caratteristiche universali che descrive in maniera analitica e scientifica sembrano un impressionante quadro dell’italia di oggi…e questo mi fa paura perché tutto sembra essere perfettamente calzante.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Francesco Bianconi quali sono le tue speranze e le tue paure?

Il Domani da quando sono diventato padre lo vedo, o meglio mi sforzo di vederlo, prima era come se avessi una finestra chiusa verso il futuro adesso invece ho fatto la scelta di tenerla aperta per me e per mio figlio.

Simone Intermite

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